Libia: Haftar annuncia una “zona militare” al confine con l’Algeria

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 12:25 in Algeria Libia

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Dopo aver annunciato l’avvio di una “operazione anti-terrorismo” nei territori Sud-occidentali della Libia, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha riferito di aver chiuso l’area al confine con l’Algeria, dichiarandola “zona militare”. Per alcuni, la mossa rappresenterebbe una risposta alle precedenti dichiarazioni del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, relative all’offensiva dell’LNA contro Tripoli di aprile 2019.

L’annuncio dell’LNA risale al 20 giugno, a pochi giorni di distanza dalla notizia dell’arrivo di un convoglio militare di gruppi filo-Haftar nella base aerea di Tamanhent e di movimenti “sospetti” nel Sud libico. In particolare, le forze armate guidate dall’uomo forte di Tobruk hanno riferito di aver chiuso il valico di Essen, al confine tra il Sud della Libia e l’Algeria, vietando qualsiasi movimento in tale “zona militare”. Immagini diffuse in rete hanno poi mostrato decine di veicoli militari posizionarsi nei pressi della frontiera, chiusa da diversi anni a causa del conflitto. Come conseguenza, il Consiglio presidenziale, in qualità di comandante supremo dell’esercito libico, ha vietato qualsiasi movimento di natura militare nel Paese senza una propria autorizzazione. Il divieto riguarda, nello specifico, il riposizionamento di unità militari e il trasferimento di personale, armi e munizioni. Tali sviluppi sono stati registrati in concomitanza con una serie di attacchi, perpetrati dalle forze aeree dell’LNA, su valli e grotte dei monti al-Haruj, nel Sud della Libia, dove si pensa siano stanziati membri dello Stato Islamico. Parallelamente, fonti delle regioni meridionali hanno rivelato, il 19 giugno, l’arrivo di un convoglio con combattenti tuareg e uomini fedeli all’ex dittatore libico, Muammar Gheddafi.

L’operazione antiterrorismo e le mosse successive avviate dall’LNA rappresentano le prime di tal tipo dal cessate il fuoco del 23 ottobre 2020. Questo è stato siglato da delegati delle parti belligeranti, l’Esercito di Haftar e le forze legate al precedente Governo di Accordo Nazionale (GNA), e ha consentito l’avvio di un percorso politico, sotto l’egida dell’Onu, che ha visto altresì la formazione di organismi esecutivi temporanei. Nonostante i risultati raggiunti a livello politico, la Libia manca di un apparato militare e di sicurezza unificato e i territori meridionali libici vedono tuttora la presenza di diversi gruppi armati locali, che sembrano sfuggire al controllo dello Stato.  

Circa il confine libico-algerino, questo si estende per quasi 1.000 chilometri in aree perlopiù desertiche e dispone di un numero ridotto di attraversamenti. Ad ogni modo, secondo alcuni, la decisione di stabilirvi una zona militare potrebbe derivare dalle affermazioni di Tebboune, rilasciate nel corso di un’intervista con al-Jazeera l’8 giugno scorso. Nello specifico, il capo di Stato algerino ha fatto riferimento a una dichiarazione fatta a gennaio 2020, mentre era ancora in corso l’offensiva lanciata dall’Esercito Nazionale Libico, il 4 aprile 2019, contro la capitale libica, ovvero: “Tripoli è una linea rossa che speriamo nessuno oltrepassi”. Il presidente ha chiarito che, con tale frase, Algeri voleva dire che non avrebbe accettato l’occupazione di Tripoli da parte di mercenari, e che, se ciò si fosse verificato, non sarebbe rimasta a guardare, ma sarebbe intervenuta “in un modo o nell’altro”, non chiarendo se intendesse militarmente o meno.

Nonostante i dubbi rimasti irrisolti, da parte libica l’affermazione è stata vista come un modo per Algeri per ribadire il proprio rifiuto del controllo di Tripoli da parte delle forze di Haftar e del suo possibile intervento in caso di minaccia ai propri territori. Parallelamente, esperti e analisti consultati da al-Jazeera hanno messo in luce come l’uomo forte di Tobruk possa aver reagito al progressivo riavvicinamento dell’Algeria al governo di unità nazionale libico, come mostrato dalla sua volontà di riaprire le frontiere, mettere in sicurezza le aree di confine e favorire la libera circolazione di merci e persone. Si tratta, per alcuni, di attività non ben accolte da Haftar, il quale, al contrario, desidererebbe ampliare la propria sfera di influenza, facendo leva sulla debolezza del governo e del Consiglio presidenziale ad interim. Tuttavia, ha affermato un analista politico, quella messa in atto dal generale dell’LNA potrebbe essere una semplice campagna mediatica, considerato che Haftar non potrà rimanere a lungo nelle zone al confine con l’Algeria. Come evidenziato, con le precedenti operazioni nel Sud libico, l’uomo forte di Tobruk avrebbe provato a prendere il controllo di tutti i collegi elettorali del Sud, allontanando chiunque non gli fosse fedele, così da preservare il proprio ruolo e agire al di fuori dell’autorità statale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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