La Cina rilascia rame, alluminio e zinco delle riserve nazionali contro l’inflazione

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 20:28 in Asia Cina

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La Cina ha comunicato l’emissione del primo lotto di riserve nazionali di rame, alluminio e zinco del 2021, il 22 giugno. La mossa fa parte di un piano annunciato il 16 giugno scorso per garantire la stabilità dei prezzi dei prodotti.

L’Amministrazione nazionale per le riserve di beni e alimenti della Cina ha comunicato, il 22 giugno, che nel prossimo periodo rilascerà 20.000 tonnellate di rame, 50.000 tonnellate di alluminio e 30.000 tonnellate di zinco. In base a quanto affermato il 16 giugno, l’iniziativa è rivolta alle aziende manifatturiere che lavorano i metalli non ferrosi e prevede una gara pubblica per l’acquisto.

Il 17 giugno, di fronte al recente aumento dei prezzi delle materie prime, il portavoce della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, Meng Wei, aveva affermato che erano state adottate una serie di misure che avevano già ottenuto primi risultati. Tra queste vi sono state iniziative volte a rafforzare l’adeguamento bidirezionale della domanda e dell’offerta, a tenere sotto controllo il mercato delle materie prime all’ingrosso e ad alleviare le difficoltà nella produzione e nel funzionamento delle entità di mercato. Tra queste rientra anche l’iniziativa del 16 giugno.

Secondo esperti citati da Global Times, tale mossa ha segnalato la prontezza del governo cinese a reprimere la speculazione sui prezzi, in seguito di significative impennate di quelli delle materie prime. La Cina, che è il principale consumatore di metalli al mondo,  ha adottato una simile strategia per la prima volta in oltre dieci anni.

Il direttore del China Center for Energy Economics Research dell’Università di Xiamen, Lin Boqiang, ha affermato che l’aumento dei prezzi delle materie prime non è causato da una reale carenza di quei metalli, ma da interruzioni nelle catene di approvvigionamento durante la pandemia e dalla speculazione sul mercato. In particolare, più investitori spererebbero di aumentare le loro scorte man mano che la domanda riprenderà nel periodo post-pandemia. Secondo Lin, in seguito al rilascio delle materie prime i prezzi dovrebbero scendere anche se, nel breve periodo, è probabile che continueranno ad aumentare.

Nel mese di maggio 2021, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) in Cina  aveva avuto una crescita dell’1,3 % rispetto allo stesso periodo del 2021 mentre l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) era aumentato del 9,0% anno su anno. Il secondo parametro rispecchia le variazioni di prezzo di vendita dei prodotti dalle industrie ai distributori, e che, a maggio 2021, è aumentato del 9,0% anno su anno e dell’1,6% rispetto al mese di aprile 2021. Nello stesso periodo, i costi di acquisto da parte dei produttori industriali sono aumentati del 12,5% anno su anno e dell’1,9% mese su mese.

Ad aprile il CPI aveva avuto una crescita dello 0,9 % rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre il PPI era aumentato del 6,8% anno su anno. Commentando tali dati, la Banca del Popolo della Cina (PBOC), ovvero la banca centrale del Paese, aveva affermato che: “L’aumento globale dei prezzi delle materie prime potrebbe far crescere il PPI della Cina per gradi ma il rischio di un’inflazione importata è generalmente controllabile”. Tali parole erano arrivate alla luce di varie preoccupazioni rispetto alla possibilità che la Cina e il mondo in generale stiano entrando in una fase di “inflazione accelerata”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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