Bielorussia: le sanzioni occidentali sono una “dichiarazione di guerra economica”

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 14:25 in Bielorussia Europa USA e Canada

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Il Ministero degli Affari Esteri della Bielorussia ha affermato, martedì 22 giugno, che l’ondata di sanzioni Occidentali imposte il giorno precedente rappresentano una “dichiarazione di guerra economica”.

Le autorità di Minsk hanno sottolineato che le misure restrittive degli USA, Canada, Gran Bretagna e Unione Europea avranno un impatto negativo sui cittadini. Di conseguenza, la Bielorussia ha dichiarato di essere pronta ad adottare contromisure speculari che influenzeranno negativamente i cittadini e le società Occidentali. Il Ministero del Paese ha altresì aggiunto che le “azioni distruttive” intentate contro Minsk hanno lo scopo di “prosciugare finanziariamente il regime”, ragion per cui sono state associate ad una dichiarazione di guerra economica. Nonostante l’impatto negativo delle sanzioni, le autorità bielorusse hanno altresì affermato che le misure punitive non produrranno “l’effetto desiderato”. Il Ministero degli Esteri bielorusso ha poi osservato che “i partner Occidentali preferiscono intentare solo azioni ostili”, ovvero “sanzioni e pressioni su uno Stato sovrano”, piuttosto che lasciare spazio al dialogo e alla cooperazione.

Il giorno precedente, il 21 giugno, Washington, Ottawa e Londra, seguendo le orme di Bruxelles, hanno imposto una nuova ondata di sanzioni contro la Bielorussia per condannare il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio e le violazioni dei diritti umani nel Paese. L’obiettivo sarà quello di “danneggiare pesantemente l’economia della Bielorussia”. È probabile che le nuove misure andranno ad intaccare gli export dell’industria petrolifera, del tabacco e del potassio. Inoltre, l’Europa potrebbe concordare di disconnettere la Repubblica dal sistema di pagamento internazionale SWIFT. Le sanzioni Occidentali hanno altresì preso di mira alcuni stretti collaboratori del presidente del Paese, Alexander Lukashenko, accusati di aver svolto un ruolo chiave nella repressione delle manifestazioni antigovernative pacifiche dell’agosto 2020, innescatesi a seguito della vittoria “illegittima” di Lukashenko. “Gli Stati Uniti e i suoi partner non tollereranno più i continui attacchi alla democrazia, nonché l’incessante repressione delle voci indipendenti in Bielorussia”, ha affermato in una nota ufficiale il direttore dell’Ufficio per il Controllo dei beni esteri del Tesoro di Washington, Andrea Gacki.

La nuova ondata di sanzioni Occidentali è da inserire nel quadro dell’atterraggio forzato che è stato ordinato, il 23 maggio, dal presidente bielorusso. Attraverso il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius, con il pretesto di “allerta bomba”, è stato arrestato l’attivista Raman Protasevich. Quest’ultimo è un personaggio scomodo nel Paese poiché è impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020.

L’episodio del 23 maggio si colloca in un quadro più ampio, il cui inizio risale ad agosto 2020. In tale mese, la Bielorussia è stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea. Ciò ha portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.  A causa dell’illegalità delle elezioni, il blocco europeo, anche in tale occasione, aveva varato un pacchetto di misure sanzionatorie contro il Paese.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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