Yemen: gli Houthi “ricattano” la regione e la comunità internazionale

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 11:38 in Medio Oriente Yemen

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Mentre il numero di droni e missili balistici lanciati dalle milizie ribelli Houthi contro i territori sauditi ha raggiunto quota 1031, alcuni ritengono che gli attacchi del gruppo sciita e la perdurante offensiva a Ma’rib rappresentino un modo per ottenere guadagni politici e militari, senza alcuna reale concessione volta a favorire la pace in Yemen.

Anche il 20 giugno, la coalizione a guida saudita, intervenuta nel conflitto yemenita a sostegno delle forze filogovernative, ha riferito di aver intercettato e distrutto un drone, lanciato dai ribelli Houthi, contro Khamis Mushait, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Quanto denunciato si inserisce nel quadro delle operazioni condotte dal gruppo sciita contro il Regno, che, a detta della coalizione, prendono di mira anche oggetti e soggetti civili, in violazione del diritto umanitario internazionale. Alla luce di ciò, le forze internazionali guidate da Riad si sono dette impegnate ad adottare le misure operative necessarie a salvaguardare la popolazione civile e ad affrontare le perduranti minacce.

Stando a quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base di dati forniti dalla coalizione stessa, nella giornata del 19 giugno sono stati 17 gli attacchi aerei attribuiti ai ribelli Houthi, perpetrati per mezzo di droni e respinti dalle forze di difesa della coalizione. In totale, affermano le forze a guida saudita, dall’inizio del conflitto sono stati 372 i missili balistici e 659 i droni lanciati dal gruppo sciita contro il Regno, mentre sono state poste 75 imbarcazioni cariche di esplosivo e piantate 205 mine marine nel Mar Rosso meridionale, con l’obiettivo di colpire le rotte del commercio marittimo internazionale. È dall’intervento della coalizione in Yemen, del 26 marzo 2015, che i territori sauditi sono stati considerati dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire. Per i ribelli, la loro è una risposta al perdurante assedio in Yemen da parte delle forze guidate da Riad.

Gli attacchi si sono particolarmente intensificati negli ultimi mesi, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, in corso dalla prima settimana di febbraio, che vede gli Houthi determinati a conquistare una regione che consentirebbe loro di completare i propri piani nel Nord dello Yemen. Anche in questo caso, i ribelli, i quali ricevono il sostegno dell’Iran, sono stati accusati dal governo yemenita di condurre attacchi “terroristici sistematici” contro civili, ostacolando le iniziative e gli sforzi profusi a livello internazionale per risolvere politicamente la crisi yemenita. Come affermato dal Ministero degli Affari esteri il 20 giugno, la perdurante offensiva e i continui attacchi dimostrano la determinazione degli Houthi nel voler portare avanti i progetti dell’Iran nella regione, continuando la guerra e minando la stabilità della regione.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, secondo alcuni esperti di affari yemeniti, quella messa in atto dagli Houthi è una “politica sistematica”, che li vedrebbe “ricattare” la comunità internazionale, ignorando gli appelli di quest’ultima alla tregua, per ottenere guadagni a livello sia politico sia militare. Inoltre, gli sviluppi in Yemen sarebbero da collegarsi anche a quelli inerenti a due questioni iraniane. La prima è la nomina del nuovo presidente, Ebrahim Raisi, definito uno dei volti “più radicali” dell’Iran, su cui i ribelli sciiti farebbero particolare affidamento. La seconda è legata ai colloqui, tuttora in corso, sull’accordo sul nucleare iraniano, visto il crescente impegno degli USA nel favorire la pace in Yemen. Secondo alcuni, è difficile che Teheran accetti di abbandonare la “carta yemenita” senza prima ottenere un ritorno strategico. A detta di altri, poi, gli Houthi starebbero altresì sfruttando il “fattore tempo” per ottenere conquiste sul campo di battaglia, e, in particolare, il periodo che precede la nomina di un nuovo inviato delle Nazioni Unite, dopo che il funzionario precedente, Martin Griffiths, ha lasciato il suo incarico a seguito del suo ultimo briefing, il 15 giugno scorso. I ribelli, è stato spiegato, potrebbero essere disposti a porre fine ai propri attacchi contro l’Arabia Saudita in cambio della cessazione della controffensiva dell’esercito yemenita e della coalizione a Ma’rib e nelle restanti regioni. Tuttavia, il loro obiettivo è insediarsi proprio a Ma’rib, così da ottenere vantaggi al tavolo dei negoziati per un possibile accordo politico. In tal modo, però, l’Iran potrebbe continuare a rappresentare una minaccia per il Regno, anche in caso di una risoluzione del conflitto yemenita.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman ha provato ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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