Siria: bombardamenti contro Idlib, morti anche civili

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 14:35 in Medio Oriente Siria

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Le forze di Damasco continuano ad essere accusate di violare la tregua ad Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Sono almeno 7 i civili, di cui due donne, che hanno perso la vita a seguito degli attacchi perpetrati dalle prime ore di lunedì 21 giugno contro diverse aree meridionali del governatorato.

Fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed che 5 civili sono morti a Ihsim, presso Jabal al-Zawiya, mentre l’esercito di Damasco, legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, habombardato, per mezzo di missili e artiglieria pesante, Moshoun, al-Barah, Ahsom, Banien, Fulifil, al-Futirah, Kansafrah, Safhoun, al-Mouzrah e Kafr Aweed, provocando feriti e danni materiali alle proprietà civili. Parallelamente, sono stati avvistati voli di ricognizione, presumibilmente condotti da parte dell’alleato russo. La notizia è stata confermata anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), che ha monitorato la morte di 7 civili a Ihsim, dove ad essere stata colpita è una stazione di polizia. Altre due vittime, invece, sono state registrate ad al-Barah. Stando a quanto precisato dal SOHR, al momento il numero dei feriti ammonta a 13, ma alcuni versano in gravi condizioni. Inoltre, i ripetuti attacchi contro medesimi obiettivi rende difficile prestare soccorso.

A detta delle fonti di al-Araby al-Jadeed, il cessate il fuoco viene oramai violato pressoché quotidianamente, soprattutto nel Sud di Idlib, presso Jabal al-Zawiya, causando morti e feriti e danni ad abitazioni e terre coltivate. A tal proposito, il SOHR ha riferito che circa 200 tra missili e colpi di artiglieria sono stati lanciati dalla mezzanotte tra il 20 e il 21 giugno. Da parte loro, i gruppi di opposizione hanno preso di mira le postazioni delle forze damascene situate soprattutto nella periferia Nord-occidentale di Hama, tra cui l’accampamento di Jurin.

Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine degli ultimi colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, è da settimane che il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni. Alla luce della recente escalation, sono diversi gli analisti e gli attivisti che credono che Mosca e Damasco vogliano esercitare pressione su Ankara e invadere le aree del Sud di Idlib, Jabal al-Zawiya in primis, impedendo altresì l’ingresso di aiuti umanitari attraverso i valichi di frontiera tra Siria e Turchia. 

Il culmine è stato raggiunto il 10 giugno, quando almeno 10 individui, tra cui 3 civili, hanno perso la vita a seguito di attacchi missilistici siro-russi. Tra le vittime, vi è stato altresì Abu Khaled al-Shamy, il portavoce ufficiale dell’ala militare di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana, oltre a 3 combattenti di tale organizzazione e al suo coordinatore media, Abu Mosa’ab. A detta di fonti locali, l’esercito di Damasco avrebbe dapprima colpito, con un missile guidato, un’auto parcheggiata vicino a un’abitazione di Iblin, nel Sud di Idlib. Quando poi sono accorsi combattenti di Hayat Tahrir al-Sham, è stato lanciato un altro missile.

Di fronte a tale scenario, secondo al-Araby al-Jadeed, Ankara si sta preparando a una possibile escalation a Idlib, che potrebbe verificarsi prima di due eventi ritenuti rilevanti. Il primo è legato alla ripresa dei colloqui di Astana, negoziati riguardanti la crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. Il secondo riguarda il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto il controllo dei gruppi di opposizione. In tale quadro, a detta di fonti dell’opposizione, è da giorni che la Turchia, sostenitrice dei gruppi di ribelli nella cornice del conflitto siriano, ha rafforzato la propria presenza militare presso le linee di contatto con l’esercito di Damasco, presso Jabal al-Zawiya, dove sono stati traferiti veicoli militari e soldati precedentemente stanziati a Ram Hamdan.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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