L’On. Del Re nominata rappresentante speciale dell’UE per il Sahel

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 15:43 in Africa Italia

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Il 21 giugno, l’ex vice ministra agli Affari Esteri, Emanuela Claudia Del Re, è stata nominata rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Sahel. A tale proposito, la Farnesina ha sottolineato il ruolo dell’Italia nella regione. 

Il Ministero degli Esteri italiano ha espresso “viva soddisfazione” per la nomina, sottolineando la “grande passione ed efficacia” con la quale l’onorevole Del Re ha seguito il continente africano e, in particolare, la regione del Sahel, sia sul piano bilaterale sia europeo, nel quadro della nuova Strategia dell’Unione per il Sahel. Secondo la Farnesina, questo incarico premia la riconosciuta competenza dell’ex viceministra, ma testimonia anche “il ruolo sempre più profilato svolto dall’Italia in un’area geografica divenuta strategica per la sicurezza di tutta l’Europa”. Inoltre, il Ministero degli Esteri ha ricordato che durante l’anno corrente, in occasione della presidenza del G20 e della co-presidenza del COP26, l’Italia organizzerà eventi di alto livello che riguardano proprio l’Africa e metterà la lotta al terrorismo e all’instabilità nella regione del Sahel tra i temi centrali della riunione ministeriale della Coalizione anti-Daesh che si svolgerà a Roma il 28 giugno

L’onorevole Del Re è stata eletta alla Camera dei Deputati italiana nel marzo del 2018, con il Movimento 5 Stelle, e si è dimessa a giugno del 2021 proprio in vista della nomina come rappresentante speciale dell’UE per il Sahel. Nel primo Governo guidato dall’ex premier italiano Giuseppe Conte (da agosto 2018 a settembre 2019) e anche nel secondo (da agosto 2020 a febbraio 2021) è stata viceministra per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Inoltre, sempre fino a giugno del 2021, è stata membro della Commissione Affari Esteri del Parlamento e, nell’aprile 2021, è stata nominata Presidente del Comitato Permanente per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e per lo sviluppo sostenibile. 

A proposito dell’interesse di Roma nella regione del Sahel, il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, il 13 aprile, durante un incontro a Roma con la sua omologa francese, Florence Parly, ha annunciato che l’Italia aprirà una nuova base militare in Niger, la cui costruzione inizierà a partire da luglio. Anche il ministro degli Ester, Luigi Di Maio, ha confermato tale intenzione, ma senza specificare quali potrebbero essere le tempistiche. Tuttavia, Di Maio ha sottolineato il fatto che “la regione sub-sahariana del Sahel ha assunto un valore sempre più strategico per l’Italia, diventando la frontiera meridionale dell’Europa” e che in questo quadro l’impegno della missione italiana in Niger si configura come “uno degli strumenti più qualificati della nostra presenza nel Paese”. 

Nella regione desertica del Sahel la violenza è aumentata a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, diversi gruppi armati sono attivi nella regione, alcuni di questi sono organizzazioni terroristiche affiliate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, altre sono gruppi di “banditi” che alimentano traffici di esseri umani, armi e droga. Tali presenze hanno alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

In Nigeria sono attive organizzazioni come Boko Haram e la Provincia dello Stato Islamico nell’Africa Occidentale, nota con l’acronimo inglese ISWAP. Nel vicino Ciad, le incertezze sono cresciute a seguito dell’uccisione del presidente da parte di gruppi ribelli, il 19 aprile. Infine, gli attacchi sono in aumento anche nella zona in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, nota come “tri-border area”, presa di mira sempre con maggiore frequenza da militanti islamisti che operano nella regione. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone dall’inizio dell’anno.

In tale contesto, il 10 giugno, la Francia ha annunciato la sospensione dell’operazione Barkhane, una missione anti-terrorismo attiva dal primo agosto 2014 e basata in Ciad. Tuttavia, nella regione rimane operativa la Task Force Takuba, che vedrà una partecipazione pienamente operativa dell’Italia entro l’estate. Anche quest’ultima è stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati e delle organizzazioni terroristiche in Africa occidentale e nel Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze armate, affiancate dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma dovrebbe partecipare alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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