Messico: sparatorie a Reynosa, 15 persone uccise

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 14:08 in America Latina Messico

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In Messico, un gruppo di uomini armati in auto ha aperto il fuoco in diversi quartieri di Reynosa, una città nel Nord del Paese, al confine con il Texas, uccidendo almeno 15 persone. Le sparatorie sono avvenute sabato 19 giugno, secondo quanto riportato in una nota dalle forze di sicurezza dello stato di Tamaulipas.

Oltre ai passanti trovati senza vita, altre 4 persone, i sospetti aggressori, sono state uccise dalle forze messicane. Membri dell’esercito, della polizia di stato e della Guardia nazionale sono stati schierati per monitorare l’area dopo le uccisioni. Al momento, una persona sarebbe stata arrestata. 

La città di Reynosa è abituata alle violenze essendo considerata uno snodo chiave dei traffici di droga. Tuttavia, secondo quanto riferito dal governatore di Tamaulipas, Francisco García Cabeza de Vaca, le vittime degli attacchi di sabato sembrerebbero essere “cittadini innocenti” piuttosto che membri di una banda rivale. Gli attacchi sono avvenuti in diversi quartieri della parte orientale di Reynosa. Le autorità hanno affermato che stanno indagando sugli attacchi, ma che non hanno ancora compreso il movente dell’azione. “La ragione di questi atti che hanno colpito direttamente la popolazione civile è oggetto di indagine”, ha affermato, domenica 20 giugno, il governatore de Vaca.

L’attività criminale della zona è stata a lungo dominata dal Cartello del Golfo e il gruppo ha subito nel tempo diverse fratture. Secondo gli esperti, dal 2017 è in atto una lotta intestina alla banda per controllare i territori chiave del traffico di droga e di esseri umani. Apparentemente, una cellula di una città vicina potrebbe essere entrata a Reynosa per eseguire gli attacchi.

Olga Ruiz, sorella di una delle vittime, lo studente 19enne Fernando, ha dichiarato alla stampa: “Lo hanno ucciso a sangue freddo, lui e due suoi compagni”. Il ragazzo viveva nel vicino comune di Río Bravo, da dove sarebbero partiti gli aggressori, e lavorava come idraulico per pagarsi gli studi. “Hanno sentito degli spari in lontananza e il mio patrigno gli ha detto di mettersi al riparo, quindi mio fratello ha chiesto il permesso di entrare in una casa ma, quando lui e i suoi compagni stavano proprio per entrare, sono arrivati i camion, si sono fermati davanti a loro e hanno iniziato a sparare”, ha aggiunto Olga in un’intervista telefonica con Associated Press.

Sabato 19 giugno, le autorità hanno arrestato una persona che trasportava due donne, apparentemente rapite, nel bagagliaio di un’auto. Le forze di polizia hanno altresì sequestrato tre camion, forse legati alle sparatorie, e una pistola. 

La sicurezza è una delle grandi sfide che deve affrontare il governo del presidente messicano Andrés Manuel López Obrador. Il capo di Stato ha assicurato ai suoi cittadini che sta combattendo le cause profonde della violenza e, fin dall’inizio della sua amministrazione, nel dicembre 2018, ha sostenuto lo slogan “abbracci, non proiettili” nel trattare con i criminali. Obrador sostiene anche di star combattendo la corruzione per fermare l’infiltrazione della criminalità organizzata tra le autorità. Ciononostante, la violenza continua. 

“Le organizzazioni criminali devono ricevere un segnale chiaro, esplicito e forte dal governo federale del fatto che non ci sarà spazio per l’impunità, né tolleranza per il loro comportamento criminale riprovevole”, ha affermato García Cabeza de Vaca, che appartiene al partito di opposizione National Action Party. “Nel mio governo non ci sarà tregua per i violenti”, ha aggiunto il governatore di Tamaulipas. Lo stesso de Vaca, tuttavia, è indagato dall’ufficio del procuratore federale per criminalità organizzata e riciclaggio di denaro, accuse che, a suo dire, farebbero parte del piano del governo di López Obrador volto ad attaccarlo, in quanto avversario, per abbatterlo politicamente. L’accusa era riuscita a ottenere che il Congresso ritirasse la sua giurisdizione e che un giudice ne ordinasse la cattura, ma il governatore ha impugnato queste risoluzioni e ha insistito sull’ipotesi di attacco politico. La controversia è giunta alla Corte Suprema e resta tuttora irrisolta.

Tamaulipas è lo stato messicano in cui è sorto il cartello Los Zetas, ora convertito nel Cartello del Nordest, e dove continua ad operare il Cartello del Golfo. Molti dei suoi ex governatori, dell’attuale Institutional Revolutionary Party di opposizione, sono stati accusati di corruzione e criminalità organizzata. Uno di loro, Tomás Yarrington, è stato estradato negli Stati Uniti dall’Italia, nel 2018, con l’accusa di traffico di droga. Le bande della droga per anni hanno combattuto per il controllo di Reynosa, rendendola una delle città più violente del Messico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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