L’Etiopia al voto dopo due rinvii elettorali

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 9:26 in Africa Etiopia

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In Etiopia, sono iniziate oggi, lunedì 21 giugno, le elezioni nazionali e regionali sullo sfondo di una guerra civile e della dilagante carestia nella regione settentrionale del Tigray. Il voto rappresenta, per il primo ministro Abiy Ahmed, un momento cruciale perché gli elettori valuteranno il suo operato e il suo impegno al governo dopo circa tre anni al potere. 

Le votazioni sono iniziate nella capitale, Addis Abeba, poco dopo le 6 di mattina. “Molti cittadini etiopi si sono recati alle urne molto presto, alle 4 del mattino in alcune parti del Paese, per esprimere il proprio voto”, ha riferito il corrispondente di Al Jazeera dall’Etiopia, Mohammed Adow. “La commissione elettorale ha aumentato il numero di seggi totali per evitare che grandi folle si radunino tutte insieme, per ridurre il rischio di diffusione del COVID ma anche per accelerare il processo di voto”, ha aggiunto.

È il primo test elettorale per Abiy, salito al potere il 2 aprile 2018 sostenendo che il secondo Paese più popoloso dell’Africa avesse bisogno di un risveglio democratico e di una rottura con il suo passato autoritario. “Queste elezioni sono diverse. Ci sono diversi partiti tra cui scegliere. In passato ce n’era uno solo, non avevamo il lusso di scegliere”, ha dichiarato un elettore, intervistato da Al Jazeera, nel centro di Addis Abeba.

Abiy si è reso promotore di ampie riforme politiche ed economiche dopo la sua nomina a capo di governo. Tuttavia, alcuni attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani affermano che queste conquiste sono state offuscate da altre problematiche e criticano le violenze e le violazioni dei diritti commesse durante la guerra nel Tigray, accuse che il governo nega apertamente. La scorsa settimana, il premier ha affermato che il voto sarebbe stato il “primo tentativo di elezioni libere ed eque” in Etiopia, la cui economia, un tempo in rapida crescita, è stata colpita dalla recessione a causa del conflitto e della pandemia di COVID-19. L’inflazione annuale è ora di circa il 20% e la crescita prevista quest’anno si aggira intorno al 2% dopo livelli pre-pandemia pari a circa il 10%. I risultati del voto potrebbero altresì ripercuotersi oltre i confini dell’Etiopia. La nazione del Corno d’Africa è un punto di riferimento per la sicurezza in una regione instabile e fornisce forze di pace in Somalia, Sudan e Sud Sudan. 

Il Partito della prosperità, recentemente formato da Abiy, è il favorito in una scena affollata di candidati, per lo più provenienti da partiti più piccoli a base etnica. L’ex prigioniero politico, Berhanu Nega, è l’unico altro candidato di spicco. Il suo partito, Ethiopian Citizens for Social Justice, ha lottato per attirare sostegno e consensi fuori dalle città.

Durante le ultime elezioni, la coalizione di governo e i suoi alleati avevano vinto tutti i 547 seggi del Parlamento. Quest’anno, più di 37 milioni di cittadini etiopi, su circa 109 milioni, si sono registrati per votare e sono chiamati a scegliere tra 46 partiti. La commissione elettorale sostiene che, quest’anno, ci siano più candidati in corsa di qualsiasi altra precedente votazione. Tuttavia, ci sono alcuni partiti che non parteciperebbero. In Oromia, la provincia più popolosa dell’Etiopia, i maggiori partiti di opposizione stanno boicottando per presunte intimidazioni da parte delle forze di sicurezza regionali. I funzionari non hanno risposto alle richieste di commenti. I problemi di registrazione e la violenza etnica latente stanno ritardando il voto in un quinto dei collegi elettorali. Il 6 settembre, si svolgerà un secondo turno di votazioni. Nessuna data è stata ancora fissata per il voto in Tigray, dove il governo sta combattendo da novembre contro l’ex partito di governo della regione, il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). La regione settentrionale possiede 38 seggi nel Parlamento nazionale ed è governata da un’amministrazione provvisoria da quando Abiy ha inviato truppe sul territorio promettendo una rapida campagna militare per riportare l’ordine nel Tigray. Sette mesi dopo, il conflitto si sta ancora trascinando. Le Nazioni Unite hanno affermato che circa 350.000 persone stanno affrontando una grave carestia nella regione. 

Il primo ministro Abiy aveva ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione settentrionale del Tigray il 4 novembre 2020, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, dichiarazioni che il governo tigrino ha sempre negato apertamente. Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy salisse al potere, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo dello scorso anno, che tutte le votazioni sarebbero state rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sono scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. 

Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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