Egitto e Grecia ribadiscono il sostegno reciproco sulle questioni regionali

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 16:44 in Egitto Grecia

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Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, è in visita in Egitto, lunedì 21 giugno, per incontrare il presidente Abdel Fattah al-Sisi, l’omologo Mostafa Madbouly e i membri della comunità greca al Cairo e ad Alessandria. Il programma ufficiale prevede, in ordine, colloqui con al-Sisi, dichiarazioni alla stampa, incontro con Madbouly, visita alla residenza dell’ambasciatore greco, e, infine, incontro con il Patriarca greco-ortodosso di Alessandria, Teodoro II. In ultimo, Mitsotakis è atteso al Museo Nazionale, alla Biblioteca della città e al Quartiere Greco, dove si trovano il Consolato greco, le scuole e la sede della comunità greca.

Delle tante questioni di cui hanno discusso Mitsotakis e al-Sisi, le più urgenti sono state la situazione dei diritti marittimi e di sfruttamento energetico nel Mar Mediterraneo, la Libia, la costruzione della diga GERD, il conflitto israelo-palestinese. Rispetto al primo punto, il presidente egiziano ha ribadito la necessità di non interferire nelle questioni interne dei Paesi e di rispettare le loro acque territoriali, aggiungendo che l’Egitto è solidale con la Grecia contro ogni tentativo di violazione della sua sovranità. Il riferimento è alla Turchia e alle sue esplorazioni di idrocarburi nelle acque rivendicate da Atene. Il primo ministro Mitsotakis, dal canto suo, ha affermato che la Grecia intende fare in modo che il Mar Mediterraneo avvicini gli abitanti della regione. “L’accordo di demarcazione marittima tra Egitto e Grecia è un modello, è un accordo di pace e cooperazione in Medio Oriente, vorrei che questo accordo fosse esteso ad altri Paesi”, ha aggiunto il premier. Atene e Il Cairo hanno firmato un’intesa per dividere i rispettivi confini nel Mediterraneo orientale il 6 agosto 2020, in risposta ad un simile accordo turco-libico. In base a questo documento, i due Paesi hanno designato le proprie zone economiche esclusive, attribuendosi reciproci diritti di esplorazione energetica, con il fine di consentire ad entrambi di “massimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili nell’area, in particolare le promettenti riserve di gas e petrolio”. Per Atene, l’accordo rispetta tutti i principi del Diritto internazionale e del Diritto del mare, consente di preservare relazioni di buon vicinato e contribuisce alla sicurezza e alla stabilità della regione. Affermazioni fortemente contestate da Ankara, che considera l’accordo “illegale”.

Al-Sisi e Mitsotakis hanno altresì discusso dei recenti sviluppi in Libia. “Grecia ed Egitto concordano sulla necessità del ritiro immediato degli eserciti stranieri formali e delle milizie straniere di informazione dalla Libia, oltre a quella di tenere le elezioni nei tempi, entro la fine dell’anno”, ha affermato il premier greco. Ad oggi, le tensioni, cui la Libia ha assistito dal 15 febbraio 2011, sembrano essersi placate. In particolare, un accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, ha dato impulso al percorso politico, verso la transizione democratica auspicata, che si prevede culminerà con le elezioni del 24 dicembre prossimo. Una delle tappe più significative è stata rappresentata dalle elezioni del 5 febbraio scorso, che hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive ad interim. Tuttavia, uno dei principali nodi da sciogliere resta l’allontanamento di forze e mercenari stranieri, pari, secondo le stime dell’Onu, a quasi 20.000. Questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma del cessate il fuoco, ma, ad oggi, la scadenza non è stata ancora rispettata. Ad ogni modo, la fuoriuscita di combattenti stranieri, secondo alcuni, è un prerequisito fondamentale per garantire stabilità in Libia, a cui si aggiunge la necessità di unificare le istituzioni statali, anche militari, contrastare l’immigrazione illegale e tenere elezioni entro la data prevista. Nel corso del conflitto libico, Il Cairo ha prestato sostegno all’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, che di fatto controllava la Libia orientale. Tuttavia, a seguito del cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, e con l’inizio del cammino libico verso la transizione democratica, l’Egitto ha mostrato un progressivo avvicinamento verso Tripoli.

Durante l’incontro di lunedì, al-Sisi e Mitsotakis hanno parlato anche degli ultimi sviluppi nei territori palestinesi e degli sforzi dell’Egitto nella ricostruzione della Striscia di Gaza e hanno convenuto sulla necessità di rilanciare il processo di pace. Il Cairo è stato essenziale nelle trattative che hanno portato alla conclusione di un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, il 20 maggio, dopo 11 giorni di bombardamenti da entrambe le parti.

Infine, i due leader hanno discusso della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). Mitsotakis, davanti ad al-Sisi, ha ribadito che la Grecia sostiene l’Egitto e la sua posizione nella disputa idrica con l’Etiopia. “Appoggiamo l’Egitto nella sua posizione sulla diga GERD. L’acqua del fiume Nilo è una questione vitale”, ha dichiarato il premier greco al Cairo durante la conferenza stampa organizzata a seguito dei colloqui con al-Sisi. L’Egitto sta cercando soluzioni pacifiche per risolvere la controversia, ha assicurato il presidente egiziano. “È importante raggiungere un accordo legalmente vincolante sulla GERD e la comunità internazionale deve avere un ruolo serio in questo problema”, ha affermato al-Sisi.

La GERD è un progetto idroelettrico destinato a diventare uno dei più grandi del continente africano. La sua costruzione, tuttavia, è motivo di scontro tra i Paesi che ne sono coinvolti, ovvero Sudan, Egitto ed Etiopia. I tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento della diga. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione dell’opera nel 2011, ma, da quel momento, varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

L’Etiopia ha iniziato a riempire il serbatoio della diga lo scorso anno dopo che i tre Paesi non sono riusciti a concludere un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Sudan, tuttavia, è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché teme di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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