Crisi in Libano: richiesto l’aiuto di Hezbollah, mentre l’Europa minaccia sanzioni

Pubblicato il 21 giugno 2021 alle 12:54 in Europa Libano

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Di fronte a un perdurante stallo politico, il leader del Free Patriotic Movement, Gebran Bassil, ha invitato il segretario generale del partito sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah, a intervenire per risolvere la crisi in Libano. L’Unione Europea, invece, ha messo in guardia da possibili sanzioni contro chi continua a ostacolare la formazione di un nuovo esecutivo.

L’avvertimento è giunto, il 20 giugno, dall’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, a margine dei colloqui con il capo di Stato libanese, Michel Aoun, il primo ministro designato, Saad Hariri, e il presidente del Parlamento, Nabih Berri. Per il funzionario europeo, alla base della crisi politica in Libano vi è una lotta al potere tra i diversi leader del Paese, le cui divergenze, però, rischiano di portare Beirut verso il collasso finanziario ed economico. Come spiegato da Borrell, il Libano deve far fronte a gravi problematiche finanziarie, ma per risanare la situazione a livello economico è necessario un governo con piene funzioni, al momento assente. “Qualsiasi nave in mezzo a una tempesta ha bisogno di un capitano e di una squadra per far funzionare il sistema, altrimenti sarà destinata ad affondare”, ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’UE, esortando gli attori libanesi coinvolti a mettere da parte le divisioni fra loro e a formare un esecutivo in grado di realizzare le riforme di cui necessita il Paese. In caso contrario, alcuni leader rischiano di essere sanzionati, probabilmente con accuse di corruzione, ostacolo degli sforzi profusi per formare una squadra governativa, cattiva gestione delle risorse finanziarie e violazione dei diritti umani.

Nonostante le pressioni a livello internazionale, Beirut risulta essere ancora priva di un governo vero e proprio. Il 22 ottobre 2020, Saad Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. Da allora, si sono tenuti colloqui tra il premier designato e il presidente Aoun, rivelatisi inconcludenti. Mentre Hariri sembra desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati. Ad ogni modo, lo stallo politico ha impedito al Libano di avviare riforme, precondizione per qualsiasi aiuto promesso dai donatori internazionali, Francia in primis, necessari a risolvere la peggiore crisi economica e finanziaria dalla guerra civile del 1975-1990.

In tale quadro, nel corso di un’intervista televisiva del 20 giugno, Gebran Bassil, alla guida del maggiore blocco e partito politico cristiano in Libano, ha affermato che le difficoltà nella formazione di un nuovo esecutivo sono il riflesso di crisi più profonde, tra cui quella “del sistema e della Costituzione”. Di fronte a uno scenario ancora instabile, Bassil, pur esprimendosi a favore della formazione di un esecutivo da parte di Hariri, ha chiesto la “assistenza di un amico”, Hassan Nasrallah, e il suo intervento in qualità di giudice nel “conflitto del governo” tra la presidenza di Aoun e le altre presidenze di Hariri e Berri. Parallelamente il leader del Free Patriotic Movement ha criticato la proposta di un governo “8-8-8”, con pari rappresentanza tra sciiti, sunniti e cristiani.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, considerano un gruppo terroristico. Hezbollah rappresenta un attore chiave nell’arena politica libanese. A tal proposito, il precedente esecutivo di Beirut comprendeva 13 parlamentari e 3 ministri legati a tale movimento. Sebbene nel corso degli anni, il movimento sciita si sia mostrato vicino al Free Patriotic Movement, consentendo l’ascesa di quest’ultimo, ora, secondo alcuni, Hezbollah desidererebbe avvicinarsi ad Hariri, un alleato storico dei Paesi occidentali e del Golfo. Alla luce di ciò, le parole di Bassil del 20 giugno potrebbero aver rappresentato un tentativo di quest’ultimo di porre Nasrallah davanti a una scelta. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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