Yemen: neutralizzato un drone USA ScanEagle

Pubblicato il 20 giugno 2021 alle 12:21 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce delle forze armate dello Yemen, Yahya Saree, nonché generale di brigata, ha annunciato, domenica 20 giugno, che il sistema di difesa aerea del Paese ha intercettato e neutralizzato il drone statunitense ScanEagle.

Secondo quanto riportato dalle fonti, il drone è stato distrutto poiché impegnato in “azioni ostili” nell’area di Al-Mashjah, presso la città di Sarawah, situata nella provincia di Ma’rib. Ad annunciarlo su Twitter è stato il generale di brigata Saree, il quale ha aggiunto che, nel corso della giornata del 20 giugno, sarà rilasciato il filmato in cui viene mostrata l’operazione di neutralizzazione del drone. Saree ha altresì ribadito l’impegno delle forze armate yemenite volto a “proteggere lo spazio aereo” del Paese e a contrastare le “mosse ostili”. 

Il giorno precedente, il 19 giugno, la coalizione internazionale a guida saudita, anch’essa intervenuta nella guerra in Yemen, ha dichiarato di aver abbattuto un drone armato lanciato dai ribelli sciiti Houthi verso Khamis Mushait, una città nel Sud dell’Arabia Saudita. Più tardi, la sera del 19 giugno, la coalizione ha reso noto di aver intercettato un totale di 17 droni armai diretti verso l’area Meridionale del Paese, distruggendone sei.

Le tensioni a Ma’rib, regione strategica in gran parte controllata dalle forze filogovernative, si sono acuite dalla prima settimana di febbraio e da allora non si sono più placate. Recentemente, il 10 giugno, almeno 8 civili hanno perso la vita e 27 ne sono rimasti feriti in quello che è stato definito un “massacro” a Ma’rib, governatorato yemenita situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. L’attacco, oltre che essere condannato dalla comunità internazionale, si colloca nel contesto della violenta offensiva lanciata contro la regione dai ribelli sciiti Houthi, in corso sin dalla prima settimana di febbraio.

Lo Yemen è teatro di disordini a partire dal 21 settembre 2014, data in cui le milizie Houthi hanno preso il potere attraverso un colpo di stato. Successivamente, dal 26 marzo 2015, quando la coalizione internazionale a guida saudita è intervenuta ufficialmente nel conflitto, gli Houthi hanno iniziato a lanciare offensive “legittime” contro i territori sauditi. Il conflitto, definito la “peggiore crisi umanitaria del mondo” dalle Nazioni Unite, è peggiorato da gennaio 2020, presso i fronti Settentrionali e Nord-occidentali del Paese. Da una parte vi sono i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran, che hanno preso il controllo di Sana’a, a partire da settembre 2014. Sul fronte opposto, c’è il governo di Hadi, supportato da una coalizione araba guidata dai sauditi, che è stata sostenuta dagli Stati Uniti.

È importante sottolineare che sono numerosi gli attori internazionali ad aver preso parte al conflitto. Ad oggi, tra quelli più attivi si annoverano l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman sta provando ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. La crisi yemenita, secondo gli USA, può essere risolta solo con un accordo di pace. Motivo per cui, gli Stati Uniti continueranno a esercitare pressioni sui ribelli Houthi, anche attraverso sanzioni, fino al loro ritorno al tavolo dei negoziati.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.