Iraq: nuovo attacco contro la base di Ain al-Asad

Pubblicato il 20 giugno 2021 alle 16:20 in Iraq Medio Oriente

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Fonti militari irachene hanno annunciato, domenica 20 giugno, che almeno un razzo Katyusha è caduto nei pressi della base militare aerea di Ain al-Asad, situata nel governatorato occidentale iracheno di Anbar. Si tratta di una base che ospita forze della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, la quale è anche impiegata dalle truppe britanniche stanziate in Iraq. Nei mesi di maggio e giugno, Ain al-Asad era già stata presa di mira tre volte, l’8 e il 24 maggio, e il 6 giugno.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, quando il razzo ha impattato con il terreno, non è esploso. Pertanto, la base aerea in questione, collocata nel governatorato Occidentale di Anbar, nel Nord-Est dell’Iraq, non ha riportato gravi danni, fatta eccezione per la recinzione che circondava il perimetro della struttura militare. A seguito di quanto accaduto, le forze di sicurezza irachene hanno avviato le indagini per indagare sulla questione. Queste ultime hanno rivelato che il razzo sarebbe stato lanciato dalla vicina base di al-Baghdadi.

L’episodio del 20 giugno è da inserirsi nel quadro delle regolari minacce poste agli obiettivi di Washington nei territori iracheni, la cui responsabilità, secondo gli Stati Uniti, è da attribuirsi all’Iran. Nonostante ciò, la responsabilità dell’attacco non è ancora stata rivendicata da nessun gruppo. Le violenze giungono una settimana dopo un precedente tentativo contro la stessa base, effettuato il 6 giugno. In quell’occasione, l’Esercito iracheno aveva annunciato di aver abbattuto due droni che sorvolavano la struttura militare di Ain al-Assad. Precedentemente, il 24 maggio, il colonnello dell’Esercito degli Stati Uniti, Wayne Marotto, portavoce della coalizione militare internazionale contro lo Stato Islamico, aveva riferito che la base irachena di Ain al-Asad era stata colpita da un nuovo attacco, che non ha provocato nessuna vittima.

Un analogo tentativo di distruzione della suddetta base militare si è verificato l’8 maggio, quando un drone, intorno alle 2:00 del mattino, ora locale, aveva colpito la struttura militare irachena sopracitata. Sebbene anche in quel caso l’attacco non abbia provocato vittime o feriti, Marotto aveva dichiarato che l’esplosione aveva danneggiato un hangar della struttura militare. Anche in quel caso, l’attacco non è stato rivendicato da nessuno, nonostante gli USA associno la responsabilità dell’episodio alle milizie sciite, collegate all’Iran.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 40 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggioranza delle incursioni viene effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre 14 attacchi sono stati di tipo missilistico, alcuni dei quali rivendicati da fazioni pro-Iran, che mirano a fare pressione su Washington affinché ritiri tutte le sue truppe. L’uso di droni contro obiettivi americani da parte di queste fazioni è una tattica relativamente nuova, sebbene le forze armate USA abbiano precedentemente accusato gruppi iracheni pro-Iran di aiutare i ribelli yemeniti Houthi a compiere attacchi contro gli interessi sauditi utilizzando tali dispositivi. L’Iran, da parte sua, nega le accuse di Washington.

In tale quadro, è importante sottolineare che i militari statunitensi sono stati inviati in Iraq al fine di cooperare con le forze armate irachene nella lotta contro l’Isis. Già da dicembre 2017, l’esecutivo di Baghdad ha dichiarato vinta la campagna militare contro la suddetta organizzazione terroristica.  Le truppe statunitensi erano state ritirate, dopo una lunga guerra, il 18 dicembre del 2011, sotto la presidenza di Barack Obama, una volta compiuto il passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene insediate dall’esercito americano su delega governativa statunitense.

A proposito della presenza straniera nel Paese, durante l’ultimo round del dialogo strategico tra Baghdad e Washington, tenutosi il 7 aprile, i due Paesi hanno stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento. In tale data, i delegati iracheni e statunitensi si sono incontrati nel quadro del cosiddetto “dialogo strategico”, promosso dal premier di Baghdad, Mustafa al-Kadhimi, proprio con l’obiettivo di definire il ruolo degli Stati Uniti nel Paese e discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra le due parti. Il fine ultimo è creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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