Il Giappone si rivolge alla WTO per i dazi cinesi sull’acciaio

Pubblicato il 20 giugno 2021 alle 7:22 in Cina Giappone

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La Cina ha affermato di essere dispiaciuta per la decisione del Giappone di rivolgersi all’ Organizzazione mondiale del commercio (WTO) per risolvere la questione dei dazi antidumping imposti da Pechino a luglio 2019 su prodotti in acciaio inossidabile giapponesi.

Il portavoce del Ministero del Commercio cinese, Gao Feng, il 17 giugno, ha affermato che la Cina ha ricevuto la richiesta di consultazioni del Giappone. Gao ha dichiarato che Pechino aveva avviato un procedimento antidumping sull’acciaio inossidabile importato dal Giappone, dopo aver ricevuto richieste in merito da industrie nazionali. Durante l’indagine, a detta cinese, l’agenzia investigativa aveva protetto i diritti di tutte le parti dando loro “ampie opportunità” di partecipare all’indagine. Gao ha specificato che le misure adottate dalla Cina sono state prese in linea con quanto emerso da tali investigazioni. Rispetto alle consultazioni chieste dal Giappone, Pechino ha affermato che gestirà la questione in conformità con le procedure di risoluzione delle controversie della WTO.

Il governo di Tokyo ha dichiarato che il proprio Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria aveva chiesto ripetutamente alla Cina di rimuovere i dazi su billette di acciaio, bobine laminate a caldo e lamiere laminate a caldo, attraverso dialoghi bilaterali. Per il Giappone, i dazi cinesi non sarebbero in linea con vari provvedimenti dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (AGTC) e dell’Accordo Anti-Dumping.

L’ultima mossa del governo di Tokyo è arrivata mentre la Cina è già stata richiamata tramite la WTO dall’Australia per aver imposto dazi antidumping e anti-sussidi sull’orzo australiano il 18 maggio 2020, a conclusione di un’indagine durata diciotto mesi. Canberra aveva fatto appello alla WTO il 21 dicembre scorso e, il 28 aprile successivo, la Cina si era rifiutata di istituire un gruppo di lavoro della WTO per indagare sui dazi in questione. Più tardi, il 28 maggio scorso, è stata la stessa WTO ad istituire un gruppo di risoluzione per la questione a cui parteciperà anche la Nuova Zelanda come terza parte.

Le relazioni commerciali tra la Cina e l’Australia avevano assistito ad un progressivo deterioramento a partire dal 13 febbraio 2020, quando, la Commissione anti-dumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi anti-dumping su alcuni prodotti cinesi e aveva avviato indagini sulle loro vendite, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi, il 28 febbraio successivo. A tale episodio sono seguite una serie di altre indagini su prodotti provenienti dalla Cina che si sono concluse con il mantenimento di dazi su più beni cinesi. Da parte sua, dall’11 maggio 2020, la Cina aveva quindi bloccato le importazioni di carne da quattro grandi mattatoi australiani per problemi di etichettatura, provocando un notevole danno al settore. Da allora, Pechino ha bloccato importazioni o scoraggiato l’acquisto di più prodotti australiani come cereali, carbone termico, coke, cotone, legname, alcolici e crostacei.

Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso. Successivamente, il 6 maggio, la Cina aveva annunciato la sospensione a tempo indefinito di tutte le attività previste dal meccanismo del dialogo economico strategico Cina-Australia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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