Siria: bombardamenti contro un ospedale, una vittima e tre feriti

Pubblicato il 19 giugno 2021 alle 19:38 in Medio Oriente Siria

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L’Esercito legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno bombardato, sabato 19 giugno, un ospedale nel villaggio di Kastoun, nel Centro della Siria. L’esplosione ha causato la morte di un medico locale, mentre il bilancio dei feriti è a quota tre. Ad riportate la notizia è stato il quotidiano The New ArabSecondo quanto dichiarato dalle Syrian Civil Defense (SCD), un gruppo volontario anche noto come White Helmets, l’attacco ha completamente distrutto lo stabile medico. Più tardi, sia le Syrian Civil Defense sia l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) hanno confermato che l’esplosione ha causato una vittima e ha ferito tre medici locali.

La situazione nell’area in cui è stato perpetrato l’attacco, stando a quanto riportato dalla stampa internazionale, era abbastanza stabile da quando, il 5 marzo 2020, era stato annunciato il cessate il fuoco. In tale data, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e l’omologo russo, Vladimir Putin, hanno favorito la sottoscrizione di una tregua temporanea, la quale è stata poi estesa al termine degli ultimi colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Nel frattempo, lo stesso 19 giugno, fonti attendibili del SOHR hanno confermato che circa 140 militari siriani, legati a fazioni sostenute dalla Turchia, sarebbero stati trasferiti dalla Libia in Siria. Le stesse fonti hanno altresì chiarito che il dispiegamento militare non rientrava all’interno di nessun piano per evacuare dalla Libia i mercenari affiliati alla Turchia.

Nonostante il cessate il fuoco stabilito nel marzo 2020, nelle ultime settimane sono state riportate numerose violazioni degli accordi. Nello specifico, dai primi di giugno le aree meridionali di Idlib, ultima roccaforte controllata dai gruppi di opposizione, sono oggetto di ripetuti bombardamenti da parte delle forze siriane di Assad, supportate dalla Russia. Le tensioni si sono particolarmente acuite il 10 giugno, quando almeno 10 individui, tra cui 3 civili, hanno perso la vita a seguito di attacchi missilistici siro-russi. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, alla luce della recente escalation, sono diversi gli analisti e gli attivisti che credono che Mosca e Damasco vogliano esercitare pressione su Ankara e invadere le aree Sud di Idlib, Jabal al-Zawiya in primis, impedendo altresì l’ingresso di aiuti umanitari attraverso i valichi di frontiera tra Siria e Turchia. A tal proposito, si pensa che l’escalation possa aumentare in vista del voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul rinnovo del meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Da parte loro, le forze turche e i gruppi ribelli ad esse affiliate hanno lanciato attacchi contro le postazioni dell’esercito damasceno a Umm e Sarqib.

Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo del 2011, quando il governo, legato al presidente Bashar al-Assad, ha assistito a una serie di proteste senza precedenti a favore della democratizzazione del Paese e della fine del regime di Assad. Gli scontri si sono successivamente acuiti e, a partire da settembre 2011, si sono tramutati in una vera e propria guerra civile. Da una parte, si trova il governo e le forze affiliate a Bashar al-Assad, dall’altra i ribelli. Negli anni sono sorti sempre più movimenti anti-governativi, alcuni dei quali si sono radicalizzati in gruppi di fondamentalisti islamici sunniti. Tra i Paesi intervenuti nel conflitto, la Russia si è collocata sul fronte filogovernativo, a partire dal 30 settembre 2015, offrendo supporto al governo di Assad sia a livello economico che militare. Dall’altra parte, la Turchia si è posta al fianco dei gruppi ribelli. È altresì importante ricordare che la presenza russa in Siria non si limita a supportare le forze filogovernative, ma conduce operazioni contro lo Stato Islamico.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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