Pyongyang deve prepararsi al dialogo e allo scontro con gli USA

Pubblicato il 19 giugno 2021 alle 7:00 in Corea del Nord USA e Canada

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Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha affermato che il proprio Paese deve prepararsi sia allo scontro, sia al dialogo con gli USA, durante un incontro plenario del Comitato centrale del Partito del Lavoro di Corea, il 18 giugno.

L’agenzia di stampa della Corea del Nord KCNA ha pubblicato le parole di Kim, il quale ha delineato la strategia per le relazioni di Pyongyang con Washington, così come la “tendenza politica della nuova amministrazione statunitense”. Kim ha sottolineato che il proprio Paese debba prepararsi sia al dilago, sia allo scontro con gli USA, prestando particolare attenzione al secondo scenario. Kim ha dichiarato che la Corea del Nord deve essere “completamente preparata” allo scontro per proteggere la “dignità dello Stato” e per garantire un ambiente pacifico. Il leader Nord-coreano ha chiesto al proprio Paese di reagire e di far fronte in modo rapido e deciso ad una situazione in rapida evoluzione. Kim ha poi sottolineato “la necessità di rafforzare ulteriormente la posizione strategica e il ruolo attivo” della Corea del Nord e di creare un clima esterno favorevole alle iniziative Nord-coreane.

Le dichiarazioni del 18 giugno sono state la prima reazione ufficiale di Kim al cambiamento delle politiche sulla Corea del Nord, portate avanti dall’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden. Pyongyang aveva già accusato Biden di perseguire una “politica ostile” e di aver commesso un “grande errore” dicendo che avrebbe affrontato la minaccia rappresentata dal programma nucleare Nord-coreano “attraverso la diplomazia e una severa deterrenza”.

Il 30 aprile scorso, Biden aveva dichiarato che non avrebbe cercato di concludere alcun “grande affare” con il leader nordcoreano, Kim Jong Un, seppur non rinunciando alla diplomazia, a conclusione di un processo di revisione delle politiche statunitensi nei confronti di Pyongyang. Prima ancora, il 28 aprile, parlando al Congresso degli Stati Uniti, Biden aveva affermato che i programmi nucleari portati avanti in Corea del Nord e in Iran stessero minacciandola sicurezza degli USA e del mondo intero. Il presidente statunitense aveva quindi dichiarato che Washington avrebbe cooperato a stretto contatto con i propri alleati per rispondere alle minacce poste dai due Paesi con la diplomazia e con un’efficace deterrenza. 

In tale quadro, lo scorso 21 maggio, dopo il primo vertice con il presidente degli Stati Uniti, il suo omologo Sud-coreano, Moon Jae-in, aveva annunciato l’abolizione delle “linee guida missilistiche congiunte”, risalenti al 1979, che avevano limitato lo sviluppo di missili balistici a un raggio di 800 km in Corea del Sud.  Inizialmente, tali linee guida limitavano la Corea del Sud a produrre missili con un raggio di volo massimo di 180 km che trasportavano testate non più pesanti di 500 kg. Successivamente, tali misure erano state riviste almeno quattro volte allentandole.

Durante la presidenza dell’ex capo di Stato statunitense, Donald Trump, nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza dell’allora presidente degli USA e del leader Nord-coreano. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020, quando il consigliere della missione Nord-coreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Durante la visita del presidente Sud-coreano a Washington, Biden aveva affermato che non avrebbe incontrato Kim a meno che non ci fosse stato un piano concreto per avviare negoziati sull’arsenale nucleare di Pyongyang. Biden aveva anche criticato la relazione amichevole di Trump con Kim, dicendo che avrebbe dato al leader Nord-coreano “tutto quello che cerca”, ovvero “il riconoscimento internazionale”.

In tale quadro, il 19 giugno, il nuovo rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Sung Kim, arriverà in Corea del Sud dove incontrerà i suoi omologhi sudcoreano, Noh Kyu-duk, e giapponese, Takehiro Funakoshi, per discutere della denuclearizzazione della Corea del Nord.

di Redazione

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