La coalizione a guida saudita denuncia un attacco degli Houthi

Pubblicato il 19 giugno 2021 alle 12:16 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita intervenuta nella guerra in Yemen ha dichiarato, sabato 19 giugno, di aver neutralizzato un drone armato lanciato dai ribelli sciiti Houthi verso Khamis Mushait, una città nel Sud dell’Arabia Saudita. Più tardi, la sera del 19 giugno, la coalizione ha reso noto di aver intercettato un totale di 17 droni armai diretti verso la parte meridionale del Paese, distruggendone sei. 

Secondo quanto riferito da Reuters, ad annunciare la notizia è stata la coalizione stessa, il 19 giugno, attraverso una dichiarazione rilasciata all’emittente televisiva nazionale. Dopo aver intercettato l’imminente attacco, il sistema di difesa aerea saudita ha provveduto ad adottare una serie di “misure operative per proteggere i civili” e per garantire la sicurezza e la stabilità del territorio. Grazie alla neutralizzazione del drone, non sono stati riportati feriti o vittime. L’attacco a Khamis Mushait è il secondo lanciato dagli Houthi nel giro di 24 ore. Nello specifico, il quotidiano al-Arabiya English ha riferito, il 17 giugno, che la coalizione internazionale a guida saudita ha distrutto un drone che sarebbe stato lanciato dalle milizie sciite contro la popolazione civile.

Con l’offensiva del 19 giugno, salgono a tre gli attacchi dei ribelli Houthi contro il Sud dell’Arabia Saudita. Il 13 giugno Riad ha denunciato un bombardamento presso una scuola, accusando i ribelli Houthi. Nonostante siano stati neutralizzati e non abbiano causato vittime, le recenti violenze potrebbero far vacillare i negoziati in corso per concordare un cessate il fuoco tra gli schieramenti in conflitto nello Yemen. Inoltre, è rilevante sottolineare che, il 10 giugno, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva dichiarato di voler interrompere di lanciare attacchi nel territorio yemenita al fine di contribuire alla stabilizzazione della situazione. La riduzione dell’escalation era mirata a “preparare il terreno politico per un processo di pace nello Yemen”, secondo quanto ha riferito il 10 giugno, alla televisione di Stato saudita, il portavoce della coalizione, Turki al-Maliki.

Nonostante l’annuncio della tregua temporanea, i media statali yemeniti avevano riferito che una nuova offensiva lanciata nella città Settentrionale di Ma’rib aveva causato la morte di almeno 8 civili. Il bilancio dei feriti, secondo quanto riportato dai media internazionali, era a quota 27. In tale quadro, è importate ricordare che la città di Ma’rib è l’ultima roccaforte del governo yemenita, particolarmente strategica per le riserve di petrolio che ospita. Proprio per queste ragioni tale territorio è estremamente importante da riconquistare per i ribelli Houthi, che controllano la capitale e buona parte del Paese dal 2014. 

Lo Yemen è teatro di disordini a partire dal 21 settembre 2014, data in cui gli Houthi hanno preso il potere attraverso un colpo di stato. Successivamente, dal 26 marzo 2015, quando la coalizione internazionale a guida saudita è intervenuta ufficialmente nel conflitto, gli Houthi hanno iniziato a lanciare offensive “legittime” contro i territori sauditi. Il conflitto, definito la “peggiore crisi umanitaria del mondo” dalle Nazioni Unite, è peggiorato da gennaio 2020, presso i fronti Settentrionali e Nord-occidentali del Paese. Da una parte vi sono i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran, che hanno preso il controllo di Sana’a, a partire da settembre 2014. Sul fronte opposto, c’è il governo di Hadi, supportato da una coalizione araba guidata dai sauditi, che è stata sostenuta dagli Stati Uniti.

Sono numerosi gli attori internazionali ad aver preso parte al conflitto. Ad oggi, tra quelli più attivi si annoverano l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman sta provando ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. La crisi yemenita, secondo gli USA, può essere risolta solo con un accordo di pace. Motivo per cui, gli Stati Uniti continueranno a esercitare pressioni sui ribelli Houthi, anche attraverso sanzioni, fino al loro ritorno al tavolo dei negoziati.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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