Hong Kong: negata la cauzione ai giornalisti di Apple Daily

Pubblicato il 19 giugno 2021 alle 10:43 in Cina Hong Kong

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I due giornalisti di spicco del quotidiano indipendente Apple Daily di Hong Kong, il caporedattore, Ryan Law, e l’amministratore delegato, Cheung Kim-hung, hanno preso parte, sabato 19 giugno, all’udienza preliminare presso il Tribunale di West Kowloon. I condannati, a seguito del processo, hanno appreso che il giudice Victor So ha negato loro la libertà su cauzione.

A Law e Cheung, accusati di “collusione con Paesi e forze straniere per minare la sicurezza nazionale” è stato negato il rilascio su cauzione perché, a detta di So, non ci sarebbero sufficienti motivazioni per affermare che i due dirigenti “non continueranno a commettere atti che metterebbero in pericolo” il Paese. Secondo quanto riferito da Reuters, la prossima udienza è calendarizzata per il 13 agosto. Nel frattempo, al-Arabiya English ha riportato che, al fine di supportare Law e Cheung, nonché il loro quotidiano pro-democratico, la folla si è radunata fuori dal Tribunale di Hong Kong, nelle prime ore di sabato 19 giugno. I restanti giornalisti di Apple Daily, anch’essi arrestati nel blitz del 17 giugno, sono stati rilasciati su cauzione, venerdì 18 giugno. Si tratta del direttore operativo, Chow Tat-kuen, del vicedirettore capo, Chan Puiman, e del direttore esecutivo, Cheung Chi-wai.

L’episodio si è verificato il 17 giugno, quando la polizia locale di Hong Kong ha fatto irruzione negli uffici del quotidiano filo-demcratico Apple Daily. L’operazione è terminata con l’arresto di cinque dirigenti, accusati di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale, con particolare riferimento al crimine di cospirazione per “collusione con forze straniere”. Le autorità, inoltre, hanno congelato i beni della testata antigovernativa per un valore di 3,8 milioni di dollari. A seguito del blitz, la polizia ha reso noto che la violazione sarebbe legata a circa 30 articoli pubblicati dalla testata nel 2019. In questi ultimi, Apple Daily esortava i Paesi stranieri ad imporre sanzioni contro i governi di Hong Kong e Pechino.  

In tale quadro, è importante ricordare che il proprietario di Apple Daily, Jimmy Lai, 73 anni, è stato accusato di collusione dopo che, lo scorso agosto, è stata perquisita la redazione della testata. Nello specifico, il 10 agosto 2020, l’operazione della polizia di Hong Kong era terminata con l’arresto di Lai e di altre 7 persone sospettate di collusione con forze straniere. Attualmente, il proprietario del quotidiano sta scontando diverse pene detentive per aver partecipato a varie proteste pro-democrazia che hanno scosso, nel 2019, Hong Kong. Apple Daily ha sostenuto con fermezza la causa pro-democrazia di Hong Kong e Lai è una figura di primo piano tra gli attivisti.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong che ha permesso l’arresto delle forze antigovernative è stata approvata, il 30 giugno 2020, dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino. A partire dal primo luglio la normativa è entrata in vigore. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo.

Le autorità avevano emanato la suddetta legge dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste, iniziate il 31 marzo dello stesso anno. In tale data, gli abitanti dell’isola erano scesi in piazza per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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