Tibet: il nuovo presidente del governo in esilio pronto al dialogo con la Cina

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 18:14 in Cina Tibet

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Il nuovo leader dell’Amministrazione centrale tibetana (CTA), ovvero il governo tibetano in esilio, Penpa Tsering, ha promesso che farà del suo meglio per rilanciare il dialogo con la Cina, il 17 giugno.

Il leader ha rilasciato tali dichiarazioni durante un’intervista con Associated Press, durante la quale ha anche dichiarato che il miglior punto di partenza per il rilancio del dialogo potrebbe essere una visita in Tibet del Dalai Lama, che, al momento, vive in esilio in India, a Dharmsala, dove ha sede anche il governo tibetano in esilio. In particolare, il capo spirituale del Buddismo avrebbe espresso la propria volontà di recarsi nel proprio luogo d’origine Lasha, in Tibet, così come in altre aree della regione in base a quanto consentito dal proprio stato di salute. Penpa ha dichiarato che il Dalai Lama vuole risolvere la disputa Cina-Tibet e farà di tutto per raggiungere tale obiettivo.

Per Penpa, la Cina dovrebbe adottare “un approccio a metà” che dia autonomia ai tibetani consentendo loro di proteggere la loro cultura e la loro lingua, senza però avere la piena indipendenza. Il leader ha criticato Pechino per aver cercato di limitare la lingua e la cultura tibetane che sono alla base del Buddismo tibetano, specificando che nelle scuole della regione la lingua impiegata è il cinese mentre il tibetano è limitato ad una sola classe di lingue. Oltre a questo Pengpa ha criticato il fatto che il governo non pubblica documenti ufficiali anche in lingua tibetana.

Il 53eene Penpa è nato in India da genitori scappati dal Tibet dove non è mai stato, ha ricoperto l’incarico di presidente del Parlamento tibetano in esilio e ha prestato giuramento come presidente del governo a Dharmsala lo scorso 27 maggio dopo elezioni organizzate il 14 maggio. In tale occasione, sono stati circa 64.000 i tibetani in esilio a votare da India, Nepal, Nord America, Europa e Australia. Sia, Taiwan, sia gli Stati Uniti si erano congratulati con Penpa per l’incarico ottenuto. L’uomo ha assunto l’incarico dopo i due mandati consecutivi di Lobsang Sangay.

La Cina non riconosce il governo tibetano in esilio e, dal 2010, non ha più intrapreso dialoghi con i rappresentanti del Dali Lama, il quale è stato accusato di cercare di separare il Tibet dalla Cina. Da parte sua, il leader buddista ha respinto tali accuse ed è stato sostenuto dal governo tibetano in esilio.

Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il primo ottobre 1949, Pechino prese il controllo sulla regione del Tibet nel 1951, a conclusione di quella che è stata definita la “liberazione pacifica” della regione himalayana dal feudalesimo, avviata nel 1950. Negli anni successivi, si verificarono varie forme di rivolta e resistenza contro il dominio della Cina, guidata allora da Mao Zedong. Nel 1959, la popolazione locale cercò di sollevarsi contro il governo di Pechino per liberare la regione ma il movimento fu represso dall’Esercito di Liberazione Popolare (EPL), spingendo il Dalai Lama, l’allora leader politico e spirituale del buddismo tibetano, a rifugiarsi in India da dove svolge ancora la sua funzione spirituale ma non politica.

Ad oggi, il Tibet è una regione autonoma della Cina e il 29 agosto 2020, il presidente cinese, Xi Jinping, aveva delineato la strategia generale del Partito comunista cinese (PCC) per governare il Tibet nei prossimi cinque anni, sottolineando i successi raggiunti dalla leadership cinese dal 2015 al 2020. Più gruppi umanitari, però, sostengono che Pechino stia intraprendendo un’opera di repressione della cultura locale, della religione buddista e dell’identità minoritaria tibetana. Al contempo, l’accesso al territorio della regione sarebbe stato negli anni limitato da Pechino, rilasciando raramente permessi per visitare la regione e sottoponendo i visitatori a rigide regole.

Gli USA hanno sempre sostenuto il Tibet contro Pechino e, lo scorso 7 luglio, hanno annunciato l’imposizione di restrizioni di viaggio per i funzionari cinesi coinvolti nella formulazione o esecuzione delle politiche di accesso al Tibet. In tale occasione, l’allora segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva accusato Pechino di violare i diritti umani dei tibetani e aveva affermato che Washington sostiene una “significativa autonomia” della regione. Al momento, gli USA stanno elaborando il cosiddetto Tibet Policy and Support Act che dovrebbe definire la politica statunitense in merito al Tibet. L’Atto è stato proposto per la prima volta il 13 settembre 2019 ed è stato ricevuto dal Senato il 30 gennaio scorso e all’elaborazione del documento starebbe partecipando anche il governo tibetano in esilio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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