Il fatto più importante della settimana, Russia e Stati Uniti

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 7:04 in Russia USA e Canada

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, si è recato a Ginevra, mercoledì 16 giugno, per il primo vertice con l’omologo statunitense, Joe Biden. I due leader si sono incontrati a Villa La Grange e, dopo le prime strette di mano, Putin ha ringraziato Biden per aver richiesto il vertice. In risposta, il presidente statunitense ha affermato che “è sempre meglio vedersi di persona”. Biden ha altresì aggiunto che spera di instaurare una relazione “prevedibile” con la Russia, definendola “una grande potenza”. Ai due presidenti si è poi unito il capo di Stato della Svizzera, Guy Parmelin, il quale ha augurato ai leader di intavolare un “dialogo produttivo” che accolga gli interessi di Russia, Stati Uniti e della politica internazionale.

Nel corso del loro primo incontro, i due hanno concordato di avviare consultazioni sulla stabilità strategica a livello interdipartimentale. Nonostante le conferenze stampa di Putin e Biden si siano svolte separatamente, a margine del vertice entrambi i leader hanno rilasciato una dichiarazione congiunta riguardo l’arsenale nucleare. La Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno confermato di aderire al principio secondo cui “non potranno esserci vincitori in una guerra nucleare”. A riferirlo è l’agenzia stampa russa RIA.

Nel corso della conferenza stampa, il presidente russo ha altresì discusso della questione legata alle crescenti esercitazioni militari di Mosca. “La Russia conduce manovre militari nel proprio territorio, così come gli Stati Uniti”. Il capo del Cremlino ha poi posto l’accento sulle operazioni militari che l’Alleanza Atlantica sta svolgendo nei pressi dei confini russi, sottolineandone che numerose divisioni militari sono state dispiegate direttamente dagli Stati Uniti. In tale quadro, Putin ha ribadito che la Russia non ha mai condotto manovre di tale portata nei pressi dei confini con gli USA.  “Le preoccupazioni non dovrebbero essere sollevate da Washington, ma da Mosca”, ha concluso Putin.

Le esercitazioni militari a cui Putin ha fatto riferimento durante la conferenza stampa sono tre: Steadfast Defender, Defender Europe e Sea Breeze. Il 28 maggio, la NATO ha avviato le manovre Steadfast Defender 2021 al largo delle coste del Portogallo, poi spostate nel Mar Nero e nell’ala meridionale dell’Alleanza, ovvero in Romania, in Ungheria e in Bulgaria. Altrettanto rilevante è ricordare che la NATO, dal 2 aprile a fine giugno, ha avviato le esercitazioni Defender Europe 2021 (DE-21). Queste ultime sono state definite come la più grande mobilitazione a guida statunitense. Le DE-21 coinvolgono le truppe di 27 Stati, sia europei sia non europei e si svolgono presso i territori dei Paesi baltici, quelli del Nord Africa, e dei Balcani. Altrettanto rilevante è menzionare le manovre militari della NATO Sea Breeze 2021, guidate da Kiev e da Washington, che si terranno dal 28 giugno al 10 luglio nell’area Nord-Occidentale del Mar Nero. In totale, saranno circa 4.000 soldati, 40 navi da guerra e 30 velivoli provenienti da 29 Paesi membri dell’Alleanza a partecipare alle manovre militari.

Il vertice del 16 giugno ha permesso a Russia e Stati Uniti di porre sul tavolo dei negoziati lo sviluppo dell’Artico. Putin ha affermato che i due Paesi “dovrebbero cooperare” per la gestione della suddetta regione, sottolineando che sia la Casa Bianca sia il Cremlino fanno parte del Consiglio Artico. Si tratta di un forum internazionale, istituito il 19 settembre 1996, per garantire alla regione uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

In tale quadro, è importante ricordare che il Consiglio Artico si è tenuto, dal 19 al 20 maggio, a Reykjavik, in Islanda. In tale occasione il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha tenuto un incontro bilaterale con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, definendolo “costruttivo”. La regione artica è diventata un’altra area di intensa concorrenza tra Stati per le numerose rotte marittime che si apriranno a causa dei cambiamenti climatici, le riserve di risorse naturali e metalli preziosi, ma soprattutto per la posizione strategica che occupa. L’interazione tra gli attori internazionali nell’area si svolge sullo sfondo di un complicato intreccio geopolitico, che vede un rinnovato confronto tra Russia e USA e, parallelamente, una crescente rivalità tra Washington e Pechino. Allo stesso tempo, invece, le relazioni russo-cinesi stanno assumendo sempre di più i tratti di un partenariato strategico.

Sebbene ci siano ancora molte divergenze che contribuiscono a creare attrito nel dialogo transatlantico, come la questione dell’oppositore russo Alexey Navalny, i cyber-attack russi e quelli statunitensi, la stabilità regionale in Ucraina, Siria e Libia, Putin ha definito “costruttivi” i negoziati. Nello specifico, il capo del Cremlino ha rivelato che entrambe le parti hanno espresso il desidero di rilanciare il dialogo. “Abbiamo parlato la stessa lingua” ha affermato Putin. “Anche se le nostre valutazioni differiscono su molti punti”, ha aggiunto il presidente russo, le delegazioni “hanno dimostrato il desiderio di capirsi al fine di riavvicinare le rispettive posizioni”, ha riferito.

Il vertice russo-statunitense a Ginevra, inoltre, ha permesso ai due attori internazionali di avviare consultazioni tra “il Ministero degli Esteri russo e il Dipartimento di Stato degli USA” al fine di discutere delle numerose questioni ancora irrisolte che si sono accumulate nel tempo. A conclusione della conferenza stampa, Putin ha affermato che Russia e Stati Uniti hanno mostrato di essere “alla ricerca di soluzioni”.

Il primo vertice tra Washington e Mosca si è concluso dopo quasi 5 ore di negoziati. Nella prima fase, Putin e Biden si sono confrontati in un formato ristretto. Al primo round di colloqui hanno partecipato solo Biden, Putin, il segretario di Stato americano, il ministro degli Esteri russo e i rispettivi interpreti. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa TASS, il programma prevedeva che la discussione bilaterale tra i due capi di Stato sarebbe dovuta durare circa un’ora. Tuttavia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha annunciato che i colloqui nel formato ristretto si sono protratti, terminando con un’ora di ritardo.

Successivamente, dopo una pausa di 45 minuti, i negoziati sono stati ampliati ad entrambe le delegazioni. Putin era accompagnato da Lavrov, dal proprio consigliere agli Affari Esteri, Yuri Ushakov, dal vice di Lavrov, Sergey Ryabkov, dal capo di Stato Maggiore, il generale Valery Gerasimov, da Peskov e dall’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov. L’agenzia di stampa russa RIA Novosti ha chiarito che sono stati inclusi anche il vice-capo dell’Ufficio presidenziale, Dmitry Kozak, e l’inviato speciale russo per la Siria, Alexander Lavrentyev. Questi ultimi hanno discusso di questioni regionali quali Ucraina e Siria. La delegazione statunitense, secondo quanto riferito dall’emittente statunitense CNN, includeva Blinken, il consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, la sottosegretaria di Stato per gli Affari Politici degli Stati Uniti, Victoria Nuland, l’ambasciatore degli USA a Mosca, John Sullivan, e Eric Green e Stergos Kaloudis, esperti di Russia presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Il vertice è giunto in un momento particolare per le relazioni russo-statunitensi poiché le relazioni tra i due Paesi sono ai minimi da anni. I principali temi sono stati le prospettive di sviluppo delle relazioni bilaterali, il programma nucleare iraniano, la situazione in Siria, in Nagorno-Karabakh, in Ucraina, l’oppositore russo Alexey Navalny e le sue condizioni di detenzione, la presenza dei talebani in Afghanistan, la Libia. L’agenda ha incluso anche i cyber-attack di cui la Russia è accusata, la regolamentazione del cyber-spazio, la sovranità dell’Artico, nonché la detenzione di russi nei Paesi terzi e la missione diplomatica di USA e Russia.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni a una serie di importanti questioni internazionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio scorso, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si è ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia ha altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, la volontà di uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA, e Putin ha presentato alla Camera Bassa del Parlamento russo, l’11 maggio, un disegno di legge che denuncia il Trattato sui Cieli Aperti per via del ritiro unilaterale degli Stati Uniti. Successivamente, il 7 giugno, il presidente della Federazione, Vladimir Putin, ha sottoscritto la legge, sancendo ufficialmente il ritiro di Mosca dal Trattato.

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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