I movimenti del cacciatorpediniere iraniano nell’Atlantico

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 11:17 in Iran USA e Canada

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Un cacciatorpediniere iraniano, che l’11 giugno ha raggiunto l’Oceano Atlantico presumibilmente diretto in Venezuela, ha cambiato rotta e sta risalendo la costa occidentale dell’Africa, secondo gli Stati Uniti, che osservano da vicino le mosse della Marina di Teheran. 

Come sottolineato dall’agenzia di stampa iraniana, IRNA, che cita alte sfere militari di Teheran, l’arrivo del cacciatorpediniere nell’Atlantico segna la prima volta che il Paese mediorientale è stato in grado di navigare per 14.000 chilometri, senza attraccare nei porti di altri Paesi. Il mezzo, accompagnato da una nave logistica, è salpata oltre un mese fa dal porto iraniano di Bandar Abbas. Gli Stati Uniti hanno monitorato prontamente gli spostamenti delle imbarcazioni iraniane che si sono spinte così lontano dalle proprie acque, in direzione del continente americano. Le immagini satellitari rivelano che uno dei mezzi sta trasportando delle piccole imbarcazioni da attacco rapido che l’Iran ha usato per accerchiare le navi militari statunitensi nel Golfo Persico. 

Il 17 giugno, il quotidiano statunitense Politico ha riferito che le navi della Marina iraniana, che si credeva fossero originariamente dirette verso il Venezuela, hanno cambiato rotta “all’inizio di questa settimana” e ora stanno risalendo la costa occidentale dell’Africa, secondo alcuni funzionari degli Stati Uniti. Washington riteneva che l’operazione verso l’Atlantico fosse finalizzata ad una transazione tra Teheran e Caracas in armamenti. Tuttavia, la rotta dei mezzi iraniani ha più volte subito modifiche, secondo osservatori statunitensi della Difesa che sono rimasti anonimi, e sembra che ora sia indirizzata o verso il Mediterraneo, probabilmente in Siria, o a Nord verso la Russia. 

Secondo i funzionari statunitensi, il cambio di rotta sarebbe collegato alla campagna di pressioni da parte dell’Occidente, che ha evitato il tentativo di effettuare una presunta transazione di armi. L’amministrazione del presidente degli USA, Joe Biden, ha esortato pubblicamente e privatamente i governi di Venezuela, Cuba e di altri Paesi della regione a non consentire ai mezzi iraniani di attraccare. In ogni caso, il viaggio dei mezzi della Marina di Teheran rimane una significativa dimostrazione della capacità navale del Paese, un avversario di lunga data degli Stati Uniti che ha cercato di farsi strada con una maggiore influenza in America Latina. Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha affermato che l’amministrazione sta monitorando gli sviluppi e ha ribadito il rischio di incorrere in ulteriori sanzioni se avvenissero scambi di armai tra Iran e Venezuela. 

In acque mediorientali, la tensione tra le Marine di Washington e Tehran è stata particolarmente alta negli ultimi tempi. Il 27 aprile, gli USA hanno confermato che un gruppo di navi da guerra iraniane ha tagliato la strada a due mezzi della Guardia Costiera statunitense nel Golfo Persico.  L’episodio risale al 2 aprile, data dell’annuncio dei nuovi negoziati di Vienna tra i firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ma le notizie al riguardo non erano state confermate da nessuna delle parti. In concomitanza con l’inizio del secondo round degli incontri diplomatici nella capitale austriaca, il 27 aprile, la Marina degli USA ha confermato che, il 2 aprile, 3 navi da attacco rapido iraniane e un mezzo di supporto a doppio scafo, noto come Harth 55, si sono confrontate con due navi della Guardia Costiera statunitense, la USCGC Monomoy e la USCGC Wrangell, che stavano pattugliando le acque internazionali nella parte meridionale del Golfo Persico. 

Il quotidiano Al-Jazeera English fa riferimento ad un video, datato 2 aprile e diffuso dalla Marina, dove si vede una nave comandata dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica Iraniani (IRGC) che taglia la strada all’USCGC Monomoy, provocando un brusco arresto del mezzo degli USA, il cui motore ha cominciato a fumare. Un’altra imbarcazione ha poi bloccato il passaggio all’altra nave della Guardia Costiera statunitense, la USCGC Wrangell, secondo quanto ha riferito la comandante Rebecca Rebarich, portavoce della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti stanziata in Medio Oriente. Secondo la stessa fonte, gli equipaggi dei due mezzi statunitensi hanno emesso una serie di avvisi, per un periodo di tre ore, mentre le navi iraniane hanno continuato a girargli intorno. L’equipaggio dell’Harth 55 ha risposto alle richieste radio da ponte a ponte, ma la nave ha continuato a fare una serie di “manovre pericolose”, stando a quanto riferito da Rebarich, che ha aggiunto che non era chiaro cosa comunicassero via radio gli equipaggi iraniani. Da parte sua, Teheran non ha commentato l’incidente, che non ha provocato feriti o danni.

Si è trattato del primo episodio “pericoloso e poco professionale” che ha coinvolto l’Iran, dal 15 aprile 2020. L’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 22 aprile 2020, aveva annunciato di aver incaricato la Marina degli Stati Uniti di “abbattere e distruggere” i mezzi iraniani che “molestavano” le navi statunitensi nel Golfo Persico. L’Iran aveva in gran parte smesso di utilizzare tattiche intimidatorie in mare nel 2018 e quasi per tutto il 2019, secondo la comandante Rebarich. Invece, la Marina degli Stati Uniti aveva registrato 14 casi del genere nel 2017, 35 nel 2016 e 23 nel 2015. Questo tipi di incidenti avevano quasi sempre coinvolto l’IRGC, un corpo armato d’élite che risponde solo al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. 

I fatti del 2020 sono da inserire in un quadro di crescenti tensioni che hanno caratterizzato i rapporti tra Washington e Teheran, acuitesi dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

A seguito del suo insediamento, il 20 gennaio di quest’anno, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato di essere disposto a discutere una possibile distensione, con un ritorno all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, noto anche come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Tuttavia, la Casa Bianca ha più volte ribadito che è necessario dapprima che l’Iran rispetti i limiti imposti dal patto. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima. In tale contesto, l’Iran ha più volte affermato che la diplomazia da sola non è sufficiente per il successo dei negoziati, e che le parti dovrebbero cercare di capire le posizioni di ciascuno e fare dei passi concreti in direzione dell’altro. Da parte sua, l’Unione Europea ha sottolineato l’importanza di portare avanti un dialogo congiunto su questo tema.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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