Libia: mobilitazione delle milizie di Haftar nel Sud del Paese

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 13:15 in Africa Libia

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Un convoglio appartenente alle milizie di Haftar e proveniente dall’Est della Libia è arrivato nella base aerea di Tamanhent, e, secondo alcune fonti, si starebbe apprestando a lanciare una campagna antiterrorismo nel Sud del Paese. Tra il contingente è presente anche una forza della milizia Kaniyat, schieratasi con Haftar durante l’offensiva su Tripoli del 4 aprile 2019. 

La notizia ha iniziato a circolare per la prima volta mercoledì 16 giugno, quando il comandante della regione militare di Sabha, Ahmad Al-Utaybi, ha reso noto di aver rilevato movimenti sospetti nel Sud della Libia, alla luce della continua mobilitazione militare nella base di Tamanhent. Secondo Al-Utaybi, il convoglio con le milizie di Haftar avrebbe incluso circa un centinaio di veicoli armati. Queste fazioni, a detta della fonte, sarebbero ora di stanza presso la base aerea e avrebbero sfrattato con la forza gli abitanti dell’area, con l’obiettivo di controllare il Sud della Libia, così come i porti petroliferi. L’ufficiale militare ha poi riferito che il comando di Sabha avrebbe contattato il Ministero della Difesa del Governo di unità nazionale (GNU) e il capo di stato maggiore, per spiegare loro la situazione, ma ha affermato di non aver avuto ancora nessuna risposta. Al-Utaybi ha infine chiarito che le varie spedizioni di carburante inviate dalla Brega Oil Company al magazzino di Sabha finirebbero interamente nelle mani delle milizie di Haftar e che i cittadini non ne beneficerebbero in alcun modo. Il comandante ha dunque sollecitato l’intervento delle autorità libiche e ha avvertito che il comando di Sabha non resterà a guardare qualora Haftar e le sue milizie dovessero violare il cessate il fuoco.

I residenti di Al-Jufra, Tamanhent, Sabha e Sirte hanno dichiarato alle agenzie locali di subire regolarmente le continue interferenze dei mercenari russi della compagnia Wagner e dei Janjaweed, affiliati ad Haftar, e hanno ripetutamente esortato le autorità a porre fine alle violazioni. Il media center dell’operazione “Vulcano di Rabbia”, lanciata due anni fa contro l’avanzata del generale di Tobruk e ora impegnata a monitorare i movimenti delle milizie libiche, ha pubblicato di recente un video dove vengono mostrati diversi aerei da guerra russi che volano nei cieli di Sirte e Al-Jufra.

Nel frattempo, si suppone, secondo quanto riferito il 18 giugno, che Haftar abbia deciso di lanciare “un’operazione anti-terrorismo” nel Sud del Paese attraverso le forze del suo suo Esercito nazionale libico (LNA). Lo hanno fatto sapere fonti locali citando un annuncio del portavoce del comando generale di Haftar, Ahmed al Mismari, che, in un comunicato stampa, ha spiegato che lo scopo è quello di “eliminare la presenza di mercenari africani nel Sud della Libia e mantenere la sicurezza e la stabilità del Paese”. Al Mismari avrebbe invitato tutti i battaglioni a dirigersi nella regione meridionale del Fezzan per sostenere quella che ha chiamato “Camera delle operazioni per la liberazione de Sud-Ovest” per contribuire a “rintracciare i terroristi”.

Già il primo maggio erano stati segnalati movimenti sospetti di veicoli armati delle forze di Haftar, supportati dai mercenari russi, nelle vicinanze della zona di Al-Jufra, nella Libia centrale. La notizia era stata diffusa, anche in quell’occasione, dall’ufficio stampa dell’operazione “Vulcano di Rabbia” con un video pubblicato su Facebook. In una nota, il comando dell’operazione aveva chiarito che queste mosse rappresentano una chiara violazione delle prospettive di cessate il fuoco concluse dal comitato militare (5 + 5) a Ginevra, lo scorso 23 ottobre. Il 26 aprile, “Vulcano di Rabbia” ha monitorato il movimento di 62 veicoli armati delle forze di Haftar, 3 camion carichi di munizioni e due sistemi di difesa aerea russi, verso l’area di Shwerif, a Sud-Est di Tripoli. In precedenza, fonti militari avevano rivelato che aerei da guerra dei mercenari russi Wagner avevano sorvolato la zona di Al-Jufrah e, prima ancora, le città di Tamanhent e Sirte.

Lo scorso 6 giugno, un attentato terroristico suicida, rivendicato dallo Stato islamico, ha colpito un posto di blocco nei pressi di Sebha, scatenando un nuovo allarme rispetto alla minaccia delle organizzazioni jihadiste. L’esplosione ha provocato la morte di almeno 2 membri delle forze di sicurezza e il ferimento di altri 5. L’attacco è stato perpetrato per mezzo di un veicolo carico di esplosivi.

Lo Stato Islamico in Libia è presente attraverso tre ramificazioni, che prendono il nome dalle province di appartenenza. In particolare, Fezzan, situata nel deserto del Sud, Cirenaica, nell’Est, e Tripolitania, nell’Ovest. Tutti e tre i sottogruppi erano legati al leader defunto Abu Bakr al-Baghdadi il 13 novembre 2014. Il 15 novembre 2019, poi, i militanti dello Stato Islamico in Libia hanno giurato fedeltà anche al nuovo leader dell’ISIS, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, succeduto ad al-Baghdadi il 31 ottobre dello stesso anno.

Oltre alla minaccia terroristica, i territori meridionali libici vedono tuttora la presenza di diversi gruppi armati locali, che sembrano sfuggire al controllo dello Stato, vista l’assenza di un apparato di sicurezza unificato. Ancor prima di ottenere la fiducia del Parlamento, Dbeibah aveva affermato che il Sud libico sarebbe stato tra le priorità del proprio governo, soprattutto per alcuni settori quali sanità, infrastrutture e installazioni petrolifere. A tal proposito, il Ministero del petrolio e del gas si è impegnato a costruire una raffineria nella regione meridionale e ad assumere giovani laureati.

Ad oggi, il governo di unità nazionale, nominato a seguito delle elezioni del 5 febbraio scorso, continua a lavorare per garantire lo svolgimento delle elezioni del 24 dicembre, affrontando questioni in materia di sicurezza e riconciliazione nazionale. Nonostante siano diversi i nodi da sciogliere, l’esecutivo non ha mancato di prestare attenzione al Fezzan. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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