Libano: donatori internazionali offrono sostegno all’esercito

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 10:53 in Francia Libano

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La Francia ha organizzato ieri, giovedì 17 giugno, una conferenza internazionale per raccogliere decine di milioni di dollari a sostegno dell’esercito del Libano. Il Paese è alle prese con la sua peggiore crisi economica degli ultimi trent’anni ed è travolto da crescenti tensioni politiche e sociali. All’incontro, avvenuto virtualmente, ha preso parte anche l’Italia. 

La riunione, che mirava a raccogliere fondi non per armamenti e munizioni ma per sostegno logistico, incluso quello alimentare, alle truppe libanesi, si è conclusa senza un accordo su un impegno tangibile da parte delle potenze intervenute alla conferenza. Tra queste, c’erano anche diversi Paesi della regione, oltre a rappresentanti delle Nazioni Unite.

L’esercito è stato per lungo tempo considerato una delle poche istituzioni in Libano in grado di alimentare l’orgoglio nazionale e di creare unità. La sua divisione lungo linee settarie, all’inizio della guerra civile libanese, ha contribuito a trasformarlo in una sorta di milizia. Il capo delle truppe libanesi, Joseph Aoun, ha affermato, durante l’incontro con le altre potenze, che la nazione dovrà affrontare conseguenze disastrose se la crisi andrà avanti e gli stipendi dei militari continueranno a crollare. “Come può un soldato mantenere una famiglia con uno stipendio che non supera i 90 dollari?” ha detto Aoun in un video pubblicato sull’account Twitter dell’esercito. “Se non mitigata, la crisi economica e finanziaria porterà inevitabilmente al collasso di tutte le istituzioni statali, comprese le forze armate libanesi, la spina dorsale del Paese”, ha aggiunto. Il malcontento è aumentato tra le forze di sicurezza dal momento che la valuta libanese ha perso il 90% del suo valore rispetto al dollaro, e ciò ha ridotto i salari dei soldati. Molti hanno cominciato a fare lavori extra, altri si sono licenziati.

La Francia, che guida gli sforzi internazionali per aiutare il Libano, ha organizzato l’incontro insieme a partner come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, le potenze europee e alcuni Stati arabi del Golfo, esclusa l’Arabia Saudita. Ai Paesi partecipanti è stato chiesto di fornire cibo, forniture mediche, pezzi di ricambio per attrezzature militari e persino carburante, ma non di pagare direttamente gli stipendi dei militari. Due fonti diplomatiche, informate sulle discussioni, hanno dichiarato che non è stato offerto molto durante l’incontro, anche se la maggior parte degli Stati ha mostrato disponibilità a offrire supporto bilaterale in futuro. A detta dei funzionari, i Paesi avrebbero stabilito di costituire un meccanismo di follow-up per monitorare e coordinare la fornitura di qualsiasi aiuto.

Parigi sta cercando da mesi di aumentare la pressione sulla classe politica libanese affinché formi un governo stabile, vitale per sbloccare i finanziamenti esteri. Finora, tuttavia, non è stato raggiunto ancora alcun risultato soddisfacente. Il Ministero della Difesa francese ha affermato che i partecipanti all’incontro di giovedì “hanno messo in evidenza le terribili e costantemente degradanti condizioni economiche e sociali del Libano”. Secondo la dichiarazione del Ministero, i partecipanti hanno affermato che l’esercito “rimane un pilastro cruciale dello Stato libanese”, e hanno aggiunto: “La loro coesione e professionalità rimangono la chiave per preservare la stabilità del Libano da ulteriori rischi”.

Da quasi due anni, la nazione del Medio Oriente vive una situazione di continuo peggioramento della sua situazione finanziaria e, nel marzo del 2020, il governo ha dichiarato default. In questo contesto, l’Onu stima che più della metà della popolazione vive oggi sotto la soglia di povertà. I circa 80mila militari libanesi hanno perso in questi mesi gran parte del loro potere d’acquisto e nelle mense dell’esercito non si serve più carne da più di un anno. Le truppe sono però chiamate a svolgere la funzione di mantenimento dell’ordine pubblico in un contesto di periodiche proteste popolari contro il carovita e la corruzione della classe politica, al potere da decenni.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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