La coalizione a guida saudita denuncia un attacco degli Houthi

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 16:24 in Arabia Saudita Yemen

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Il 17 giugno, la coalizione internazionale a guida saudita intervenuta nella guerra in Yemen ha riferito di aver neutralizzato un attacco lanciato dai ribelli sciiti Houthi verso il Sud dell’Arabia Saudita.

La coalizione ha affermato di aver distrutto un drone, definito una “trappola esplosiva”, che sarebbe stato lanciato dalle milizie Houthi contro la popolazione civile. “Stiamo adottando misure operative per proteggere i civili da attacchi ostili”, si legge nella dichiarazione, nella quale si sottolinea l’impegno a continuare a contrastare tutti i tentativi di attacco dei ribelli sciiti. Anche gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain hanno rilasciato dichiarazioni simili. Inoltre, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica hanno condannato fermamente l’attacco e hanno ribadito la propria solidarietà con il Regno per quanto riguarda tutte le misure adottate per proteggere la propria sicurezza e stabilità e quella dei suoi cittadini e degli abitanti del proprio territorio. 

Se confermato, si tratterebbe del secondo attacco delle milizie contro il Sud dell’Arabia Saudita, nell’ultima settimana. Il 13 giugno Riad ha denunciato un bombardamento presso una scuola e ha ugualmente incolpato i ribelli Houthi. Le due nuove violenze, sebbene non abbiano causato vittime mettono a repentagli gli sforzi diplomatici per negoziare un cessate il fuoco tra le parti in conflitto in Yemen. L’attacco del 13 giugno, inoltre, arriva tre giorni dopo che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva annunciato un’interruzione degli attacchi in Yemen, per aprire la strada alla definizione di un accordo per la pace. La riduzione dell’escalation era mirata a “preparare il terreno politico per un processo di pace nello Yemen”, secondo quanto ha riferito il 10 giugno, alla televisione di Stato saudita, il portavoce della coalizione, Turki al-Maliki.

A tale proposito, però, è necessario sottolineare che dopo l’annuncio i media statali yemeniti avevano riferito che almeno 8 civili erano stati uccisi e altri 27 erano rimasti feriti in una nuova offensiva nella città settentrionale di Ma’rib. Si tratta dell’ultima roccaforte del governo yemenita nel Nord ed è anche una zona ricca di petrolio. Proprio per queste ragioni tale territorio è estremamente importante da riconquistare per i ribelli Houthi, che controllano la capitale e buona parte del Paese, a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014. Da una parte, le milizie sciite sono supportate dall’Iran. Dall’altra, i Paesi del Golfo sono intervenuti, il 26 marzo 2015, per sostenere il presidente deposto, Rabbo Mansour Hadi. 

In anni di guerra civile, diversi gli attori internazionali sono intervenuti negli anni per favorire la pace. Tra quelli più attivi al momento ci sono l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman sta provando ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. La crisi yemenita, secondo gli USA, può essere risolta solo con un accordo di pace. Motivo per cui, gli Stati Uniti continueranno a esercitare pressioni sui ribelli Houthi, anche attraverso sanzioni, fino al loro ritorno al tavolo dei negoziati.

A tal proposito, il Dipartimento del Tesoro, il 10 giugno, ha imposto nuove sanzioni contro membri di una “rete di contrabbando”, la quale avrebbe generato guadagni pari a milioni di dollari, a beneficio del movimento sciita. A detta degli USA, tali guadagni derivano dalla vendita di diversi beni, tra cui petrolio iraniano, in buona parte destinati ai ribelli Houthi attraverso una “complessa rete di intermediari” e sedi in numerosi Paesi. Tra gli individui sanzionati vi sono due yemeniti e altri di cinque nazionalità diverse, tra cui indiani, somali ed emiratini. Parallelamente, sono stati sanzionati enti con basi nel Golfo, a Istanbul e nella capitale yemenita, Sana’a. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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