Incontro Putin-Biden: il punto sull’Afghanistan

Pubblicato il 18 giugno 2021 alle 6:02 in Afghanistan Russia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno discusso anche della situazione in Afghanistan, durante l’incontro del 16 giugno a Ginevra, in Svizzera. 

Nella conferenza stampa tenuta da Biden, a seguito dell’incontro che è durato circa 3 ore, il presidente ha affermato di aver discusso dell’interesse condiviso di Stati Uniti e Russia nel prevenire “una recrudescenza del terrorismo in Afghanistan”. Un giornalista gli ha quindi chiesto se avesse fatto qualche domanda a Putin al riguardo. “No, è stato lui a chiedere dell’Afghanistan. Ha detto che spera che saremo in grado di mantenere un po’ di pace e sicurezza, e io ho detto: questo dipende molto da voi”. Il presidente russo ha quindi riferito al suo omologo americano che il suo Paese è pronto ad aiutare l’Afghanistan. In relazione alla politica estera, Biden e il suo omologo russo hanno concordato di impegnarsi in un dialogo bilaterale sulla “stabilità strategica” volto a ridurre i rischi di conflitti non intenzionali e a limitare gli armamenti nucleari. Inoltre, il presidente degli USA ha dichiarato di aver esortato Putin a rispettare i diritti umani e le libertà politiche in Russia e gli ha chiesto di riaprire i corridoi umanitari in Siria. 

L’apertura ad una collaborazione rappresenterebbe una svolta per il rapporto tra Washington e Mosca riguardo all’Afghanistan. I due Paesi si sono susseguiti nel controllo del territorio afghano ed entrambi hanno mantenuto la influenza nel Paese. Quando il 14 aprile Biden ha annunciato il ritiro delle proprie truppe entro settembre, il Ministero degli Esteri russo ha affermato che tale decisione degli Stati Uniti rappresentava una violazione dell’accordo siglato da talebani e USA a Doha, il 29 febbraio 2020. L’intesa infatti prevedeva che tutte le forze armate straniere abbandonassero il Paese entro maggio del 2021. La mossa di Washington rischia di causare un’escalation nella regione, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Interfax, che citava Ministero degli Esteri russo. 

In tale contesto, è interessante sottolineare che i rapporti tra Russia e talebani sono un tema caldo dal 2016, che è tornato in cima all’agenda internazionale nel 2020. Notizie di una presunta collaborazione del Cremlino con i militanti afghani circolano a partire dal 2 dicembre del 2016, quando il generale John W. Nicholson, a comando delle truppe statunitensi in Afghanistan, aveva denunciato il supporto russo alle offensive dei talebani nel Nord del Paese. Secondo il generale degli USA, anche la Russia si era unita all’Iran e al Pakistan ed era diventato un Paese con una “influenza maligna” in Afghanistan. In tale occasione, il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, aveva negato le accuse e aveva cercato di rassicurare le autorità del Governo afghano, con scarsi risultati. Mosca affermava che il proprio sostegno materiale ai talebani aveva lo scopo di impedire allo Stato Islamico di prendere campo nel Paese e, di conseguenza, minacciare la sicurezza della Russia. 

La questione è tornata attuale a partire dal 26 giugno 2020, quando il New York Times ha rivelato che l’intelligence degli USA aveva scoperto lo spostamento di grandi risorse finanziarie da un conto bancario russo ad un conto collegato ai talebani. Tale denaro si ipotizzava potesse essere un pagamento e una prova di un rapporto tra le due parti. L’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 27 giugno, aveva dichiarato di non essere mai stato informato al riguardo. “Nessuno mi ha informato o me ne ha mai parlato”, aveva scritto Trump su Twitter. “Tutti lo stanno negando e non ci sono stati molti attacchi contro di noi”, aveva aggiunto il presidente. Lo stesso 27 giugno, la Casa Bianca e il direttore dell’Intelligence Nazionale avevano smentito tali informazioni. Anche il Ministero degli Esteri russo aveva negato la versione del Times. 

Il 28 giugno 2020, il giornale statunitense aveva quindi pubblicato un nuovo articolo in cui si affermava che l’intelligence e gli agenti delle operazioni speciali statunitensi in Afghanistan avevano avvisato i propri superiori già a gennaio del 2020 riguardo alla condotta della Russia e al pagamento di ricompense per effettuare attacchi contro gli Stati Uniti. Di conseguenza, il 29 giugno 2020, sia i democratici sia i repubblicani al Congresso avevano chiesto risposte immediate all’amministrazione Trump. Non è chiaro quante truppe americane o della coalizione internazionale possano essere state prese di mira o uccise nell’ambito del presunto programma di ricompense russo. Tuttavia, secondo il Times, l’intelligence avrebbe appreso tali informazioni da interrogatori di combattenti catturati. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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