L’impegno dell’Italia in Nord Africa: gli incontri con i vertici di Libia e Tunisia

Pubblicato il 17 giugno 2021 alle 12:39 in Italia Libia Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, dopo essere stato ricevuto ieri a Roma dal ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha incontrato oggi, giovedì 17 giugno, l’omologo Sergio Mattarella. Nel frattempo, una delegazione della Libia, guidata dal presidente della Camera dei Rappresentati (HoR), Aguila Saleh, è arrivata nella capitale italiana per incontrare Di Maio e il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico.

Relativamente all’incontro tra Saied e Mattarella, i due hanno parlato principalmente del tema dell’immigrazione, definendolo un “fenomeno epocale che non può essere risolto solo con politiche di sicurezza, che comunque sono necessarie per sconfiggere l’odioso fenomeno della tratta di esseri umani, ma anche creando le condizioni per lo sviluppo in Africa affinché le persone smettano di emigrare per cercare lavoro e fuggire dalla fame”. Questo secondo fonti presidenziali.

Mattarella ha aggiunto che portare la pace in Libia è una priorità della politica estera italiana, che sostiene il processo di stabilizzazione promosso dalle Nazioni Unite nel Paese nordafricano, e Saied, dal canto suo, ha sottolineato che la situazione migliorerà quando le truppe e i mercenari stranieri lasceranno il territorio libico.

L’immigrazione è stato il tema centrale anche delle discussioni del giorno precedente tra Saied, il ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi, e l’italiano Di Maio. Le parti, in tale occasione, hanno firmato un memorandum d’intesa sulla cooperazione allo sviluppo e l’Italia ha ribadito che la Tunisia è un partner strategico fondamentale nella regione del Mediterraneo, soprattutto su immigrazione e Libia. La maggior parte dei migranti che cercano di raggiungere l’Europa dal Nord Africa partono dalle coste libiche e tunisine. Negli ultimi anni, Roma ha fornito a entrambi i Paesi equipaggiamento, risorse e addestramento nel tentativo di ridurre gli attraversamenti. Tuttavia, migliaia di persone continuano ad arrivare, specialmente sulle coste di Lampedusa, situata circa 105 miglia a Sud-Ovest dalla Sicilia. Da domenica 13 giugno, almeno 2.000 migrati sono approdati sull’isola a bordo di barconi fatiscenti. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, 7 sbarchi ci sono stati a Lampedusa, alcuni direttamente in porto. In un giorno solo, 692 sono stati i nuovi arrivi.

A Roma, Saied ha anche incontrato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Secondo fonti dell’ufficio del primo ministro, alla Tunisia sarebbe stato offerto un sostegno tangibile all’economia del Paese, ma, prima di questo, è stato evidenziato, bisognerà aumentare “l’attenzione e gli sforzi per contrastare l’immigrazione clandestina”. L’Italia è uno dei principali donatori della Tunisia, che, attualmente sta vivendo una situazione di profonda crisi. Oltre all’emergenza sanitaria, Tunisi è alle prese con una grave recessione economica, che l’ha portata a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per ottenere un prestito di tre anni, in cambio di un programma di riforme.

Per quanto riguarda la Libia, Saleh ha in programma oggi appuntamenti alla Camera e alla Farnesina su temi che riguarderanno il futuro politico del Paese nordafricano e gli sviluppi nella collaborazione bilaterale tra Roma e Tunisi. L’obiettivo della visita è duplice. Da un lato, il governo italiano intende inviare un messaggio di forte sostegno al processo politico per trovare un consenso rapido sulla base elettorale, in vista del voto del 24 dicembre 2021, secondo la road-map fissata dall’Onu; dall’altra, l’Italia vuole incoraggiare le autorità libiche a chiedere con forza il ritiro di mercenari e forze straniere dal Paese, avviare la riconciliazione nazionale e, in definitiva, consegnare la Libia ai libici.

Sempre nell’ottica di questo costante contatto italo-libico, la prossima settimana, il 22 giugno, è prevista a Roma la visita di un altro attore chiave della scena politica della Libia, ovvero il presidente del Consiglio presidenziale Mohammed Menfi. Quest’ultimo dovrebbe essere ricevuto al Quirinale dal presidente Mattarella e a Palazzo Chigi dal premier Draghi. L’incontro si terrà alla vigilia della famosa Conferenza di Berlino 2, in programma il 23 giugno, organizzata dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Parteciperanno al vertice gli alti rappresentanti dei governi di Algeria, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Francia, Germania, Italia, Libia, Marocco, Paesi Bassi, Russia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, oltre agli esponenti dell’Onu, dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e della Lega degli Stati Arabi.

Ad oggi, le tensioni, cui la Libia ha assistito dal 15 febbraio 2011, sembrano essersi placate. In particolare, un accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, ha dato impulso al percorso politico, verso la transizione democratica auspicata, che si prevede culminerà con le elezioni del 24 dicembre prossimo. Una delle tappe più significative è stata rappresentata dalle elezioni del 5 febbraio scorso, che hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive ad interim. Tuttavia, uno dei principali nodi da sciogliere resta l’allontanamento di forze e mercenari stranieri, pari, secondo le stime dell’Onu, a quasi 20.000. Questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma del cessate il fuoco, ma, ad oggi, la scadenza non è stata ancora rispettata. Ad ogni modo, la fuoriuscita di combattenti stranieri, secondo alcuni, è un prerequisito fondamentale per garantire stabilità in Libia, a cui si aggiunge la necessità di unificare le istituzioni statali, anche militari, contrastare l’immigrazione illegale e tenere elezioni entro la data prevista.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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