Israele: forze di sicurezza uccidono donna palestinese vicino Gerusalemme

Pubblicato il 17 giugno 2021 alle 9:18 in Israele Palestina

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Le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco una donna palestinese che, secondo le autorità di Tel Aviv, stava tentato di compiere un attacco, con la sua auto, a Nord-Est di Gerusalemme. La vittima, una studentessa di dottorato di 29 anni, Mai Afanah, è morta mercoledì 16 giugno, poco dopo l’incidente.

Una dichiarazione del personale militare ha riferito che la donna stava cercando di lanciare la sua auto contro un gruppo di soldati israeliani prima di uscire dal veicolo con un coltello. L’episodio si è verificato vicino alla città di Hizma. Un soldato israeliano è rimasto leggermente ferito nella colluttazione, hanno riportato media israeliani. Il Ministero della Salute palestinese ha confermato che la donna sarebbe rimasta uccisa dagli spari. I media palestinesi, dal canto loro, hanno riferito che nessuna ambulanza sarebbe arrivata sulla scena dopo i colpi di arma da fuoco dei militari israeliani. I video condivisi sui social media hanno mostrato un’auto abbandonata, che presumibilmente apparteneva ad Afanah, rimasta all’ingresso della città. 

L’esercito israeliano aveva da poco installato un nuovo avamposto vicino a Hizma e aveva iniziato a costruire una strada per i militari. La città si trova vicino alla barriera che separa la Cisgiordania da Gerusalemme ed è circondata da tre insediamenti israeliani.

L’incidente si è verificato poco dopo una marcia dell’estrema destra israeliana, svoltasi nella giornata di martedì 15 giugno, attraverso la Città Vecchia di Gerusalemme. Mansour Abbas, il leader del partito israelo-palestinese United Arab List (UAL), ha condannato la marcia definendola “una provocazione sfrenata, basata su grida di odio e incitamento alla violenza, e un tentativo di incendiare l’area per motivi politici”. L’UAL fa parte della coalizione di partiti che, il 13 giugno, ha estromesso dal potere il primo ministro israeliano di lunga data Benjamin Netanyahu.

Anche i palestinesi hanno manifestato, quasi contemporaneamente, nei dintorni di Gerusalemme. Almeno 17 di loro sono stati arrestati e 33 sono rimasti feriti negli scontri con le forze di sicurezza israeliane. Il giorno successivo, le forze di Israele sono intervenute per sedare una protesta organizzata dai palestinesi in Cisgiordania e hanno arrestato almeno 22 persone, tra Tulkarm, Hebron e Nablus. Uno dei detenuti di Nablus è un ragazzo di 22 anni che, la settimana scorsa, era stato ferito dalle forze dell’esercito israeliano durante una protesta contro gli insediamenti. Portato in ospedale, l’uomo era stato dimesso due giorni fa.

Le tensioni tra Israele e Palestina si sono riaccese dopo che, nella notte tra il 15 e il 16 giugno, Tel Aviv ha effettuato nuovi raid aerei nella Striscia di Gaza, in risposta al lancio di palloni incendiari dall’enclave palestinese verso il Sud di Israele. Non ci sono state segnalazioni di vittime da nessuna delle due parti ma gli attacchi, avvenuti meno di un mese dopo la fine della campagna di bombardamenti, durata 11 giorni, tra Hamas e Israele, avrebbe messo a rischio il cessate il fuoco mediato a livello internazionale il 21 maggio. L’escalation, iniziata il 10 maggio, aveva causato la morte di 270 palestinesi, inclusi 68 bambini, mentre, sul fronte israeliano, le vittime erano state 12, tra cui due minori.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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