Hong Kong: la polizia arresta 5 dirigenti del quotidiano Apple Daily

Pubblicato il 17 giugno 2021 alle 19:43 in Cina Hong Kong

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La polizia della regione amministrativa speciale di Hong Kong, il 17 giugno, ha arrestato cinque dirigenti della società del magnate dell’editoria Jimmy Lai, Next Media, che pubblica il quotidiano anti-governativo Apple Daily, in quanto sospettate di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale.

La polizia locale ha reso noto che le cinque persone sono il caporedattore Ryan Law, l’amministratore delegato Cheung Kim Hung, il direttore operativo Chow Tat Kuen, la vicedirettrice capo Chan Pui Man e l’amministratore delegato Cheung Chi Wai. Nel gruppo tutti hanno età comprese tra i 47 e i 63 anni. Tutti sono sospettati di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale con particolare riferimento al crimine di cospirazione per compiere collusione con Paesi e forze straniere per mettere in pericolo la sicurezza nazionale.

L’operazione della polizia è iniziata intorno alle 07:30, ora locale, e, oltre agli arresti, è stata eseguita anche una perquisizione degli uffici della testata. La polizia ha poi dichiarato che almeno 30 articoli pubblicati nel 2019 potrebbero aver violato la legge sulla sicurezza nazionale chiedendo sanzioni straniere contro i governi di Hong Kong e Pechino. Oltre a questo, le autorità hanno congelato beni di Apple Daily per un valore di 3,8 milioni di dollari.

L’Ufficio di collegamento del governo centrale della Cina a Hong Kong ha dichiarato che, dopo gli arresti, le autorità hanno congelato i beni di Apple Daily e di altre tre società e ha espresso sostegno per l’operato delle autorità locali. L’Ufficio di collegamento ha poi sottolineato che la Basic Law di Hong Kong, la mini-costituzione dell’isola, garantisce la libertà di parola, informazione e stampa dei residenti dell’isola ma ha poi specificato che qualsiasi diritto e libertà non sono sconfinati e non possono danneggiare la sicurezza nazionale. L’Ufficio di collegamento ha poi ricordato che Hong Kong è una società governata dalla legge e che tutti sono uguali davanti ad essa, senza eccezioni. Per Pechino, la libertà di stampa non è uno “scudo” per attività illegali e chiunque violi la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e le leggi correlate sarà punito, indipendentemente dal proprio status professionale, dal proprio background e dal sostegno di cui gode.

Il 10 agosto 2020, la polizia di Hong Kong, aveva già arrestato Jimmy Lai e altre 7 persone sospettate di collusione con forze straniere. L’uomo è una figura di primo piano tra gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong ed è molto vicino a Washington, dove si è recato più volte per incontrare funzionari del governo statunitense, tra i quali anche l’ex segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo. Lo scopo delle sue visite è stato quello di cercare sostegno per la causa di Hong Kong e per questo è visto dal governo di Pechino come un “traditore”.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong è stata approvata il 30 giugno 2020 dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino ed è entrata in vigore il successivo primo luglio . Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Successivamente, lo scorso 11 marzo, la Cina ha poi modificato il sistema elettorale di Hong Kong in modo da garantire che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong. 

La legge sulla sicurezza nazionale era arrivata dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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