Cyberspazio: le nuove misure di Russia, USA e UE per prevenirne la militarizzazione

Pubblicato il 17 giugno 2021 alle 6:49 in Europa Russia USA e Canada

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La Russia e gli Stati Uniti, insieme ad altre 23 nazioni, hanno ribadito che gli attacchi informatici rappresentano una minaccia perché mettono a rischio le informazioni sensibili dei Paesi. È per tali ragioni che la comunità internazionale sta tentando di regolamentare, anche agli alti livelli, l’attività nel cyber spazio, al fine di prevenirne la “militarizzazione”.

Tuttavia, secondo quanto dichiarato dal quotidiano statunitense The Washington Post, la Russia continua a varcare la soglia dell’illegalità nel cyberspazio, incrementando gli attacchi informatici contro organizzazioni ed enti chiave per la sicurezza nazionale degli altri Paesi. Mosca non solo è stata accusata di aver interferito nelle elezioni statunitensi del 3 novembre 2020, ma anche di aver lanciato un grave attacco alla società di software USA SolarWinds, il 13 dicembre 2020. L’episodio più recente ha colpito una delle maggiori società petrolifere oltreoceano, la Colonial Pipeline, il 7 maggio, rendendola non operativa per circa una settimana, provocando gravi danni all’industria petrolifera del Paese. Il Cremlino ha sempre respinto le accuse.

Gli analisti di The Washington post hanno definito il cyberspazio il “luogo ideale per i Paesi autoritari”, quali Russia e Cina. Questi ultimi, secondo la prospettiva statunitense, si starebbero servendo delle Nazioni Unite per elaborare nuove norme che potrebbero limitare la democrazia occidentale nel cyber-spazio. Il 27 dicembre 2019, Mosca ha ottenuto l’approvazione dall’Assemblea Generale dell’ONU, con 79 voti a favore, per redigere un trattato globale per combattere e regolamentare i crimini informatici. Gli Stati Uniti non hanno accolto con favore la richiesta russa, affermando che il trattato avrebbe potuto compromettere “le libertà fondamentali” del Paese. Tuttavia, la pandemia ha ritardato i lavori per il documento, che non è ancora stato redatto.

La risoluzione proposta dal Cremlino nel 2019 rientra nell’obiettivo di vecchia data della Federazione, ovvero sostituire la Convenzione di Budapest sul Cybercrime. Quest’ultima è entrata in vigore nel 2001, su iniziativa del Consiglio d’Europa, ed è l’unico documento internazionale che regolamenta la gestione del cyberspazio. La Russia, che in passato aveva già proposto una bozza alternativa al trattato del Consiglio, ha sempre contestato la Convenzione di Budapest. Quest’ultima è stata ratificata da 65 nazioni ma non è stata mai approvata da Russia e Cina perché consideravano le sue disposizioni “troppo stringenti”. Sebbene Mosca sia membro del Consiglio d’Europa e, di conseguenza, sia obbligata ad osservarne il contenuto, la Russia ha sempre ribadito che la Convenzione di Budapest violasse “i principi di sovranità statale e della non interferenza”. L’attuale risoluzione moscovita è stata approvata, il 27 dicembre 2019, con 79 voti a favore, 60 contrari e 33 astenuti.

Un altro esempio di come la Russia si sia fatta strada nel cyberspazio è dato dalla creazione di un organismo dell’ONU per discutere del cyberspazio, l’Open-Ended Working Group (OEWG). Quest’ultimo è stato avviato, nel 2018, su iniziativa russa, la quale è stata supportata dalla Cina. Il 13 marzo, uno dei principali consulenti informatici di Putin, Anderi Krutskikh, ha dichiarato, nel corso di una riunione dell’OEWG, che il gruppo rappresenta “il trionfale successo della diplomazia russa”.

Nonostante si possa affermare che l’avvio di negoziati incentrati sulla questione del crimine informatico dia un segnale positivo, l’aspetto preoccupante risiede nel fatto che la risoluzione russa, per il suo contenuto, solleva seri dubbi sulla questione del rispetto dei diritti umani. Secondo gli analisti di Council Foreign Relations, l’aspetto più critico è dato dalla mancata chiarezza del documento. Nello specifico, la risoluzione non chiarisce quali siano effettivamente i crimini informatici, fornendo “vaghe linee guida”. Inoltre, un nuovo trattato potrebbe interrompere i progressi degli attori internazionali ha permesso di compiere contro la criminalità informatica. La protezione e salvaguardia del cyberspazio è fondamentale, soprattutto in un periodo in cui “la minaccia è ai massimi storici”.

In tale quadro, è opportuno menzionare una dichiarazione poco nota che il presidente russo, Vladimir Putin, ha rilasciato il 26 marzo. Putin ha annunciato che intende “dominare la supervisione del cyberspazio”. “Riteniamo che sia necessario concludere accordi legali e internazionali per prevenire i conflitti e per costruire una partnership reciprocamente vantaggiosa nel cyberspazio globale”, ha ribadito Putin. The Washington post, commentando tali dichiarazioni, ha affermato che il linguaggio usato da Putin è “agghiacciante”, soprattutto se si considera che “si tratterebbe di norme elaborate da Russia e Cina”.

Il primo vertice russo-statunitense, che si è tenuto il 16 giugno nella neutrale Ginevra, ha offerto al presidente degli USA, Joe Biden, la chance di porre sul tavolo delle trattative con Putin questioni riguardanti gli attacchi informatici e la militarizzazione del cyber spazio. Tali questioni, nell’ultimo periodo, hanno assunto un carattere sempre più rilevante nell’arena della politica internazionale.

Secondo gli esperti di USA, tali violazioni continueranno, a meno che i principali attori internazionali non elaborino un pacchetto di misure per contrastare le azioni illecite. È su questa tematica che si è concentrato il vertice della NATO del 14 giugno. Nel corso della riunione, i rappresentanti dei 30 paesi hanno sottoscritto un comunicato per aggiornare le disposizioni dell’articolo 5 della Carta dell’Alleanza per rimanere illesi dai sempre più frequenti cyber-attacchi. In tale quadro, è importante sottolineare che la suddetta disposizione prevede che, ad un attacco informatico che colpisce un Paese della NATO, debba seguire una “risposta collettiva” dagli altri Stati membri. Le modifiche prevedono di includere sotto la voce di “azioni aggressive” anche gli attacchi informatici. Nello specifico, le nuove disposizioni permetteranno ai Paesi membri di appellarsi al concetto di “difesa reciproca” dell’articolo 5 per ricevere supporto tecnico dagli altri Stati a seguito di un cyber-attack esterno. È importante ricordare che, in precedenza, gli Stati Uniti si sono appellati all’articolo 5 a seguito dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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