Colombia: esplose due autobombe in una base militare

Pubblicato il 17 giugno 2021 alle 15:59 in America Latina Colombia

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Il Governo colombiano sta indagando sull’esplosione di due autobombe in una base militare a Cucuta, vicino al confine del Paese con il Venezuela. L’attacco ha causato la morte di almeno 36 persone. “Rifiutiamo e ripudiamo questo atto vile e terroristico che ha cercato di attaccare i soldati della Colombia”, ha affermato il ministro della Difesa, Diego Molano.

L’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà ha dichiarato che un piccolo numero di suoi militari si trovava nella base insieme ad un’unità delle forze colombiane quando si sono verificate le esplosioni, ma ha anche sottolineato che non sono state riportate ferite gravi tra i soldati statunitensi. Il presidente colombiano, Iván Duque, ha assicurato che il suo Governo avrebbe offerto una ricompensa di 135.000 dollari a chiunque avesse trovato i responsabili degli attacchi a Cucuta e ha evidenziato che è stato anche istituito un gruppo investigativo speciale per indagare sull’accaduto. Diversi funzionari colombiani, tra cui Molano hanno accusato dell’attacco i membri ancora attivi delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC).

Il 24 novembre del 2016, il Governo colombiano e le FARC avevano firmato uno storico accordo di pace, con lo scopo di porre fine a circa cinquant’anni di guerra. Il documento sostituiva un precedente patto firmato dalle parti a settembre dello stesso anno, ma che era stato poi respinto in un referendum che si era tenuto il 2 ottobre. Il negoziatore delle FARC, Iván Marquéz, aveva riferito di “aver vinto la più bella di tutte le battaglie” e aveva ribadito che “la guerra con le armi era finita, lasciando spazio al dibattito delle idee”. Nel corso degli anni, il gruppo rivoluzionario ha subito tuttavia profonde divisioni, con alcuni dei suoi membri che si sono uniti ai movimenti di sinistra tradizionali e altri che hanno rinunciato al processo di pace e sono tornati alle armi, a causa dell’esclusione politica e sociale.

La Colombia ha a lungo accusato il Venezuela di fornire rifugio agli ex combattenti delle FARC, tra cui l’ex capo guerrigliero Márquez. Tuttavia, l’esercito venezuelano è stato impegnato, dal 21 marzo, a combattere contro le FARC nello Stato di Apure, al confine con la Colombia. Gli scontri hanno causato lo spostamento di circa 6 milioni di venezuelani, in cerca di protezione e maggiore sicurezza, nelle vicine comunità colombiane. Il comandante della Milizia nazionale, il generale Manuel Bernal Martínez, ha annunciato, il 27 aprile, che un migliaio di combattenti della Milizia Nazionale del Venezuela, una delle cinque unità delle Forze Armate del Paese, sono stati schierati nello Stato di Apure per proteggere la comunità della regione.

Dopo l’annuncio di Martínez, il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha dichiarato che nello Stato di Apure deve avere luogo la “guerra di tutto il popolo in difesa della sovranità e della terra contro bande irregolari, criminali e terroristi che provengono dalla Colombia”. Il presidente ha affermato che “bisogna trarre insegnamento” dai combattimenti avvenuti tra l’esercito venezuelano e i dissidenti delle FARC, affinché si possa difendere il territorio dai gruppi armati del Comando Meridionale degli Stati Uniti e del Governo colombiano, che Maduro ritiene siano responsabili di questa crisi.

Uno degli ultimi attacchi realizzati presumibilmente da membri ancora attivi delle FARC risale al 4 giugno, quando almeno 5 persone sono rimaste uccise nel comune colombiano di di Santander de Quilichao, nel Sud-Ovest del Paese.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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