UAE: a rischio la vendita di F-35 se resta Huawei, Pechino risponde

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 14:36 in Cina Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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La Cina ha affermato che nella sua cooperazione con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) non sono tollerate interferenze di terze parti dopo che, secondo alcune notizie, gli USA avrebbero chiesto agli UAE di smantellare le apparecchiature dell’azienda cinese Huawei nel Paese per ottenere gli aerei da caccia stealth F-35 prodotti da Lockheed Martin. I funzionari del governo statunitense non hanno ancora commentato pubblicamente la vicenda.

Il 16 giugno, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha commentato un rapporto dal quale risulterebbe che Washington ha chiesto ad Abu Dhabi di smantellare le apparecchiature Huawei presenti nel Paese entro quattro anni se vorrà che gli USA non interrompano la vendita di F-35. Zhao ha dichiarato che Cina e UAE ritengono che la loro cooperazione sia nell’interesse di entrambi e che porti benefici ai rispettivi popoli. Per Pechino, la collaborazione tra i due Paesi non ha nulla a che fare con terze pari e non saranno consentite interferenze in tali relazioni. Zhao ha poi ricordato che aziende cinesi quali Huawei hanno partecipato alla costruzione economica degli UAE e hanno contribuito al loro sviluppo, ottenendo riconoscenza dai partener emiratini.

I commenti di Zhao sono arrivati dopo che persone “vicine ai fatti” citate da Bloomberg hanno dichiarato che l’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, starebbe facendo pressioni sugli UAE per convincerli a  rimuovere Huawei dalla propria rete di telecomunicazioni e prendere distanze dalla Cina in generale. Per convincere Abu Dhabi, Washington avrebbe fatto intendere che l’accordo per la vendita di aerei F-35, droni MQ-9B Reaper e munizioni aria-aria e aria-superficie, dal valore di 23 miliardi di dollari, potrebbe essere messa in discussione. Washington avrebbe posto una scadenza di quattro anni per smantellare le apparecchiature Huawei che precederebbe la data di consegna degli F-35, prevista tra il 2026 e il 2027.

Sempre secondo le stesse fonti anonime di Bloomberg, la parte emiratina avrebbe risposto affermando che gli UAE avrebbero bisogno di più tempo e di un’alternativa economicamente conveniente. A quel punto, le parti avrebbero parlato anche di attrezzature sostitutive prodotte da aziende quali Samsung Electronics Co., Ericsson AB o Nokia Oyj. Una fonte vicina alla parte emiratina rimasta anonima ha dichiarato che gli UAE hanno capisto l’importanza di proteggere tecnologie sensibili e che i dialoghi in merito avrebbero compiuto progressi, tuttavia Abu Dhabi riterrebbe che ci sia ancora tempo per elaborare i dettagli tecnici.

Tra i vari timori di Washington vi è il fatto che la presenza di Huawei nelle reti commerciali degli UAE potrebbe potenzialmente consentire alla Cina di spiare piloti, appaltatori e altri nelle basi in cui si troverebbero gli F-35, anche se le reti di comunicazione del jet sono considerate relativamente sicure dalle intercettazioni cinesi. Inoltre, gli USA temerebbero che la Cina possa rubare la tecnologia per i droni statunitensi che farebbero parte della vendita.

Già durante l’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, Washington aveva cercato di impedire agli UAE di intensificare i legami militari ed economici con la Cina che, da parte sua, sta cercando di intensificare la propria influenza in Medio Oriente. Più persone vicine a tali vicende avrebbero riferito a Bloomberg che l’amministrazione Trump era riuscita a persuadere gli UAE a sostituire Huawei e a impedire i piani cinesi per ottenere basi nella regione. Tuttavia, il 25 febbraio 2019, Abu Dhabi aveva comunque incaricato Huawei della realizzazione della rete 5G.

In seguito al suo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, Biden ha annunciato una revisione delle vendite di F-35 all’estero. Al momento, la vendita agli UAE è ancora attiva ma, persone vicine ai fatti, avrebbero dichiarato che le parti sarebbero divise su più questioni riguardanti sia Huawei che le tecnologie cinesi in generale.

Rispetto a Huawei Biden potrebbe mantenere la linea adottata da Trump che aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale americana inserendola nella propria Entity List nel 2019. La mossa era stata adottata alla luce del legame dell’azienda con il governo e con l’apparato militare della Cina, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. A tal proposito, lo scorso 12 marzo, sarebbero emerse notizie relative all’intenzione di Biden di imporre nuovi limiti alle esportazioni statunitensi per l’azienda cinese Huawei. Rispetto agli F-35, invece, la situazione creatasi tra USA e UAE, secondo Bloomberg, ricorderebbe quanto avvenuto con la Turchia che era stata esclusa dagli acquirenti di tale tipo di aereo militare dopo che Ankara aveva acquistato un sistema di difesa missilistico russo S-400.

Gli UAE hanno cercato di coltivare la loro alleanza con gli Stati Uniti mentre hanno potenziato legami economici e di sicurezza con la Cina. Per gli Washington si sarebbe creato un equilibrio delicato alla luce dell’importante ruolo degli UAE nella regione e del fatto che Abu Dhabi ha promosso gli accordi di normalizzazione di legami con Israele con più Paesi del mondo arabo facendo da capofila il 15 settembre 2020. Se Washington facesse troppe pressioni sui leader degli Emirati per Huawei rischierebbe di spingerli ulteriormente e insieme ad altre nazioni verso la Cina.

Con quest’ultima e gli UAE hanno strette relazioni commerciali e, nel 2020, Pechino è stata il primo partner commerciale di Abu Dhabi realizzando un interscambio bilaterale dal valore di 53,67 miliardi di dollari. Tale dato sarebbe circa il doppio più alto dell’interscambio tra UAE e USA. In tale contesto, poi, Huawei è la società partner del Paese mediorientale per la sua rete 5G dal 25 febbraio 2019, quando, l’operatore di telecomunicazioni degli UAE Etisalat aveva affermato che Huawei avrebbe costruito 300 torri 5G in sei mesi. Oltre a questo, nel contesto della pandemia di coronavirus, gli UAE sono stati il primo Paese a decidere di produrre vaccini cinesi, il 28 marzo scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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