Siria: la Turchia arresta un presunto terrorista dell’ISIS

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 10:44 in Siria Turchia

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Mentre continuano gli attacchi aerei governativi ad Idlib e si verifica un nuovo attentato al confine turco-siriano, la Turchia ha annunciato la cattura di un presunto militante dello Stato Islamico in Siria, accusato di aver pianificato un grave attacco transfrontaliero. 

Kasim Guler, meglio noto come “Abu Usame al-Turki”, era uno dei terroristi più ricercati della Turchia, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale Anadolu, che il 15 giugno ha riferito la notizia della sua cattura in Siria, da parte dell’intelligence di Ankara. Il cittadino turco è accusato di aver ricoperto una posizione di alto livello nello Stato Islamico, in qualità di funzionario delle finanze per le operazioni in Turchia, Russia ed Europa. Le autorità turche ritengono che Guler volesse far entrare illegalmente in Turchia esplosivi e armi. Agenti della National Intelligence Organization (MIT) della Turchia hanno sorvegliato il sospetto in Siria per un po’ di tempo prima di arrestarlo e riportarlo in Turchia. Non è chiaro se Guler sia stato catturato in un’area della Siria controllata da Ankara o altrove. 

Intanto, la situazione in Siria rimane critica. Il 15 giugno, una persona è stata uccisa e un’altra è rimasta ferita nella zona di Jabal Al-Zawiya, nella provincia di Idlib, ancora in mano ai ribelli, a seguito di un raid aereo del regime di Assad, in violazione di un accordo di cessate il fuoco del 5 marzo 2020. L’area interessata dagli attacchi si trova a Sud dell’autostrada M4 che collega le città di Aleppo e Latakia ed è oggetto di assalti da oltre una settimana. Almeno 21 persone sono state uccise e 36 ferite secondo la Protezione Civile siriana. Inoltre, altre due persone sono state uccise e altre cinque sono rimaste ferite in un villaggio vicino alla città di Azaz, al confine turco-siriano, quando un’autobomba è esplosa intorno a mezzogiorno del 15 giugno. La città è controllata dal cosiddetto Esercito Nazionale Siriano (NSA), formato da gruppi ribelli, alcuni dei quali sono sostenuti dalla Turchia.

Ankara e Mosca sono stati due attori vitale per la negoziazione di un accordo di cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei gruppi ribelli. L’intesa era stata siglata il 5 marzo 2020 ed estesa al termine degli ultimi colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’accordo turco-russo ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, prendere il controllo di una regione come Idlib rimane molto importante per il presidente siriano, Bashar al-Assad. Non solo si tratta dell’ultima regione che sfugge al suo controllo, ma l’area è anche di passaggio per collegare la costa siriana occidentale ad Aleppo, la principale città settentrionale del Paese. Questa consapevolezza ha spinto la Turchia, dall’inizio del 2020, a dispiegare migliaia di soldati nel governatorato Nord-occidentale in circa 60 postazioni militari, così da ostacolare l’avanzata dell’esercito di Damasco. Ankara, da parte sua, preferisce mantenere e controllare un cuscinetto di territorio, considerata la fragilità del confine turco-siriano in quella regione e l’attività dei movimenti curdi in Siria. 

Questi sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Oltre alle innumerevoli vittime dopo un decennio di violenze, a marzo, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha sottolineato il peggioramento della situazione umanitaria anche su altri fronti. In particolare, il governo di Damasco è stato accusato di non essere stato in grado di far fronte alla crisi di pane, che va ad aggiungersi ad un’economia in declino. A febbraio 2021, almeno 12.4 milioni di siriani, su una popolazione stimata di circa 16 milioni, hanno sofferto di insicurezza alimentare, secondo i dati del World Food Programme (WFP), con un aumento di 3.1 milioni di persone in un anno. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il WFP stimano che il 46% delle famiglie siriane abbia ridotto le porzioni di cibo giornaliere e il 38% degli adulti abbia diminuito il consumo per garantire che i bambini abbiano abbastanza risorse per nutrirsi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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