Kosovo-Serbia: continua il dialogo, ma senza risultati

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 6:24 in Europa Kosovo Serbia

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Il primo ministro della Repubblica del Kosovo, Albin Kurti, ha incontrato per la prima volta, martedì 15 giugno, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, sotto l’egida dell’Unione Europea, per portare avanti il dialogo al fine di normalizzare le relazioni bilaterali. 

Continua ad essere aperto il dialogo tra Belgrado e Pristina anche se le parti sembrano ancora distanti dal concordare un’intesa definitiva per la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Kosovo e Serbia. Al vertice, tenutosi a Bruxelles, ha altresì preso parte l’Alto rappresentante dell’Unione Europea, Josep Borrell, nonché l’inviato speciale dell’UE per i negoziati tra Serbia e Kosovo, Miroslav Lajcak. Quest’ultimo ha affermato che l’incontro multilaterale non si è svolto in facili condizioni. Nonostante ciò, è importante che sia avvenuto, ha affermato l’inviato dell’UE, poiché ha permesso ad ambo i leader di avviare un dialogo “franco e aperto”, ponendo sul tavolo gli obiettivi delle parti.

Kurti, a margine dell’incontro, ha dichiarato che i colloqui del 15 giugno rappresentano il primo passo verso il “futuro dialogo”, che dovrebbe essere basato sul “principio di reciprocità e di uguaglianza”. “Sarà difficile, ma sono ottimista” ha aggiunto il premier kosovaro, spiegando che ora i due Paesi, nonostante le divergenze, hanno “un approccio sincero” alle questioni di attrito. “L’essenza del conflitto risiede nel mancato riconoscimento reciproco. Né la Serbia riconosce il Kosovo, ne quest’ultimo riconosce la Serbia”, ha concluso il premier di Pristina.

Dall’altra parte, Vucic, a seguito dei negoziati, ha affermato che non intende commentare i risultati dei colloqui perché sono “assenti”. Il presidente serbo ha altresì aggiunto che l’unica questione su cui le parti hanno concordato è che “il dialogo ai massimi livelli durerà fino alla fine di luglio”. L’accusa avanzata da Vucic fa riferimento al fatto che Kurti, nel corso dei negoziati, si è rifiutato di adempiere agli obblighi previsti dagli Accordi di Bruxelles.

In tale quadro, è opportuno sottolineare che Vucic ha più volte affermato che il suo Paese ha adempiuto alla propria parte degli accordi di Bruxelles, mentre le autorità del Kosovo, poco dopo aver avviato la procedura per istituire la “Comunità dei comuni a maggioranza serba”, hanno sospeso il processo. L’ex presidente di Pristina, Hashim Thaci, aveva affermato che non avrebbe permesso la creazione del suddetto organismo.

In precedenza, il 2 giugno, Vucic aveva reso noto che sia Stati Uniti sia Germania avevano esortato la Serbia a riconoscere l’indipendenza dell’autoproclamata Repubblica. In risposta a ciò, il presidente serbo ha sottolineato che il mancato riconoscimento ha lo scopo di difendere gli interessi del Paese e dei cittadini. Inoltre, Vucic ha posto l’accento sul fatto che gran parte del dialogo serbo-kosovaro sembra essere incentrato solo ed esclusivamente sugli interessi di Pristina, mettendo in secondo piano le richieste di Belgrado.

Affinché i due Paesi possano aderire all’Unione Europea, è necessario sia che Belgrado riconosca l’indipendenza del Kosovo sia che Pristina crei le condizioni per facilitare ai serbi di compiere tali azioni. Da tempo, l’UE ha avviato una missione intergovernativa volta a facilitare il dialogo tra le parti. Grazie alla mediazione europea, Pristina e Belgrado hanno raggiunto, il 19 aprile 2013, lo storico Accordo di Bruxelles, ponendo le basi per la normalizzazione delle relazioni bilaterali. L’intesa prevedeva la creazione della “Comunità dei comuni a maggioranza serba”, un organismo di autogoverno per i cittadini serbi residenti nel Kosovo.

Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008, in seguito all’ultimo dei conflitti avvenuti nei Paesi dell’ex Jugoslavia, nel 1999. L’azione dell’Alleanza transatlantica, nel 1999, ha fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave e aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, tra cui l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro.

Negli ultimi anni, l’autoproclamata Repubblica del Kosovo ha cercato attivamente di aderire alle organizzazioni internazionali, tra cui l’UNESCO e l’Interpol. Oltre 60 Paesi, tra cui Russia, India e Cina, e altrettanti cinque Stati membri dell’Unione Europea si oppongono al riconoscimento della sua indipendenza, prima fra tutti la Serbia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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