Israele: tensioni a Gerusalemme e nuovi raid aerei su Gaza

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 9:04 in Israele Palestina

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Israele ha lanciato nuovi raid nella Striscia di Gaza, la notte tra il 15 e il 16 giugno, a seguito di ulteriori tensioni tra palestinesi ed israeliani a Gerusalemme e dopo i lanci di palloni incendiari dall’enclave. 

L’esercito israeliano ha riferito di aver attaccato edifici di Hamas a Gaza City e nella città meridionale di Khan Younis, affermando di essere “pronto a tutti gli scenari”, inclusi nuovi combattimenti, a causa dei continui “atti terroristici” provenienti dalla Striscia. I militari affermano che i raid aerei sono stati effettuati in risposta al lancio di palloni aerostatici incendiari, che hanno appiccato il fuoco a 20 campi in territori israeliani situati al confine con Gaza. Sul fronte opposto, un portavoce di Hamas, confermando gli attacchi israeliani, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che i palestinesi continueranno a portare avanti la loro “coraggiosa resistenza” e a difendere i “propri diritti e luoghi sacri” a Gerusalemme. 

Non è ancora chiaro se i nuovi bombardamenti a Gaza abbiano causato ulteriori vittime nella Striscia, appena un mese dopo una campagna di attacchi israeliani che dal 10 al 21 maggio ha causato la morte di 270 palestinesi, inclusi 68 bambini. A proposito del raid del 15 giugno, un corrispondente di al-Jazeera nella Striscia, Safwat al-Kahlout, ha riferito che i militanti palestinesi hanno affermato di non aver ricevuto ordini dai loro comandanti di rispondere all’offensiva. Inoltre, lo stesso giornalista ha sottolineato che Hamas non ha menzionato ritorsioni o una possibile risposta aggressiva nella sua dichiarazione che conferma il bombardamento israeliano.

Le rinnovate tensioni arrivano due giorni dopo che, il 13 giugno, un nuovo governo di larghe intese, guidato dal nazionalista di destra Naftali Bennett, affiancato da partiti di ogni colore politico, ha prestato giuramento e ha messo fine a 12 anni di Benjamin Netanyahu come primo ministro. Il 14 giugno, l’esecutivo ha autorizzato una marcia di nazionalisti di estrema destra israeliani e gruppi pro-insediamenti a Gerusalemme Est, un’area a maggioranza palestinese considerata dalle Nazioni Unite sotto occupazione militare da parte di Israele. Migliaia di persone, sventolando bandiere e alcuni cantando “Morte agli arabi” hanno marciato il 15 giugno per le strade della città, suscitando rabbia e condanna da parte dei palestinesi. In un altro canto anti-palestinese, i manifestanti israeliani hanno gridato: “Possa il tuo villaggio bruciare”.  Prima della marcia, la polizia israeliana ha sgomberato con la forza decine di contro manifestanti palestinesi che si erano ritrovati fuori dalla Porta di Damasco della Città Vecchia di Gerusalemme. Almeno 17 di questi sono stati arrestati e altri 33 sono rimasti feriti. La polizia israeliana ha usato granate stordenti contro la folla. 

Con una forte condanna su Twitter, il ministro degli Esteri, Yair Lapid, ha affermato che tali slogan razzisti erano “una vergogna per il popolo israeliano”, aggiungendo: “Il fatto che ci siano estremisti per i quali la bandiera israeliana rappresenta odio e razzismo è abominevole e imperdonabile”. La manifestazione del 15 giugno, la cosiddetta “Marcia delle Bandiere”, segna l’anniversario dell’occupazione israeliana del 1967 della parte orientale della città di Gerusalemme, a seguito della cosiddetta “Guerra dei Sei Giorni”. Tale ricorrenza arriva in un momento caratterizzato da ancora da alte tensioni riguardo alla rimozione forzata da parte di Israele delle famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, per fare posto a nuovi insediamenti israeliani.

La più recente escalation a Gaza ha avuto inizio proprio a seguito di manifestazioni e scontri a Gerusalemme proprio a tale riguardo. Il 10 maggio, dopo giorni di tensioni, Hamas ha avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. L’area era stata presa di mira dalle forze armate di Israele, poichè numerosi palestinesi vi si ritrovavano per protestare, oltre che per pregare. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana all’ultimatum di Hamas, il gruppo ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e, nel corso dei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Dopo 11 giorni di combattimenti, alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore a Gaza un cessate il fuoco, mediato dall’Egitto. Oltre alle 270 vittime, accertate dalle Nazioni Unite, tali eventi hanno generato danni enormi dentro l’enclave, che vive una situazione sempre più difficile, a seguito di oltre 14 anni di blocco completo imposto da Israele. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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