Algeria: annunciati i risultati delle elezioni

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 17:21 in Africa Algeria

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In Algeria, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), il più grande partito politico del Paese, ha vinto il maggior numero di seggi alle elezioni parlamentari di sabato 12 giugno. I risultati sono stati rilasciati dall’Autorità elettorale nazionale indipendente. Nonostante la vittoria, l’FLN ha ottenuto solo 105 seggi, molto al di sotto dei 204 necessari per assicurarsi la maggioranza del Parlamento, formato da 407 posti. Subito dopo, il partito islamico del Movimento per la Pace sociale, legato ai Fratelli musulmani algerini, ha ottenuto 64 seggi, mentre i candidati indipendenti ne hanno guadagnati 78.

“La dinamica del cambiamento pacifico, che è stata lanciata con le proteste, si sta rafforzando”, ha detto il capo dell’Autorità elettorale, Mohamed Chorfi, riferendosi ai risultati. Le elezioni erano state accolte dalle alte sfere del potere come un modo per aprire la strada a una “nuova Algeria”, annunciata dal presidente Abdelmadjid Tebboune, e per porre fine ad un’era di corruzione, dando alla nazione nordafricana un nuovo volto. Tuttavia, l’affluenza alle urne è stata molto bassa, del 30% circa, e il movimento di protesta pro-democrazia “Hirak”, così come i tradizionali partiti di opposizione, hanno invitato a boicottare le elezioni. Quella registrata sabato è stata l’affluenza più bassa della storia del Paese. La stessa Autorità elettorale ha ricordato che il tasso di partecipazione alle elezioni del 2017 era stato del 35,70%, mentre quello alle elezioni del 2012 del 42,90%. Un’altra grande differenza rispetto alle elezioni passate è stato l’alto numero di candidati indipendenti che ha ottenuto i seggi in Parlamento. Gli islamisti, invece, hanno mantenuto più o meno la stessa quota di prima.

Le elezioni di sabato e le richieste di boicottaggio da parte di Hirak sono arrivate dopo che 7 dei suoi leader erano stati arrestati, il 10 giugno. Tra questi c’era anche Karim Tabbou, membro di spicco dell’organizzazione, che era già stato detenuto la notte del 28 aprile e poi rilasciato il 29 aprile. Mentre i membri del movimento venivano arrestati, la polizia veniva dispiegata nelle strade della capitale, Algeri, bloccando qualsiasi tentativo di tenere manifestazioni anti-governative alle porte del voto. 

Il movimento pro-democrazia Hirak, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è nato il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con una serie di manifestazioni di piazza pacifiche, l’avvio di riforme politiche strutturali per il Paese. La situazione è diventata sempre più tesa nella nazione nordafricana, dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo, alle elezioni previste per il 2019. Le manifestazioni sono dunque continuate, portando alla deposizione del presidente e alla nomina di un nuovo leader, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019. Quest’ultimo si era da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica. Tuttavia, con il passare dei mesi, secondo il Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), gli arresti di “attivisti anti-regime” sarebbero aumentati. Questo nonostante l’interruzione delle manifestazioni dalla metà di marzo 2020, per circa un anno, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e che le azioni legali contro gli utenti di Internet sono anch’esse in crescita. 

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Chiara Gentili

di Redazione