Ucraina: Crimea in cambio di Nord Stream 2

Pubblicato il 15 giugno 2021 alle 12:15 in Russia Ucraina

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La Camera Bassa dell’Assemblea Federale della Russia ha discusso, lunedì 14 giugno, della richiesta di Kiev di “scambiare” la sovranità della Crimea per il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2.

A proporre di avviare negoziati sulla questione è stato il ministro degli Esteri dell’ucraina, Dmitry Kuleba. Quest’ultimo ha affermato che il Paese non avrebbe più interferito con l’avvio del controverso gasdotto se la Russia avesse acconsentito a restituire la Crimea occupata all’Ucraina. In risposta, il deputato della regione crimeana, Mikhail Sheremet, ha criticato la proposta di Kiev, definendola “assurda”. “Tali condizioni sono fuori questione. La Russia non intende negoziare sulla sovranità e sulla libertà, tantomeno su persone e territori”. Lo stesso 14 giugno, Kuleba ha avanzato la suddetta proposta poiché il completamente del gasdotto metterebbe a rischio la sicurezza energetica dell’Ucraina. Lo scambio, ha continuato il deputato, sarebbe un “equo compenso”.

Lo scambio territoriale, però, non è stata l’unica proposta avanzata dall’Ucraina. Per Kiev, la Russia dovrebbe cedere parte delle quote azionarie del Nord Stream 2 al Paese vicino per compensare la perdita delle tasse di transito. A suggerire l’adozione di tale approccio è stato il politologo ucraino, Ruslan Bortnik, il quale ha sottolineato che la società energetica statale Naftogaz dovrebbe ricevere tra il 5 e il 10% delle azioni di Nord Stream 2. Bortnik ha anche sottolineato che, probabilmente, quando nel 2024 scadrà il contratto russo-ucraino sul transito di gas attraverso il territorio di Kiev, l’Ucraina sarà costretta ad abbassare significativamente il prezzo delle tasse di transito. A causare la diminuzione sarà proprio il Nord Stream 2 che bypasserà il territorio di Kiev, non garantendole più le entrate. Inoltre, il pompaggio tramite il nuovo gasdotto sarà più economico e obbligherà il Paese europeo ad adattarsi ai nuovi costi di mercato.

Anche gli Stati Uniti, tra i principali oppositori al gasdotto, hanno dichiarato che sarà necessario elaborare, insieme alla Germania, nuove misure e un piano d’azione per tutelare gli interessi dell’Ucraina una volta che il gasdotto sarà completato. Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Izvestija, Washington e Berlino stanno “lavorando a stretto contatto” sulla questione del Nord Stream 2. Nello specifico, la cooperazione tedesco-statunitense sarebbe incentrata sulla possibilità di rimborsare l’Ucraina delle entrate che verrebbero meno una volta che il progetto sarà completato. In tal modo, sarà possibile impedire alla Russia di esercitare ulteriori pressioni sull’Ucraina nel campo energetico.

Nel frattempo, il 4 giugno, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha annunciato che è stata completata la posa della prima linea di condutture del progetto. Putin ha altresì aggiunto che saranno necessari circa 10 giorni per rendere operativa la linea di gas. Allo stesso tempo, sono ancora in corso i lavori per la seconda linea di condutture che, secondo le stime del vice primo ministro del Paese, Alexander Novak, nonché ex ministro dell’Energia, saranno completate entro dicembre 2021.

È importante sottolineare che gli Stati Uniti, i quali sin dall’inizio della messa in opera dei lavori si sono opposti al gasdotto, sembrano essersi “rassegnati” al progetto. A conferma di ciò, le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, e il fatto che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, abbia deciso di non varare nuove misure restrittive. Il 26 maggio Biden ha affermato che, considerando che il progetto è ormai ultimato al 98%, l’applicazione di nuove sanzioni sarebbe “controproducente” per i rapporti tra USA e Unione Europea. Quanto a Psaki, il 20 maggio ha osservato che è pressoché “impossibile” impedire la messa in opera di Nord Stream 2. Analoghe dichiarazioni sono state rilasciate più tardi, l’8 giugno, dal segretario di Stato degli USA, Antony Blinken.

Sono numerosi i Paesi ad essere schierati contro il progetto, in particolare Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati al transito continuo di gas russo attraverso i loro territori. Questi ultimi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas russo a causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2.

Tra i maggiori oppositori, a svolgere un ruolo centrale sono gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il gas naturale liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione. Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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