Portaerei USA nel Mar Cinese Meridionale, aerei cinesi nello Stretto di Taiwan

Pubblicato il 15 giugno 2021 alle 18:33 in Cina Taiwan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La portaerei statunitense USS Ronald Regan e il suo gruppo d’attacco sono entrati nel Mar Cinese Meridionale, il 14 giugno, ad un giorno di distanza dall’incontro dei ministri della Difesa dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN). Il giorno dopo, 28 aerei dell’Aeronautica dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina sono entrati nella parte Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese.

La USS Ronald Regan ha eseguito operazioni di sicurezza marittima, esercitazioni di attacco e addestramento tattico coordinato che, a detta della Marina statunitense, sono previste dalla presenza “di routine” degli USA nell’area.  In una dichiarazione, il comandante del gruppo d’attacco, il contrammiraglio Will Pennington, ha affermato che il Mar Cinese Meridionale è di grande importanza per la libertà del commercio e gli USA collaboreranno con i propri alleati e partner per sostenere tali acque comuni e affinché tutti i Paesi possano beneficiare della libertà e dell’apertura dell’Indo-Pacifico.

Il 15 maggio, il Ministero della Difesa di Taiwan, invece, ha dichiarato che 28 aerei dell’EPL sono entrati nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese, realizzando l’incursione aerea di maggior portata dall’inizio del 2021.  Tra i mezzi coinvolti vi sono stati gli aerei antisommergibile Y-8, i bombardieri H-6, gli aerei da guerra elettronica Y-8, aerei con sistema aviotrasportato di preallarme e di controllo KJ-500, i multiruolo J-16 e J-11.Secondo analisti citati da South China Morning Post, tali operazioni sarebbero state una dimostrazione di forza nei confronti statunitensi. In particolare, avendo i velivoli seguito una rotta sul canale di Bashi, avrebbero potuto segnalare le capacità dell’EPL di colpire imbarcazioni che transitano da tale area verso il Mar Cinese Meridionale.

Le operazioni della USS Ronald Regan sono arrivate ad un giorno di distanza dall’incontro dei ministri della Difesa dell’ASEAN che parleranno della questione del Mar Cinese Meridionale. Il gruppo incontrerà poi i ministri della Difesa di Cina, Stati Uniti, Giappone e India, il 16 giugno. Tutti tali incontri sono arrivati dopo che, il 7 giugno scorso i ministri degli Esteri dell’ASEAN hanno incontratoin Cina il loro omologo cinese, Wang Yi, con il quale avevano deciso di rilanciare i dialoghi per il cosiddetto Codice di Condotta del Mar Cinese Meridionale. Tale documento dovrebbe porre le basi per stabilire un meccanismo di risoluzione delle dispute legate alle acque in questione. L’iniziativa per la sua realizzazione era stata approvata il 2 agosto 2018 per cercare di ridurre le tensioni legate alla crescente militarizzazione della zona e alle rivendicazioni territoriali avanzate dai Paesi che vi si affacciano. Tuttavia, ad oggi, non è stato ancora completato.

Il Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, comprese le Xisha, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico” generando proteste da parte cinese.

Rispetto alle operazioni militari della Cina intorno a Taiwan, queste sono spesso giustificate dal fatto Pechino considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.