Naufragio al largo dello Yemen: almeno 25 morti

Pubblicato il 15 giugno 2021 alle 11:04 in Immigrazione Yemen

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Almeno 25 migranti sono stati trovati morti al largo della costa dello Yemen, sul Mar Rosso, dopo che una nave, che trasportava circa 200 persone provenienti dal Gibuti, si è capovolta in mare. Lo hanno riferito, lunedì 14 giugno, funzionari delle Nazioni Unite e fonti locali. 

Un gruppo di pescatori, contattati dall’agenzia di stampa francese Agence France-Presse, ha specificato che i corpi sono stati ritrovati vicino a Ras Al-Ara, un villaggio costiero nella provincia meridionale di Lahij. Secondo gli esperti, si tratterebbe di uno snodo centrale per il traffico di esseri umani dal Corno d’Africa allo Yemen. Un funzionario della provincia ha poi rivelato ad AFP che il barcone carico di migranti, che trasportava tra le 160 e le 200 persone, si sarebbe ribaltato due giorni prima. Una fonte dell’ONU ha dichiarato che la maggior parte delle persone a bordo erano africane e solo alcune di nazionalità yemenita. “Le squadre dell’IOM sono sul campo e pronte a rispondere alle esigenze di eventuali sopravvissuti”, ha scritto su Twitter l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Ogni anno, più di 100.000 migranti tentano la rotta via mare dal Corno d’Africa allo Yemen, con la speranza di trovare migliori condizioni economiche e di vita nei più ricchi Stati del Golfo. Il coronavirus ha portato ad una netta diminuzione delle partenze, lo scorso anno, con circa 37.500 persone che hanno attraversato la rotta nel 2020, secondo i dati dell’IOM. 

Eventi simili a quelli di qualche giorno fa, si verificano regolarmente nel tratto di mare tra la costa africana e quella yemenita. Il 12 aprile, almeno 42 persone sono morte dopo che la loro barca, partita dallo Yemen, si è capovolta al largo del Gibuti. Spesso, i migranti che non trovano lavoro negli Stati del Golfo o che rimangono bloccati sul territorio yemenita, dilaniato da una lunga guerra civile e da una grave crisi umanitaria, cercano disperatamente di tornare in Africa orientale, percorrendo al contrario la tratta. A volte, sono gli stessi yemeniti che cercano la fuga dal loro Paese e dalla guerra. 

Situato tra due continenti, lo Yemen, storicamente, è sempre stato un Paese di origine, transito e destinazione per rifugiati e richiedenti asilo. In genere, i migranti africani cercano di raggiungere via terra il Gibuti e la Somalia, per poi imbarcarsi, attraverso il Golfo di Aden, verso lo Yemen, con l’obiettivo di andare poi nei Paesi del Golfo. Secondo l’IOM, i trafficanti utilizzano le zone più colpite dal conflitto come “punti strategici” per portare avanti il loro business. In particolare, gli scafisti promettono ai migranti un passaggio facile attraverso lo Yemen, dal momento che le autorità locali “sono troppo impegnate ad occuparsi degli scontri” per monitorare i confini. Una volta giunti in territorio yemenita, tuttavia, i migranti vengono a trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a quella annunciata, nel bel mezzo di un conflitto. Al momento, l’IOM non è ancora riuscita ad effettuare una stima precisa degli stranieri morti nel corso delle traversate attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb, che rappresenta altresì un’importante rotta commerciale nel mezzo di due continenti.

Migliaia di migranti provenienti da Paesi del Corno d’Africa, come l’Etiopia e la Somalia, rimangono poi spesso bloccati nei centri di detenzione dello Yemen e fatti prigionieri dai trafficanti. Il 7 marzo, almeno 60 persone, la maggior parte delle quali di nazionalità etiope, sono rimaste uccise in un incendio divampato in un centro per migranti di Sanaa. L’ONG Human Rights Watch ha accusato i ribelli sciiti Houthi di aver sparato “proiettili non identificati” contro la struttura. “Decine di migranti sono stati bruciati a morte nello Yemen, il 7 marzo 2021, dopo che le forze Houthi hanno lanciato proiettili non identificati contro un centro di detenzione per richiedenti asilo a Sanaa, provocando un grave incendio”, ha affermato HRW in una dichiarazione, pubblicata il 16 marzo. Nella nota, l’organizzazione non governativa ha specificato che i migranti stavano protestando contro il sovraffollamento del centro quando le guardie hanno radunato centinaia di loro in un capannone e hanno cominciato a sparare dall’alto. “I testimoni hanno rivelato che la prima esplosione ha prodotto molto fumo e ha fatto lacrimare gli occhi, provocando prurito e irritazione. La seconda, che i migranti hanno definito una sorta di “bomba”, è esplosa rumorosamente e ha causato un incendio”, ha spiegato Human Rights Watch. Secondo la ricostruzione della ONG, un gruppo di miliziani Houthi, chiamati dai sorveglianti del centro, avrebbe sparato lacrimogeni e granate assordanti contro i migranti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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