NATO,G7: critiche dalla Cina e incertezze dall’Europa per i piani di Biden

Pubblicato il 15 giugno 2021 alle 16:46 in Cina Europa USA e Canada

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La Cina ha criticato i comunicati emessi dai leader del G7 e della NATO rispettivamente il 13 e 14 giugno definendo gli USA “malati”. Intanto, il presidente statunitense, Joe Biden, ha concluso tali incontri “convito” che il G7 riconosca in Pechino una minaccia globale alla democrazia ma, secondo la CNN, gli europei sarebbero ancora restii ad adottare una posizione risoluta contro la Cina.

Il 15 giugno, il portavoce del Ministero Affari Estri della Cina, Zhao Lijian, ha risposto ai comunicati del G7 e della NATO.

Nel primo caso, i partecipanti hanno deciso di creare un’alternativa all’iniziativa delle Nuove Vie della Seta della Cina e hanno sottolineato l’importanza della pace nello Stretto di Taiwan. I leader del G7 hanno poi chiesto a Pechino di rispettare i diritti umani a Hong Kong e nello Xinjiang, di consentire un’indagine completa sulle origini del coronavirus e di limitare la propria aggressività nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale. A tal proposito, Zhao ha dichiarato che la mossa del G7 ha violato gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ha messo in luce le “cattive intenzioni” di pochi Paesi, quali gli USA. Zhao ha quindi ricordato che l’epoca in cui un Paese o un gruppo di Paesi comandava il mondo è finita e che, ad oggi, la comunità internazionale non dovrebbe impegnarsi in “politiche di gruppo” basate su “circoli ristretti”. Zhao ha affermato che non dovrebbero essere tracciate linee ideologiche per fare pressioni su modelli di sviluppo diversi. Per la Cina, gli USA “sono gravemente malati” e il G7 sta ancora “prendendo loro il battito” e prescrivendo medicinali.

Nel secondo caso, la NATO ha affermato che la Cina e le sue ambizioni dichiarate presentano “sfide sistemiche” all’ordine internazionale basato su regole e alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza. A tal proposito Zhao ha dichiarato che al mondo vi sono un solo sistema e un solo ordine globali, ovvero quello con al centro le Nazioni Unite e quello basato sul diritto internazionale. Il portavoce ha poi ricordato che, all’interno della NATO, ad ogni Paese è richiesto di partecipare alla spesa militare con il 2% del proprio PIL ma, al contempo, vengono fatti commenti “irresponsabili” sulla difesa e sulla modernizzazione militare della Cina, che devolve al settore l’1,3% del proprio PIL. Zhao ha poi aggiunto che la spesa militare pro-capite della Cina è inferiore alla media globale ed equivarrebbe a meno di 1/5 di quella della NATO. Zhao ha poi ricordato azioni passate della NATO, quali il bombardamento dell’ex-Jugoslavia che era stato eseguito senza l’approvazione dell’Onu. Il portavoce ha poi concluso affermando che la Cina non è una “sfida sistemica” per nessuno.

Intanto, come riferito dalla CNN il 15 giugno, Biden sarebbe sicuro di aver convinto i propri alleati europei a contrastare “l’autocrazia, gli abusi di diritti umani e l’infrazione di regole” da parte della Cina. Tuttavia, gli europei sarebbero ancora restii a farsi trascinare in “una resa dei conti” tra le parti. In particolare, alcuni funzionari statunitensi avrebbero rivelato che l’Italia e la Germania non sarebbero state a loro agio con il linguaggio adottato nei due comunicati, che la Cina avrebbe potuto percepire come provocatorio.

In particolare, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva affermato che la Cina è un “rivale” in più questioni ma anche un “partener” sotto vari aspetti. Il presidente francese, Emmanuel Macron, invece, aveva dichiarato l’intenzione del G7 di lavorare con Pechino in materia di clima, commercio e sviluppo, nonostante le incomprensioni e aveva affermato: “Il G7 non è un gruppo ostile alla Cina”.  Rispetto al vertice NATO, invece, prima dell’incontro, il primo ministro italiano, Mario Draghi, aveva affermato che il summit ha fatto parte di un processo per riaffermare e ricostruire le alleanze fondamentali degli USA, che erano state indebolite dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump.  Il 13 giugno, Draghi aveva altresì dichiarato che valuterà attentamente la sottoscrizione di Roma del progetto delle Nuove Vie della Seta.

Durante la visita in Italia del presidente cinese, Xi Jinping, il 23 marzo 2019, l’Italia aveva firmato con la Cina 29 accordi, sia a livello governativo, sia tra aziende, per un valore di 2,5 miliardi di euro, ma con un potenziale di 20 miliardi, diventando il primo grade Paese occidentale ad aderire al progetto delle Nuove Vie della Seta.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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