La NATO vuole garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul

Pubblicato il 15 giugno 2021 alle 16:47 in Afghanistan NATO

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Mentre le forze armate afghane continuano a combattere con i talebani per il controllo del territorio in numerose province, la NATO ha assicurato che farà tutto il possibile per garantire l’operabilità dell’aeroporto di Kabul dopo il ritiro delle truppe, in un possibile riferimento alla proposta della Turchia

Il presidente degli USA, Joe Biden, in una conferenza stampa tenutasi il 14 giugno, a seguito di un vertice dei leader della NATO a Bruxelles, ha ribadito il consenso degli alleati sul mantenimento di un forte sostegno per la popolazione afghana, dopo il ritiro delle truppe internazionali dal Paese, previsto entro settembre. “Le nostre truppe stanno tornando a casa, ma abbiamo concordato che il nostro impegno diplomatico, economico e umanitario nei confronti del popolo afghano e il nostro sostegno alle forze di sicurezza e difesa nazionali continueranno”, ha affermato Biden. Il presidente degli USA ha fatto riferimento agli sforzi contro il terrorismo, volti a garantire che l’Afghanistan non diventi mai più un rifugio sicuro per gli attacchi contro nostri Paesi. In particolare, durante il vertice di Bruxelles, i leader della NATO hanno concordato di mantenere i finanziamenti per l’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul, anche dopo la fine della missione Resolute Support (RS) in Afghanistan.

Dopo il vertice, anche il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ricordato che la missione RS sta finendo, ma ha ribadito anche che l’Alleanza continuerà a sostenere l’Afghanistan. Il supporto, secondo quanto riferito il 14 giugno, verrà concretizzato in quattro modi: tramite il finanziamento delle forze armate afgane, con l’addestramento all’estero delle stesse, attraverso una continua presenza civile e con il mantenimento delle “infrastrutture critiche” come l’aeroporto di Kabul. “La NATO e gli alleati stanno ora lavorando su come garantire il funzionamento continuo di un aeroporto internazionale a Kabul. Ci sono state riunioni anche oggi a margine del vertice. La Turchia, ovviamente, svolge un ruolo chiave in questi sforzi”, ha dichiarato il segretario generale. “Stiamo elaborando come operare esattamente, ma c’è un forte impegno da parte della NATO e degli alleati per garantire la gestione dell’aeroporto internazionale”, ha aggiunto.

Stoltenberg ha poi ribadito che la NATO manterrà un alto rappresentante civile a Kabul, per portare avanti l’impegno diplomatico e rafforzare la sua partnership con l’Afghanistan. “Riconoscendo la sua importanza per una presenza diplomatica e internazionale duratura, nonché per la connettività dell’Afghanistan con il mondo, la NATO fornirà finanziamenti di transizione per garantire il funzionamento continuo dell’aeroporto internazionale di Hamid Karzai”, ha dichiarato il segretario. A tale proposito, l’11 giugno, i talebani avevano invitato la Turchia a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan, insieme agli alleati NATO, a seguito della proposta di Ankara di rimanere sul campo per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. Funzionari turchi hanno riferito che Ankara ha avanzato questa ipotesi durante un incontro della NATO, tenutosi il 31 maggio. “La Turchia è un grande Paese islamico. L’Afghanistan ha avuto relazioni antiche con esso. Speriamo di avere stretti e buoni rapporti con loro quando in futuro verrà stabilito un nuovo governo islamico afghano”, ha dichiarato a tale proposito il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. 

Intanto, sul campo, la situazione rimane critica. Nella settimana dal 7 al 14 giugno, le forze armate afgane hanno riconquistato due distretti nel Nord del Paese. Tuttavia, altre aree continuano a cadere nelle mani dei talebani. Il distretto di Khan Abad, a Kunduz, è stato nuovamente conquistato dai soldati di Kabul, il 14 giugno, e il distretto di Chah Ab, a Takhar, era tornato sotto il controllo del governo pochi giorni prima. Nel frattempo, le forze di sicurezza hanno riferito di aver abbandonato il centro del distretto di Sayyad, nella provincia settentrionale di Sar-e-Pul, e il distretto di Oba, nella provincia occidentale di Herat. I dati raccolti dal quotidiano locale, Tolo News, rivelano che i centri di almeno 30 distretti sono caduti nelle mani dei talebani, in meno di due mesi. Alcuni di questi sono situati nelle province di Herat, Ghor, Farah, Badghis, Faryab, Sar-e-Pul, Baghlan, Takhar e Balkh. “Le cause profonde per cui i distretti hanno iniziato a cadere improvvisamente dovrebbero essere analizzate. Alcuni nella parte occidentale del Paese sono stati consegnati ai talebani senza resistenza e le armi lì presenti sono state lasciate ai militanti”, ha dichiarato Sadiq Qaderi, un deputato di Herat.

Inoltre, i centri dei seguenti distretti sono già controllati dai talebani: quello di Washir nella provincia di Helmand; di Arghistan in quella di Kandahar; i distretti di Shinkai e Arghandab in quella di Zabul; i distretti di Chinarto e Gezab nella provincia dell’Uruzgan; i distretti di Dob e Mandol in quella del Nuristan; il distretto di Arghanjkhwah in quella di Badakhshan; i distretti di Deh Yak, Jaghato, Rashidan e Ab Band nella provincia di Ghazni; il distretto di Charkh in quella di Logar; i distretti di Narkh e Jalrez in quella di Maidan Wardak; e i distretti di Dawlat Shah nella provincia di Laghman. “I territori stanno venendo conquistati ogni giorno. Ma non cambia niente. Annunciano che si sono ritirati. Cosa significa? Kabul cadrà e diranno che si sono ritirati”, ha dichiarato un residente di Kabul, criticando il governo afghano.

Da parte delle istituzioni, tuttavia, arrivano tentativi di rassicurare la popolazione. Il primo vicepresidente, Amrullah Saleh, ha affermato che i recenti progressi dei talebani sono limitati. “La loro sequenza non ha profondità o larghezza. Coloro che hanno familiarità con la lotta contro i talebani sanno che questa linea stretta si trasformerà in una fossa comune”, ha scritto Saleh in un post su Facebook. “Ci sono aree nei distretti da dove ci siamo ritirati. Sono state inviate nuove forze, sono state equipaggiate e il nemico sarà presto rimosso da lì”, ha aggiunto il portavoce del ministero della Difesa, Rohullah Ahmadzai. Almeno 40 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi o feriti negli scontri tra il 13 e il 14 giugno. Il Ministero della Difesa afghano afferma che i talebani hanno subito un numero maggiore di vittime. Tuttavia, i militanti islamisti afghani hanno respinto i dati forniti dal Ministero.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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