Vertice NATO: atteso l’incontro Erdogan-Mitsotakis

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 10:47 in Grecia NATO Turchia

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In un clima di recente allentamento delle tensioni, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si incontreranno oggi, lunedì 14 giugno, a Bruxelles, a margine del vertice NATO. L’obiettivo principale dei loro colloqui è raggiungere ciò che non è ancora stato raggiunto a livello diplomatico, ovvero creare un canale di comunicazione personale tra i due leader.

Da quando la Turchia ha firmato un memorandum d’intesa sui confini marittimi con l’allora Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, il 27 novembre 2019, i rapporti tra Ankara e Atene sono peggiorati. Ad oggi, una serie di sforzi di mediazione sono stati intrapresi, ma nessuno di questi ha portato a risultati effettivi. Il periodo di maggior rottura si è verificato nell’estate del 2020, quando la Turchia ha inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Oltre a Mitsotakis, Erdogan incontrerà anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, lunedì 14 maggio, e discuterà con lui dell’acquisto da parte di Ankara del sistema russo S-400, una questione ancora aperta. Secondo le recenti dichiarazioni del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, il presidente Biden solleverà anche il tema del Mediterraneo orientale con il suo omologo turco. É probabile che ad agosto o all’inizio di settembre, Blinken visiti la Grecia come parte di una discussione con il suo omologo, Nikos Dendias, volta a firmare il rinnovo dell’accordo di cooperazione per la difesa reciproca (MDCA).

Prima di incontrare Erdogan, il premier greco Mitsotakis si è detto aperto ad “un’agenda positiva”, sottolineando comunque la necessità che la distensione avvenga in “modo graduale, proporzionato e reversibile”. Parlando a margine della riunione ministeriale del MED7, ad Atene, il 12 giugno, Mitsotakis ha affermato che le prospettive positive nel rapporto con la Turchia dipenderanno dal mantenimento dell’attuale de-escalation “e a condizione che Ankara partecipi in modo costruttivo al dialogo e rispetti le condizioni stabilite dall’UE”, agendo in conformità al diritto internazionale, compresa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

Le parole usate da Mitsotakis sulle condizioni che la Turchia dovrebbe rispettare per favorire un’agenda positiva riprendono il testo delle conclusioni del Consiglio europeo, riunitosi sulla questione lo scorso marzo. Ankara, tuttavia, non è firmataria dell’UNCLOS e non è d’accordo nel fornire alla Grecia una piattaforma continentale e una ZEE in virtù della sua sovranità sulle isole dell’Egeo. Il governo turco contesta ad Atene la proprietà di almeno 18 di queste isole, che chiama “zone grigie”, e ha persino chiesto una revisione del Trattato di Losanna del 1923, in base al quale è stata stabilita la maggior parte dei confini della Turchia moderna. 

Un altro argomento di discussione è la questione di Cipro. Per quanto riguarda questo tema, Mitsotakis ha ribadito, durante il suo discorso al MED7, che la ferma posizione di Atene per una soluzione giusta e duratura “si basa su una federazione bizonale e bicomunale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e pienamente in in linea con l’acquis europeo”. Il premier greco ha escluso la possibilità di una soluzione a due Stati che Ankara sta cercando di portare avanti negli ultimi mesi. 

Il territorio cipriota risulta attualmente diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

 

di Redazione

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