Tunisia: scontri tra polizia e manifestanti, gli agenti accusati di “abusi”

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 9:20 in Africa Tunisia

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Scontri sono scoppiati nella capitale della Tunisia dopo che centinaia di giovani sono scesi in piazza per protestare contro gli abusi della polizia. Le manifestazioni, che hanno raggiunto il culmine sabato 12 giugno, si sono diffuse in seguito alla morte di un giovane arrestato per spaccio di droga. L’uomo sarebbe deceduto mentre era in detenzione. La famiglia ha accusato la polizia di averlo picchiato a morte e le autorità hanno aperto un’inchiesta, nonostante, giovedì 10 giugno, il Ministero degli Interni abbia negato ogni responsabilità degli agenti.

Le violenze sono avvenute nel quartiere Sejoumi di Tunisi e sono seguite a proteste nel centro della città, durante le quali i manifestanti hanno lanciato sedie e pietre contro la polizia, che ha risposto con calci e bastoni. Gli agenti hanno usato anche gas lacrimogeni per disperdere la folla e hanno arrestato diverse persone nell’area di Sidi Hassine, alla periferia di Tunisi. La situazione aumenta la pressione sul governo del primo ministro tunisino, Hichem Mechichi.

Prima di sabato, erano già tre notti consecutive che i cittadini manifestavano per la morte dell’uomo ucciso “in circostanze sospette”, secondo quanto riferito dalla Lega tunisina per i diritti umani (LTDH). In un comunicato, quest’ultima ha denunciato le violenze subite dai cittadini durante gli scontri con la polizia “per mettere a tacere le voci di protesta” e ha accusato della violenta repressione delle forze dell’ordine il primo ministro Mechichi, che è anche ministro degli Interni ad interim. Mechichi, tuttavia, ha negato l’accusa.

Le manifestazioni della scorsa settimana hanno riportato alla luce le proteste scoppiate nel 2018 dopo la morte di un tifoso diciannovenne del Club Africain, di nome Omar Laabidi. Più in generale, tra i manifestanti di sabato, c’erano le madri di tre giovani morti negli ultimi tre anni dopo essere stati arrestati. Le donne, tra cui la madre di Laabidi,  hanno rivelato di non aver ancora ottenuto giustizia per i loro figli. 

Le autorità tunisine sono state poi chiamate ad indagare su un altro incidente separato, venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vedrebbero degli agenti in abiti civili mentre spogliano e picchiano brutalmente un minore. Gli uomini della polizia sospettati di essere coinvolti nell’incidente sono stati arrestati e il primo ministro ha affermato la vicenda è “scioccante e inaccettabile”. Le violenze sarebbero sempre avvenute nel distretto di Sidi Hassine. L’Alta Commissione indipendente per i diritti umani della Tunisia ha dichiarato, giovedì 10 giugno, che azioni simili a quelle che si vedono nel video diffuso online rischiano di minare “la fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni”.

Secondo diversi attivisti per i diritti umani, gli abusi della polizia rischiano di minare le conquiste democratiche ottenute dopo il rovesciamento del regime dell’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, avvenuto un decennio fa. Anni dopo la rivoluzione, le forze di sicurezza tunisine devono ancora vedere una riforma significativa del loro apparato interno. Gli ufficiali molto raramente vengono perseguiti per presunti abusi.

Il Paese Nord-africano vive da oltre quattro mesi una profonda crisi politica e costituzionale che ha portato a un progressivo allontanamento tra i capi di Stato, governo e Parlamento. In particolare, il presidente Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi aspettano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si oppone alla nomina di 4 tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, Saied ha più volte messo in luce come nella nuova squadra manchino figure femminili. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti loro affidati.

Al momento, inoltre, Mechichi svolge anche il ruolo di ministro dell’Interno, una posizione verso cui, secondo alcuni analisti, Saied non è del tutto favorevole. Inoltre, obiettivo delle parole del presidente potrebbe essere evitare la nomina di membri dell’apparato di sicurezza fedeli al premier, che potrebbero opporsi con forza in futuro a determinati movimenti politici tunisini. Il presidente tunisino potrebbe inoltre percepire i servizi di sicurezza come una minaccia per la sua autorità. Ad ogni modo, a prescindere dall’obiettivo di Saied, le sue parole mostrano una chiusura nei confronti di un dialogo nazionale che potrebbe risanare le divergenze.

Un quadro politico simile, affiancato da una perdurante crisi economica, alimenta il malcontento della popolazione, che lamenta altresì il concomitante peggioramento dei servizi pubblici. La disoccupazione nel Paese Nord-africano risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

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di Redazione