Taiwan ringrazia il G7, la Cina no

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 18:32 in Cina Taiwan USA e Canada

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A conclusione del summit dei Paesi del Gruppo dei sette (G7), il 13 giugno, nel Regno Unito, i partecipanti hanno rilasciato un comunicato in cui è stata sottolineata l’importanza della pace nello Stretto di Taiwan, incoraggiando le parti a trovare una risoluzione pacifica alla questione. Il 14 aprile, le autorità dell’isola hanno ringraziato i Paesi e le istituzioni del summit mentre Pechino ha criticato le dichiarazioni in questione definendole atti di interferenza.

La presidente del governo dell’isola, Tsai Ing-wen, ha ringraziato i leader del G7 e dell’Unione europea (UE) per il loro sostegno nei confronti di Taiwan. Tsai ha affermato che il comunicato del 12 giugno abbia dimostrato ancora una volta che la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan non riguardano solamente l’isola e la Cina continentale ma hanno attirato l’interesse globale visto il loro ruolo chiave per mantenere la pace e la stabilità nella regione dell’Indo-Pacifico.

Il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha notato che il G7 ha menzionato per la prima volta la questione dello Stretto di Taiwan, dalla fondazione dell’allora Gruppo dei sei (G6) nel 1975. A tal proposito il Ministero degli Affari Esteri taiwanese ha ringraziato i capi di Stato e i leader del gruppo per le loro azioni. Il Ministero ha poi notato che la questione taiwanese era già emersa durante gli ultimi incontri tra i capi di Stato di USA e Giappone, in occasione del vertice USA-Corea del Sud, durante il summit UE-Giappone, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri del G7 e dell’incontro 2+2 tra Giappone e Australia.

Il segretario del Partito progressista Democratico (PPD), Luo Zhizheng, ha affermato che molti Paesi sono preoccupati per la pace nello Stretto di Taiwan al punto che alcuni hanno intrapreso azioni per tutelarla e Taiwan ha guardato con favore a tali iniziative. Luo ha affermato che la Cina è fonte di instabilità regionale ed è una sfida alla pace. Anche il presidente del Guomindang, il partito rivale del DPP, Jiang Qichen, ha sottolineato l’importanza di dare risalto alla questione della sicurezza e stabilità regionali attraverso lo Stretto di Taiwan e ha affermato di sperare che il G7 aiuterà l’isola.

Diversamente dalle istituzioni taiwanesi, quelle cinesi hanno espresso opposizione per le dichiarazioni del G7 in merito a Taiwan e non solo. Il 14 aprile, l’ambasciata cinese nel Regno Unito ha affermato che quanto affermato dai leader del G7 in merito a Taiwan, ma anche in relazione ad Hong Kong e allo Xinjiang, sono calunnie nonché atti di interferenza negli affari interni della Cina.  Pechino ha ribadito di essere a sostegno della pace e della cooperazione specificando però di non accettare calunnie e interferenze e dicendosi pronta a difendere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo del Paese.

Rispetto alla questione di Taiwan, l’ambasciata cinese a Londra ha ribadito che al mondo vi è una sola Cina e che Taiwan ne è una parte indivisibile. Per Pechino, le attuali tensioni nello Stretto di Taiwan sono causate dalle autorità del DDP e dal loro rifiuto di riconoscere il Consenso del 1992, ovvero un’intesa raggiunta tra i rappresentanti delle istituzioni di Taipei e il governo di Pechino che avrebbe dovuto creare una base per le relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. Le parti avevano convenuto sull’esistenza di “una sola Cina, con più interpretazioni” ma, dal loro insediamento, le forze del DPP avrebbero rifiutato tale esito determinando il fallimento di tale iniziativa. L’ambasciata ha quindi ribadito la necessità della riunificazione delle due sponde dello Stretto ribadendo che, seppur sia auspicata una risoluzione pacifica, la Cina non lascerà mai spazio ad alcuna attività separatista.

La Cina considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. 

Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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