NATO: la Cina presenta “sfide sistemiche”

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 20:57 in Cina USA e Canada

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L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), il 14 giugno, ha dichiarato che la Cina presenta “sfide sistemiche” per l’alleanza, per la prima volta dalla sua istituzione. La NATO ha rilasciato un comunicato in 79 punti in cui tre paragrafi sono stati dedicati a Pechino e la Cina è stata menzionata dieci volte.

La Nazione asiatica è stata al centro dell’incontro tra i trenta leader della NATO, compreso il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, riunti a Bruxelles il 14 giugno. Nel comunicato pubblicato a conclusione dell’incontro è stato affermato che: “Le ambizioni dichiarate della Cina e il suo comportamento risoluto presentano sfide sistemiche all’ordine internazionale basato su regole e alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza […] Siamo preoccupati per quelle politiche coercitive che sono in contrasto con i valori fondamentali sanciti dal Trattato di Washington”.

Durante la conferenza stampa a conclusione dell’evento, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg ha affermato che l’Organizzazione è preoccupata per il fatto che la Cina sta ampliando velocemente il proprio arsenale nucleare con più testate e con molti sistemi sofisticati di rilascio. Stoltenberg ha poi dichiarato che altri motivi di preoccupazione sono rappresentati dalla cooperazione militare di Pechino e Mosca e dall’“utilizzo della disinformazione” da parte cinese. Per tali ragioni, i leader della NATO hanno chiesto alla Cina di attenersi ai suoi impegni internazionali e di agire responsabilmente nel sistema globale, compresi gli ambiti spaziale, informatico e marittimo, nel preservare il proprio ruolo di grande potenza.

A Stoltenberg è stato poi chiesto se esistesse una linea che la Cina avrebbe dovuto oltrepassare per diventare un “avversario” anziché una “sfida sistemica” e Stoltenberg ha dichiarato che l’Organizzazione non sta tracciando linee. Al contrario, la NATO starebbe rispondendo al fatto che la Cina diventerà presto la più grande economia al mondo con il secondo budget per la difesa e avrà la più grande Marina militare sul pianeta. Stoltenberg ha aggiunto che Pechino starebbe investendo notevolmente in nuove capacità moderne, nuove tecnologie “dirompenti”, quali i sistemi autonomi, il riconoscimento facciale e l’intelligenza artificiale, inserendo tali componenti in diversi sistemi armati che stanno “cambiando la natura della guerra” con pochi o nessun precedente storico.

Come riferito da South China Morning Post, il numero di volte in cui la Cina è stata menzionata nel comunicato è un segno dell’evoluzione della percezione che la NATO ha del Paese asiatico. In seguito al summit del 2019 era stato rilasciato un comunicato in cui la Cina era stata nominata una sola volta e nel testo era stato affermato che la sua crescente influenza e le sue politiche internazionali rappresentavano sia sfide, sia opportunità. Nel documento del 14 giugno, la collaborazione con la Cina è stata incoraggiata dove possibile soprattutto in aree quali il cambiamento climatico.

Prima dell’incontro del 14 giugno, tra i leader della NATO che hanno riconosciuto nella Cina le maggiori sfide di difesa e politiche dell’Organizzazione vi è stato il premier canadese, Justin Trudeau. Il primo ministro italiano, Mario Draghi, ha invece affermato che il summit della NATO rientra in un processo per riaffermare e ricostruire le alleanze fondamentali degli USA che erano state indebolite dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump.  Il 13 giugno, Draghi aveva altresì affermato che valuterà attentamente la sottoscrizione di Roma del progetto delle Nuove Vie della Seta.

Durante la visita in Italia del presidente cinese, Xi Jinping, nel marzo 2019, l’Italia aveva firmato con la Cina 29 accordi, sia a livello governativo, sia tra aziende, per un valore di 2,5 miliardi di euro, ma con un potenziale di 20 miliardi, diventando il primo grade Paese occidentale ad aderire al progetto delle Nuove Vie della Seta.

Rispetto alla possibilità di una nuova Guerra Fredda, Il quotidiano cinese Huanqiu ha riportato le prole di Stoltenberg, il quale  ha dichiarato che la NATO non è impegnata in tale direzione e che gli alleati occidentali dovranno adattarsi alle sfide poste dall’ascesa della Cina. “Non stiamo entrando in una nuova Guerra Fredda. La Cina non è il nostro avversario, né il nostro nemico. [..] Dobbiamo lavorare insieme come un’alleanza per affrontare l’ascesa della Cina”. Tra i Paesi più vicini a Pechino all’interno della NATO vi è l’Ungheria del premier Viktor Orban il quale ha dichiarato: “Ho 58 anni. Ho passato 26 anni della mia vita in Guerra Fredda. Credetemi, è brutto, quindi non fatelo”. Prima di lui, il premier inglese, Boris Johnson aveva affermato che nessun membro dell’Organizzazione avrebbe voluto entrare in una nuova Guerra Fredda con la Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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