Libia: la Camera dei Rappresentanti discute del bilancio e delle posizioni sovrane

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 13:23 in Africa Libia

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La Camera dei Rappresentanti della Libia discuterà oggi, lunedì 14 giugno, il disegno di legge sul bilancio statale del 2021 e la questione dell’assegnazione delle posizioni sovrane. La sessione si svolgerà a Tobruk, su istruzioni del presidente della Camera, Aguila Saleh.

La nomina delle figure chiave a livello nazionale include quella del governatore della Banca centrale, del presidente della Corte dei Conti, del capo dell’Autorità di controllo amministrativo e del capo dell’Autorità anticorruzione. A tal proposito, sono diversi i deputati che hanno affermato di non voler approvare il bilancio senza aver prima nominato le posizioni sovrane, ovvero gli “strumenti di controllo” delle finanze dello Stato.

L’approvazione del bilancio unificato è una questione centrale per il nuovo governo della Libia, in quanto è essenziale per portare avanti i progetti pianificati e rispondere alle esigenze della popolazione, riguardanti, in particolare, elettricità, salute e risorse alimentari. Il 20 aprile scorso, per la seconda volta, la Camera dei Rappresentanti libica ha respinto il progetto di bilancio presentato dall’esecutivo, esortandolo a rivedere il piano e ad apportare le modifiche richieste. Poi, il 24 maggio, si è tenuto un nuovo incontro per discutere dalla questione, ma, anche in questo caso, non è stato raggiunto il risultato sperato. Ad essere approvata è stata soltanto la prima voce, relativa ai salari, aumentata a 34,6 miliardi di dinari, rispetto ai 33,3 previsti inizialmente.

Il primo ministro della Libia, Abdulhamid Dbeibah, ha affermato che il nuovo governo sta lavorando per includere tutte le osservazioni sul disegno di legge presentate dalla Camera dei rappresentanti nella versione rivista. Durante una riunione consultiva tenutasi a Tripoli, alla presenza di alcuni membri e del primo vicepresidente della Camera, nonché di diversi funzionari governativi, Dbeibah ha ribadito l’importanza del ruolo delle istituzioni statali nel controllo e nella verifica della spesa del governo. Dal canto suo, il vice speaker di Tobruk, Fawzi Al-Nuwairi, ha invitato l’esecutivo a prendere sul serio le note del comitato finanziario della Camera dei Rappresentanti sul bilancio e a fornire una legislazione unificata per gli stipendi del settore pubblico, finalizzata a raggiungere una giustizia sociale in Libia.

Lo scorso 10 giugno, il portavoce del governo di Tripoli, Mohammed Hammouda, aveva annunciato che i deputati avrebbero discusso dell’ultimo disegno di legge di bilancio presentato dal governo unitario nazionale, da 93,7 miliardi di dinari “senza cambiamenti”. “Se la Camera dei rappresentanti approverà un aumento degli stipendi di alcuni settori, raccomanderà al governo di aumentare il capitolo sugli stipendi”, aveva spiegato.

Risale all’8 febbraio l’annuncio con cui la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) aveva riferito che, per la prima volta dal 2014, le parti libiche avevano raggiunto un accordo per un bilancio unificato della durata di due mesi. Il fine era delineare un progetto temporaneo in modo da consentire all’autorità esecutiva unificata di decidere, in un secondo momento, sul budget completo per il 2021. Il bilancio da 93,7 miliardi di dinari libici comprende 12,6 miliardi da destinare ad agenzie statali e ministeri, 20 miliardi allo sviluppo, 22,6 miliardi al sostegno e 4 miliardi alle spese di emergenza. Oltre a richiedere maggiore trasparenza e chiarimenti, sono state molteplici le proposte avanzate dai deputati libici, dalla suddivisione del bilancio per regioni all’inclusione di un bilancio per l’esercito. Risolvere tali ostacoli risulta essere essenziale per poter proseguire sul cosiddetto percorso politico, in vista delle elezioni previste per il 24 dicembre 2021. Il fine ultimo è porre fine alla situazione di grave instabilità in cui la Libia versa sin dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. 

Qualche giorno prima che a Tobruk iniziassero le discussioni sul bilancio, a Tripoli, nella giornata di sabato 12 giugno, il premier Dbeibah, il ministro degli Esteri libico, Najla Al-Mangoush, e un certo numero di funzionari governativi, tra cui il ministro degli Interni, Khalid Mazen, hanno tenuto incontri con una delegazione turca, composta, tra gli altri, dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, dal ministro della Difesa, Hulusi Akar, dal ministro degli Interni, Suleyman Soylu, dal capo di stato maggiore, il generale Yasar Guler, dal capo dei servizi segreti, Hakan Fidan, dal direttore delle comunicazioni, Fahrettin Altun, e dal portavoce presidenziale, Ibrahim Kalin.

I funzionari libici hanno discusso con i loro omologhi turchi di relazioni bilaterali su questioni regionali. Nello specifico, Cavusoglu e Al-Mangoush hanno parlato del continuo sostegno di Ankara alla Libia in tutte le aree e hanno previsto un incontro simile, il 18 giugno, ad Antalya, in Turchia. Anche Mazen e Soylu hanno affrontato una pluralità di dossier, non ultimo quello relativo allo sviluppo e al rafforzamento delle capacità delle forze di polizia della Libia. I due, più in generale, hanno focalizzato l’incontro sul rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza tra i due Paesi.

Il giorno precedente, venerdì 11 giugno, il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled Al-Mashri, aveva tenuto colloqui con Cavusoglu e sottolineato la posizione del Consiglio sulle questioni da discutere alla prossima conferenza di Berlino sulla Libia. Secondo Al-Mishri, le parti interessate devono attenersi al calendario delle elezioni e garantire l’integrità del processo. Il Consiglio ha altresì rivendicato il diritto del popolo di dire la sua nel progetto di Costituzione preparato dall’Assemblea Costituente.

All’incontro tra Cavusoglu e Al-Mishri, erano presenti anche deputati dell’Alto Consiglio di Stato come Mohammed Baqi e Safwan Almasuri, oltre a diversi alti funzionari turchi, tra cui il ministro della Difesa Akar e quello degli Interni Soylu. Akar, in particolare, ha dichiarato che la Turchia non è una forza straniera e che continuerà a sostenere la Libia in nome di uno storico rapporto che va avanti da oltre 500 anni tra i due Paesi. Visitando la fregata TCG GELİBOLU, al largo della costa libica, il ministro della Difesa turco ha sottolineato che Ankara condivide con Tripoli accordi bilaterali su una pluralità di settori, dalla cooperazione, all’istruzione, allo scambio di informazioni, che sono in conformità con il diritto internazionale. Akar ha specificato che la Turchia continuerà a fornire supporto, addestramento e consulenza alle forze dell’esercito libico in modo che possano raggiungere gli standard internazionali e ha aggiunto che l’obiettivo di Ankara “è che la Libia rimanga unita, sicura e stabile”, senza Haftar e i suoi alleati, che “sono il vero problema del Paese nordafricano”.

Oggi, la delegazione turca è a Bruxelles per partecipare al vertice della NATO.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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