L’Azerbaigian rimpatria 15 prigionieri armeni in cambio di mappe sulle mine

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 19:20 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian ha rimpatriato, sabato 12 giugno, un gruppo di 15 prigionieri armeni in cambio di mappe in cui è indicata la posizione di quasi 100.000 mine nella regione di Agdam, nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. Tale area era stata occupata dall’Armenia durante i quasi tre decenni di conflitto nel Nagorno-Karabakh. 

L’accordo, mediato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ha rappresentato “un raro momento di conciliazione” tra i due Paesi del Caucaso Meridionale. In una dichiarazione, il Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha ringraziato gli Stati Uniti e la Georgia per il sostegno nei processi di mediazione. Nello specifico, il Dipartimento di Baku ha citato il contributo apportato dal segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, dall’assistente del segretario di Stato, Phil Reeker, e dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Altrettanto importante è stata la mediazione del premier georgiano, Irakli Garibashvil, nonché dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), attualmente presieduta dalla Svezia. Michel ha svolto un ruolo chiave nei negoziati azero-armeni del mese di maggio con lo scopo di giungere, quanto prima, ad un accordo tra le parti.

Gli analisti hanno definito il patto azero-armeno come il “primo passo” verso la risoluzione di numerose questioni ancora irrisolte. Per l’Armenia, la questione principale è il rimpatrio dei prigionieri di guerra mentre per l’Azerbaigian è ricevere le mappe in cui vengono indicate le posizioni delle mine che, ancora oggi, causano incidenti alle divisioni anti-mina. Il numero esatto dei prigionieri di guerra che Baku continua a detenere è tenuto segreto da entrambe le parti e le stime cambiano al variare delle circostanze. Secondo i dati raccolti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), sarebbero 188 gli armeni che attendono di tornare in patria. Dal canto suo, l’Azerbaigian ha riconosciuto di trattenere 72 armeni, negando la presenza dei restanti 112.

Dei 112 armeni che l’Azerbaigian non riconosce, 57 sono soldati che sarebbero stati catturati a Hadrut, un’area della Repubblica dell’Artsakh, nel dicembre 2020. Tale vicenda è avvenuta a un mese di distanza dalla firma del trattato di pace, il 9 novembre 2020, tra Baku e Erevan, dove Mosca ha svolto la funzione di mediatrice. È importante sottolineare che, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni detenuti dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a loro. Secondo il conteggio della CEDU, Baku ha rilasciato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Grazie all’accordo raggiunto il 12 giugno, il bilancio ora sale a 73.

La decennale disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Nonostante l’accordo di pace, la tensione tra le parti è tornata a salire a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito del “preteso” per varcare la linea di contatto. 

A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. 

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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