Francia-Egitto: accordi dal valore di 3,8 miliardi di euro

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 15:37 in Egitto Francia

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Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha firmato accordi con l’Egitto, dal valore di 3,8 miliardi di euro, per sostenere il trasporto pubblico, le energie rinnovabili, la sicurezza sociale e lo sviluppo. L’intesa è stata siglata domenica 13 giugno.

La parte che riguarda i progetti egiziani finanziati da aziende francesi costerà a Parigi 1,8 miliardi di euro. La prima tranche dell’accordo, che vale complessivamente 800 milioni di euro, elargiti tramite un prestito del Tesoro, sarà destinata al gigante dei trasporti Alstom, per la fornitura di 55 treni sotterranei da utilizzare per la Linea 1 della metropolitana del Cairo. La tratta, utilizzata giornalmente da oltre un milione di pendolari, possiede carrozze fatiscenti che risalgono a più di tre decenni fa. La capitale egiziana, con una popolazione di oltre 20 milioni di residenti, è nota per le strade intasate e soffre della mancanza di trasporti pubblici sicuri ed efficienti. La metropolitana ha attualmente tre linee che sono in fase di ampliamento, mentre è prevista la costruzione di altre tre linee di collegamento. Ulteriori prestiti, garantiti dallo Stato, dal valore stimato di 2 miliardi di euro saranno negoziati nei prossimi 6 mesi per la realizzazione della nuova Linea 6.

Oltre al progetto con Alstom, altre nove iniziative sono incluse nell’accordo intergovernativo franco-egiziano. Tra queste, la costruzione di una linea ferroviaria tra Assuan, nel Sud dell’Egitto, e Wadi Halfa, nel vicino Sudan, un investimento di 150 milioni di euro per aiutare a riformare il sistema sanitario egiziano e 12 milioni di euro per ripristinare un’università francese in Egitto. I piani saranno finanziati dall’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD), per un miliardo di euro, tra il 2021 e il 2025. In qualità di partner di primo piano negli investimenti in energie rinnovabili, l’AFD ha fornito, dal 2007, circa 800 milioni di euro in prestiti ai progetti egiziani nel settore e, dal 2015, quasi 400 milioni di euro in finanziamenti per il clima attraverso linee di credito al settore bancario.

Grazie anche a questi finanziamenti, l’Egitto è ormai “un partner economico strategico della Francia”. “È il primo Paese in termini di prestiti del Tesoro”, ha affermato Le Maire in una dichiarazione davanti ai giornalisti al Cairo. Secondo quanto specificato dal ministro francese, la cooperazione coprirà il settore delle energie rinnovabili, la depurazione dell’acqua e il trasporto pubblico, nonché i finanziamenti per le università e gli ammortizzatori sociali.

All’incontro di domenica, presieduto da Le Maire e dal presidente egiziano, Abdel-Fattah al-Sisi, hanno partecipato anche il ministro degli Affari esteri, Sameh Shoukry, il ministro della Cooperazione internazionale, Rania Al-Mashat, e il ministro delle Finanze, Mohamed Maait.

La Francia e l’Egitto hanno stretti legami da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno del 2014, nonostante le critiche riguardo alla questione dei diritti umani e alla repressione del dissenso nel Paese nordafricano. La cooperazione tra i due Paesi ha incluso miliardi di dollari nella vendita di armi, considerato che Il Cairo è ritenuto da Parigi un partner vitale nel contrastare la militanza islamista in Nord Africa. Il 4 maggio, Francia ed Egitto hanno concluso un accordo da 4 miliardi di euro per la vendita di 30 aerei da caccia multiruolo di tipo Rafale, prodotti dall’azienda francese Dassault Aviation. L’acquisto sarà finanziato con un prestito che l’Egitto ripagherà in almeno dieci anni.

Lo scorso 6 dicembre, al Sisi era stato in visita in Francia, dove aveva ricevuto da Macron la più alta onorificenza conferita dallo Stato francese, ovvero l’Ordine nazionale della Legion d’onore. Durante l’occasione, il presidente francese aveva affermato che la vendita di armi all’Egitto non sarebbe stata vincolata a questioni legate ai diritti umani in quanto la Francia non voleva indebolire le capacità del Cairo di combattere il terrorismo nella regione. Tale dichiarazione era costata diverse critiche a Macron, che era stato accusato da varie organizzazioni per i diritti umani di aver “finto di non vedere” le violazioni dei diritti umani da parte del governo di al-Sisi. Parigi, dal canto suo, aveva risposto affermando di seguire una politica in base alla quale non sarebbe stato opportuno avanzare critiche aperte ai Paesi in materia di diritti umani, in modo da essere più efficiente nella discussione caso per caso in privato.

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Chiara Gentili

di Redazione

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