Filippine: uccisi 4 militanti filo-ISIS

Pubblicato il 14 giugno 2021 alle 17:21 in Asia Filippine

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L’Esercito delle Filippine, il 13 giugno, ha ucciso 4 militanti del gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, Abu Sayyaf.  Tra i morti vi sono stati un comandante del gruppo, Injam Yadah, ritenuto il responsabile di alcune decapitazioni nonché sospettato di essere un potenziale attentatore suicida, e il fratello del leader del gruppo terroristico, al-Al Sawadjaan.

Il 13 giugno, nel villaggio di Alat, nella provincia di Sulu, l’Esercito e la polizia sono andati ad eseguire un mandato d’arresto nei confronti di Yadah che, insieme ad alcuni compagni, ha aperto il fuoco contro le forze dell’ordine. I quattro militanti sono morti in seguito alla sparatoria scaturita dalla vicenda.

Secondo i militari, Yadah era noto per essere estremamente violento e per aver decapitato sia civili, sia membri delle forze di sicurezza. L’uomo era stato accusato dai militari di coinvolgimento nei rapimenti a scopo di riscatto di cittadini filippini e stranieri. In particolare, Yadah avrebbe partecipato al rapimento di otto pescatori indonesiani al largo della Malesia il 17 gennaio 2020, di cui tre erano stati liberati, uno era stato ucciso e quattro erano stati salvati dalle forze armate filippine il 21 marzo scorso. Yadah era stato anche collegato ai rapimenti, nel 2015, di quattro persone, tra cui due turisti canadesi che erano stati poi decapitati in seguito alla scadenza del pagamento del loro riscatto.

Nell’operazione del 13 giugno, i militari hanno sequestrato un fucile, una pistola, parti di bombe e 15 cellulari e hanno anche preso in custodia la moglie e i tre figli di Yadah. Oltre a Yadah, poi, i militari delle Filippine hanno ucciso anche al-Al Sawadjaan, il quale era noto per la fabbricazione di ordigni e per essere un aspirante attentatore suicida. Sawadjaan era anche il fratello minore del comandante di Abu Sayyaf, Mundi Sawadjaan, il principale sospettato di numerosi attentati suicidi mortali avvenuti negli ultimi anni nella provincia a maggioranza musulmana di Sulu.

Abu Sayyaf è un’organizzazione islamica separatista e terroristica delle Filippine, Paese a maggioranza cattolica, che è stata fondata da Abdurajak Abubakar Janjalani, nel 1991. In tale anno, il gruppo aveva compiuto il suo primo attentato a Zamboanga City, il 4 aprile, uccidendo due evangelici di nazionalità statunitense. Il 10 agosto 1997, Abu Sayyaf era stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere degli Stati Uniti. Al momento, il gruppo ha sede a nella provincia di Sulu, che fa parte della regione autonoma del Mindanao Musulmano ed è spesso coinvolto in azioni di pirateria, rapimenti e attacchi terroristici.

Tra gli obiettivi di Abu Sayyaf, che è altresì nota per essere l’organizzazione più pericolosa del Paese asiatico, c’è quello di istituire uno Stato indipendente e di fede musulmana nel Sud delle Filippine per la minoranza etnica musulmana dei moro, presenti per lo più a Mindanao. All’inizio, l’organizzazione aveva subito l’influenza di Al-Qaeda essendo il suo fondatore vicino a Osama bin Laden, ma, dal 2014 il gruppo ha giurato fedeltà allo Stato Islamico e si è divisa in più fazioni, una delle quali è capeggiata da Hatib Hajan Sawadjaan, ritenuto il leader locale dell’ISIS nelle Filippine Meridionali.

Nel corso del 2021, sono stati almeno 18 militanti di Abu Sayyaf uccisi dalle forze dell’ordine, altri 17 sono stati catturati mentre in 86 si sono arresi a Sulu.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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