Siria: due attacchi separati ad Afrin

Pubblicato il 13 giugno 2021 alle 17:14 in Medio Oriente Siria

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Almeno 13 persone sono state uccise in due attacchi di artiglieria separati effettuati nella città di Afrin, nel Nord della Siria, il 12 giugno. 

Il primo attacco ha colpito una zona residenziale, mentre il secondo ha preso di mira un ospedale, secondo quanto riferiscono fonti della protezione civile. Alcuni video diffusi sui social media hanno mostrato vittime tra le rovine dell’ospedale di Al Shifa. Anche il Ministero della Difesa turco, che mantiene una radicata presenza militare nell’area, stima che ci siano state 13 vittime e almeno 27 feriti. L’ufficio del governatore nella provincia turca di Hatay, al confine con Afrin, ha affermato che stava indagando sull’incidente e ha riferito che per il momento risulta che i missili siano stati lanciati dall’area di Tel Rifat, controllata dal governo siriano. 

La Turchia ha condannato l’attacco missilistico che ritiene sia stato lanciato dalle milizia curda siriana nota come People’s Protection Units (YPG). Tuttavia, le Forze Democratiche Siriane (SDF), guidate dalle YPG curda, hanno affermato di non essere responsabile. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea, mentre la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco.

Nel Nord della Siria vi sono circa 60 postazioni militari turche, sulla base di un accordo raggiunto da Mosca e Ankara, distribuite perlopiù nei governatorati di Idlib, Aleppo, Hama e Latakia. Quindici punti sono posti in aree cadute sotto il controllo delle forze affiliate al presidente siriano. Motivo per cui il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte esortato l’esercito di Damasco ad abbandonare le aree occupate dal mese di aprile 2019, minacciando un intervento delle proprie forze.

Prima della tregua del 5 marzo 2020, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, invitando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Si trattava di un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano. Nel frattempo, Ankara continua a contrastare la presenza delle SDF al confine turco-siriano.

In Siria è in corso una guerra civile iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione aveva iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. In tale contesto, l’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah. I ribelli siriani, invece, sono appoggiati dalla Turchia.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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