La Cina adotta la Legge sulla sicurezza dei dati

Pubblicato il 13 giugno 2021 alle 7:26 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) della Cina, il principale organo legislativo del Paese, il 10 giugno, ha approvato la Legge sulla sicurezza dei dati della Repubblica Popolare Cinese che entrerà in vigore il primo settembre prossimo.

In base a quanto stabilito dall’articolo 1 della legge, il suo scopo è quello di regolare le attività di trattamento dei dati, garantire la sicurezza dei dati e promuoverne lo sviluppo e l’utilizzo. Oltre q questo la legge ha la finalità di proteggere i diritti e gli interessi legittimi di individui e organizzazioni, così come di salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina.

Secondo Bloomberg, la legge consentirà al presidente cinese, Xi Jinping, di chiudere o multare le aziende del settore tecnologico e farebbe parte di un più ampio piano per ottenere il controllo di grandi quantità di dati in possesso di giganti quali Alibaba Group Holding Ltd. e Tencent Holdings Ltd. Anche per South China Morning Post, la legge sarebbe un tentativo di frenare le cosiddette “Big Tech” ma servirebbe anche ad imporre la propria sovranità sui dati prodotti nel Paese.

Tra le regole previste dalla legge, la Cina potrà multare o sanzionare le aziende che faranno trapelare dati sensibili all’estero, mentre quelle che forniranno informazioni elettroniche a forze dell’ordine estere senza esserne autorizzate potranno incorrere in sanzioni pecuniarie fino a 5 milioni di yuan e sospensioni aziendali. Il trasferimento di dati fondamentali senza le dovute autorizzazioni di Pechino sarà multato fino a 10 milioni di yuan e potrebbe comportare la chiusura dell’azienda colpevole.  La legge ha poi stabilito che le principali decisioni in materia di sicurezza dei dati saranno prese dai funzionari della sicurezza nazionale centrale.

In tale contesto, i “dati centrali” sono stati definiti come quelli che riguardano la sicurezza nazionale ed economica, il benessere della popolazione e l’interesse pubblico. Al contempo i cosiddetti “dati importanti” non sono stati definiti con chiarezza e la legge prevede che debba essere stabilito un sistema di classificazione dei dati. Intanto nel mese di aprile scorso, il governo ha classificato i dati come un fattore di produzione, insieme a capitale, lavoro e terra, con l’obiettivo di aiutare i dati a circolare meglio nell’economia digitale.

Secondo Bloomberg, la legge rientra negli sforzi del governo cinese di posizionare il Paese come leader nei big data. A detta della testata, Pechino avrebbe investito in data center e in altre infrastrutture digitali per rendere l’informazione elettronica un motore dell’economia nazionale e per sostenere la legittimità del Partito comunista cinese (PCC). L’Amministrazione per il cyberspazio della Cina, citata da South China Morning Post, ha però affermato che i dati sono una risorsa strategica di un Paese e senza la sicurezza dei dati non vi è sicurezza nazionale.

Dopo l’approvazione della legge il 10 giugno, Bloomberg ha affermato che i titoli tecnologici cinesi hanno lanciato segnali contrastanti. Alibaba è sceso dell’1,2%, Tencent è dello 0,8% alla chiusura di Hong Kong, mentre Meituan ha guadagnato il 3,1%.

Secondo l’Accademia cinese delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, nel 2019 l’economia digitale cinese è cresciuta molto più velocemente del PIL nazionale. La società di ricerche di mercato IDC project ha invece stimato che il Paese conterrà circa un terzo dei dati globali entro il 2025, circa il 60% in più rispetto agli Stati Uniti.

Avendo deciso di gestire il trattamento dei dati come una questione di sicurezza nazionale, i dati conservati in Cina saranno protetti dal cosiddetto “braccio lungo” della giurisdizione statunitense. Nel 2018, l’allora presidente degli USA, Donald Trump, aveva passato la legge nota come Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act (CLOUD Act) che consentiva alle forze dell’ordine statunitensi di richiedere l’accesso alle informazioni online a prescindere dal Paese in cui fossero conservate. Tale misura potrebbe entrare in conflitto con la legge passata da Pechino il 10 giugno.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.