Nigeria: proteste e arresti per il “Giorno della Democrazia”

Pubblicato il 12 giugno 2021 alle 19:48 in Africa Nigeria

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La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e arrestato decine di manifestanti nelle città nigeriane di Lagos e Abuja, durante le manifestazioni scoppiate il 12 giugno per protestare contro peggioramento della situazione della sicurezza nel Paese africano.

Centinaia di persone si sono radunate per protestare a Lagos e Abuja, in occasione del “Giorno della Democrazia”, che ricorda la data in cui i militari hanno consegnato il potere a un governo civile eletto, nel 1999, segnando l’inizio del più lungo esecutivo civile continuo dall’indipendenza della Nigeria dal dominio coloniale nel 1960. Le proteste in occasione del Giorno della Democrazia del 2021 sono scoppiate dopo che, il 10 giugno, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nel campus principale del Politecnico di Nuhu Bamalli, a Zaria, nello stato settentrionale di Kaduna, ha ucciso una persona e ha rapito 2 docenti e almeno 8 studenti. La rabbia per i rapimenti, solitamente ai fini di riscatto, per le insurrezioni islamiste e la repressione dei manifestanti ha alimentato le richieste di maggiore intervento della popolazione nigeriana al governo del presidente Muhammadu Buhari. Tuttavia, l’esecutivo ha risposto in maniera aggressiva anche alle manifestazioni del 12 giugno. 

Sia a Lagos, sia nella capitale, Abuja, testimoni hanno riferito di aver visto la polizia sparare in aria con pistole ed utilizzare gas lacrimogeni sulla folla, per dispendere i manifestanti, che chiedevano le dimissioni di Buhari. “Non possiamo continuare così… Il malgoverno deve finire”, ha affermato un manifestante, Samson Okafor, a Lagos. Gli agenti sono stati anche visti distruggere i telefoni cellulari confiscati ai partecipanti alle proteste, alcuni dei quali hanno criticato la decisione del governo di sospendere l’accesso a Twitter dopo che la piattaforma di social media ha rimosso un recente post del presidente per aver violato le linee guida per l’utilizzo. Il portavoce della polizia di Abuja, Yusuf Mariam, ha affermato che gli agenti nella capitale non hanno effettuato arresti ma hanno “ripristinato la calma” dopo che le persone si sono radunate “incitando al disordine pubblico e violando la pace pubblica”. I manifestanti riferiscono di arresti, non confermati, anche nella città di Lagos. 

In generale, tutta la regione del Sahel e dell’Africa occidentale è preda di una crisi di sicurezza causata da banditismo, traffici illeciti e continui attacchi di gruppi islamisti affiliati ad al Qaeda e allo Stato Islamico. Una delle organizzazioni più temute dell’area è lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (in inglese ISWAP). Si tratta di un gruppo nato da una divisione interna a Boko Haram, un’altra organizzazione islamista un tempo egemone nella regione e fortemente indebolita dalle offensive del governo nigeriano e della coalizione internazionale del 2015. Dal 20 maggio 2021, circolano notizie sul fatto che il leader di Boko Haram sia rimasto gravemente ferito in uno scontro con i militanti dell’ISWAP nella foresta di Sambisa e sia deceduto. 

Nello specifico, il quadro di sicurezza del Nord della Nigeria è complesso, essendo caratterizzato da conflitti perpetrati a Nord-Est da jihadisti e a Nord-Ovest dai cosiddetti gruppi di banditi, ovvero uomini armati che sono soliti effettuare rapimenti a fini di riscatto e furti di bestiame. In tale contesto, il governo è fortemente criticato per non riuscire ad intervenire su queste problematiche e per non riuscire a contrastare altri problemi interni come la corruzione dilagante e gli abusi delle forze armate e di quelle di sicurezza. A tale proposito, una serie di proteste sono scoppiate, a partire dall’8 ottobre 2020 ad Abuja, dopo che era stato diffuso in rete un video che testimoniava l’uccisione di un uomo da parte degli agenti della Special Anti-Robbery Squad (SARS), nella regione del Delta del fiume Niger.

La polizia aveva negato la responsabilità dell’incidente e aveva represso con forza le manifestazioni del movimento “EndSARS”, utilizzando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili veri. Successivamente, la forza speciale è stata sciolta con effetto immediato l’11 ottobre 2020. Tuttavia, le proteste sono continuate per due settimane. La SARS era stata istituita nel 1992 per combattere i crimini come i rapimenti, furti d’auto e le rapine a mano armata, che terrorizzavano il Paese. I poteri della SARS includevano l’arresto, l’indagine e il perseguimento dei sospetti criminali. Poiché la SARS è stata inizialmente progettata come una forza segreta, gli agenti non indossavano uniformi, una pratica conosciuta localmente come “mufti”. Nel corso del tempo, l’unità è stata coinvolta in diffuse violazioni dei diritti umani, omicidi extragiudiziali, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali ed estorsioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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